Joyce Carol Oates.
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Blonde. Parte 5. L'ALDIL. 1959 1962.
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Titolo originale: Blonde.
Traduzione di: Sergio Claudio Perroni.
2000. RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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BLONDE.
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Blonde  un romanzo. Bench alcuni personaggi qui ritratti abbiano una corrispondenza nella vita e nell'ambiente di Marilyn Monroe, le caratterizzazioni e gli eventi sono interamente frutto della fantasia dell'autrice. Pertanto Blonde va letto unicamente come romanzo e non come biografia di Marilyn Monroe. Tutte le note nel testo sono del traduttore.
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Indice di questa parte.
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Parte 5: L'ALDIL 1959 1962.
Cordoglio.
Sugar Kane 1959.
Bella mora.
L'Opera Omnia di Marilyn Monroe.
Il Tiratore scelto.
Roslyn 1961.
Club Zuma.
Divorzio (ripresa).
La mia casa. Il mio viaggio.
Il Ruffiano del Presidente.
Il Principe e la serva stracciona.
La serva stracciona innamorata.
Il Presidente e l'Attrice Bionda: l'appuntamento.
Le storie di Whitey.
Happy Birthday Mr. President.
Corriere espresso 3 agosto 1962.
Siam tutti ascesi nel mondo di luce.
Nota dell'autore.
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Fine Indice.
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L'ALDIL. 1959-1962.
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La morte giunse inattesa, perch la bramavo.
Vaslav Nijinski
Diario
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CORDOGLIO.
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Mia Bella Figlia Smarrita,
avendo saputo del tragico lutto che ti ha colpito desidero porgerti le mie pi sentite condoglianze.
La morte di un nascituro grava dentro di noi pi di ogni altra morte, poich
 la morte di un'anima innocente la cui purezza era assoluta e inviolata.
Cara Norma, ho appreso del tuo dramma in un momento drammatico per
me stesso a causa della recente scomparsa della mia adorata compagna di
tanti anni felici. Sto aspettando di riprendermi da questo brutto colpo per
poter riflettere in tutta serenit sulla direzione da dare alla mia vita. Sono un
uomo non pi giovane, e con l'arrivo della vecchiaia se n' andata anche la
salute. Probabilmente vender la casa e il terreno. (Una propriet fin troppo
lussuosa per un vedovo che si avvicina alla settantina, e dalle abitudini ascetiche.)
Abito vicino a Griffith Park, e dalla mia casa si vede il Forest Lawn Memorial
Cemetery, dove la mia adorata Agnes riposa e dove un giorno anch'io riposer.
Cara Figlia, mi  venuta un'idea: nell'eventualit che quest'ultimo tragico episodio
abbia cambiato drasticamente la tua vita potresti prendere in considerazione
l'ipotesi di venire a stare con me. Sappi che nella mia casa non manca
certo lo spazio, tanto che l'agente immobiliare che l'ha visitata l'ha definita una reggia.
Sono venuto a conoscenza del tuo dramma in un modo piuttosto squallido.
Leggendo la rubrica delle indiscrezioni dell'Hollywood Tader (dal barbiere).
Dove ho letto anche della tua attuale crisi matrimoniale. Indiscrezioni
che a questo punto immagino siano state raccolte e pubblicate anche dai giornali seri.
Si direbbe che il tuo talento di attrice, mia adorata Figlia, sia decisamente
maggiore di quello che hai nel vivere. Nel grembo della tua sventurata madre
doveva esserci il veleno, come in quello degli scorpioni.
Ma non  per recriminare che ti ho inviato questo messaggio di cordoglio.
Perdonami, mia adorata! E che Dio ti benedica.
Come sai non vedo i tuoi film, per ho visto spesso il tuo bel viso e mi sono
chiesto come tu faccia a mantenerlo cos integro, ma forse  perch non
sempre l'animo si riflette nel volto.
Spero di poterti contattare presto, cara Norma. Perdona la riluttanza di questo povero vecchio a risvegliare vecchie ferite.
Il tuo pentito e affezionato Padre.
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SUGAR KANE 1959.
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I manna be loved by you nobody else but you I wanna be loved by you nobody
else but you I wanna be loved by you nobody else but you I wanna be
loved by you alone ci si era intrappolata: era intrappolata in I wanna be loved
by you nobody else but you I wanna be loved by you alone stava annegando,
soffocando! I wanna be kissed by you nobody else but you I wanna
be kissed by you alone era Sugar Kane Kovalchick delle Sweet Sues Society
Syncopaters era la biondissima suonatrice di ukulele Sugar Kane era il corpo
della donna era le natiche della donna, e il seno era Sugar Kane la biondissima
suonatrice di ukulele che scappava dai sassofonisti maschi il suo ukulele
biondo inseguito dai sassofoni maschi non sarebbe riuscita a resistere!
Di nuovo e di nuovo e sempre e l'amavano per questo I wanna be loved
by you alone Stava succedendo di nuovo, stava succedendo sempre e per
sempre stava succedendo un'altra volta I wanna be loved by you nobody else
butyou con lei che sorrideva e tubava guardando il pubblico e strimpellando
l'ukulele che le avevano insegnato a suonare e le sue dita si muovevano
con sorprendente destrezza visto com'era strafatta e drogata e terrorizzata
anche mentre quella sua splendida bocca da baciare balbettava I wanna! I wanna!
I wanna be loved! nient'altro che l'ennesima variante della solita cagna patetica
ma loro la adoravano e un uomo stava innamorandosi di lei sullo
schermo I wanna be loved by you alone ma faceva ridere? faceva ridere?
faceva ridere? faceva ridere? perch faceva ridere Sugar Kane? perch facevano
ridere gli uomini vestiti da donna? perch facevano ridere gli uomini truccati
da donna? perch facevano ridere gli uomini che barcollavano sui tacchi alti?
perch faceva ridere Sugar Kane, forse Sugar Kane era la migliore di tutti a travestirsi
da donna? faceva ridere? perch faceva ridere? perch la donna fa ridere?
perch Sugar Kane avrebbe dovuto far ridere la gente e fare innamorare la
gente? perch ancora una volta? perch Sugar Kane Kovalchick la biondissima
suonatrice di ukulele avrebbe dovuto essere un tale successo di botteghino in
America? perch la biondissima ukulelista alcolizzata Sugar Kane un successo?
perch A qualcuno piace caldo un capolavoro? perch il capolavoro della Monroe?
perch il film pi popolare della Monroe? perch le volevano cos bene?
quando la sua vita era a brandelli come seta stracciata? quando la sua vita era a
pezzi come vetro infranto? quando le sue interiora non avevano pi una stilla
di sangue? quando le sue interiora le erano state strappate? quando in grembo
aveva il veleno? quando la testa le scoppiava per il dolore? la bocca arsa come
da un incendio? quando sul set del film tutti la odiavano? temevano? evitavano?
quando stava annegando davanti ai loro occhi? I wanna be loved by you
boop boopie do! perch era cos seducente Sugar Kane Kovalchick delle Sweet
Sue's Society Syncopaters? I wanna be kissed by nobody else butyou I wanna!
I wanna! I wanna be loved by you alone ma perch? perch era cos divertente
Marilyn? perch tutto il mondo adorava Marilyn? che si disprezzava?
era proprio per quello? perch tutto il mondo adorava Marilyn? Marilyn che
aveva ucciso la propria creatura? Marilyn che aveva ucciso le proprie creature?
perch tutto il mondo voleva scoparsi Marilyn? perch tutto il mondo voleva
scoparsi scoparsi scoparsi Marilyn? perch tutto il mondo voleva schiaffarsi
dentro Marilyn fino in fondo come un'enorme spada turgida? era un indovinello?
era un avvertimento? era soltanto l'ennesima beffa? I wanna be loved
by you boop doopie do nobody else butyou nobody else butyou nobody else
Quella smania irresistibile! Era la maledizione della Serva Stracciona.
Sul set ci fu un applauso spontaneo. Era il primo giorno pieno della Monroe,
era stata malata e rintanata in casa e giravano un sacco di voci strane e c'era
il suo pallido e alto marito che presenziava torvo e occhialuto come un impresario
di pompe funebri e nondimeno lei aveva cantato I Wanna Be Loved
by You per conquistare i loro cuori, altroch se amavano la loro Marilyn! Ansiosi
di amare la loro Marilyn! Era stato W a dare il via all'applauso, avendone
la prerogativa in quanto regista, e gli altri lo seguirono ansiosi di compiacere
l'attrice bionda e lei teneva gli occhi bassi e si mordeva le labbra fin quasi a
farle sanguinare col cuore sedato che tuttavia batteva all'impazzata per lo sforzo
di capire se quella gente stava fingendo o se invece erano innocenti vittime
di un'illusione e sperando ardentemente che smettessero di applaudire lei disse piano
No. Voglio farla di nuovo.
Allora daccapo quell'assurdo ukulele minuscolo come uno strumento giocattolo,
come un emblema della sua vita-giocattolo e della sua bionda anima-
giocattolo e daccapo i seducenti-ammiccanti movimenti del suo corpo da
bambolona come una sintesi grottesca di Mae West e Little Bo Peep. La macchina
da presa era un voyeur sbavante sul corpo paffuto di Sugar Kane e la
cosa ridicola (per pubblico e macchina da presa) sta nel fatto che Sugar Kane
 troppo tonta per capire che la cosa ridicola  lei, Sugar Kane dev'essere ingenua
fino in fondo e alla morte I wanna be loved by you nobody else butyou
I wanna be loved by you alone vedendo nello specchietto retrovisore della limousine
gli occhi sporgenti e fissi dell'Autista Rospo, che era parente della
Serva Stracciona e la conosceva bene I wanna be loved by you nobody else but
you I wanna be loved by you by you I wanna be loved by you I wanna be boop boopie do! Boop boopie do! I wanna be
No. Voglio farla di nuovo.
Allora l'interpretazione di Sugar Kane and perfezionandosi, dentro di s aveva
la percezione graduale del proprio perfezionarsi anche se Sugar Kane era un
cartone animato sexy nell'ennesima farsa sexy immaginata da uomini per uomini
per lo spasso di uomini Sugar Kane che  gelatina di femmina ruolo
che  un insulto e una ferita profonda per la Monroe e nondimeno: Sugar
Kane era stata scritta per lei e chi era Sugar Kane se non l'attrice bionda?
No. Voglio farla di nuovo.
I wanna be loved by you by you by you Macch tagliente! Non aveva parlato
con tono tagliente, ne era certa. La parrucchiera e Whitey il truccatore le erano
testimoni. Si riascolt udendo la propria voce roca-trafelata-da-Marilyn distante
come una voce al telefono e era proprio certa di non aver affatto parlato
con tono tagliente a W, il tono tagliente se lo teneva di scorta. Eppure il tagliente
incombeva. Da quando era tornata allo Studio, cos si diceva. La minaccia
del tagliente. Come la luccicante lama di un rasoio  minaccia e promessa di
tagliente. Dicendo a W, l'ottimo regista assoldato dallo Studio per far piacere a
lei: Sta' a sentire, amico. In questo film ridicolo tu hai la fortuna di avere Marilyn
Monroe, sicch vedi di non usarla alla cazzo. E di non romperle il cazzo.
Era come se fosse morta e tornata tra noi completamente diversa da com'era prima.
Dicevano che avesse perso un bambino. E che avesse cercato di uccidersi. Annegandosi
nell'Atlantico! La Monroe era una con le palle, da sempre.
Dopo la loro interruzione indesiderata che l'aveva deconcentrata il ciak successivo
fu un disastro e lei dimentic le parole e persino le dita la tradirono
strimpellando sull'ukulele le note sbagliate e scoppi a piangere stranamente
senza lacrime e cominci a tempestarsi di pugni le cosce strizzate da quel costume
da Sugar Kane attillatissimo (talmente attillato che sul set non poteva
neanche sedersi e poteva soltanto riposare in piedi in una specie di sarcofago
fatto apposta per lei) e cominci a strillare come una gallina spennata viva
e al colmo della furia cominci a strapparsi i capelli appena ossigenati e accuratamente
messi in piega e fragili come vetro soffiato e si sarebbe anche straziata
con le unghie le guance di quella maschera cosmetica da bambolona che
era diventata la sua faccia se a quel punto W non si fosse precipitato a impedirglielo.
No! Marilyn, per l'amor di Dio. Vedendo negli occhi stravolti della
Monroe il proprio fato incombente. Doc Fell, medico in permanente stato di
reperibilit e sempre nei paraggi dei teatri di posa e della Monroe, venne
chiamato e arriv immediatamente e con l'aiuto di un'infermiera port via
la paziente in lacrime in preda a un attacco isterico. Chi mai poteva immaginare
quale magica pozione le venisse iniettata dritto nel cuore l nell'intimit
del camerino della Monroe gi appartenuto a Marlene Dietrich?
Adesso vivo per il mio lavoro. Vivo per il mio lavoro. Vivo soltanto per il mio lavoro.
Un giorno finalmente avr un lavoro degno del mio talento e dei miei desideri.
Un giorno. Questo spero. Questo giuro a me stessa. Voglio che voi mi amiate per
il mio lavoro. Ma se voi non mi amate io non posso continuare a fare il mio lavoro.
Perci amatemi, vi prego - cos potr continuare a fare il mio lavoro. Sono intrappolata
qui dentro! Sono intrappolata dentro questo manichino biondo con la
faccia cos. Posso respirare soltanto attraverso questa faccia! Queste narici! Questa
bocca! Aiutatemi a essere perfetta. Se Dio fosse in noi, noi saremmo perfetti. Che
Dio non sia in noi lo dimostra il fatto che non siamo perfetti. Io non voglio n denaro
n fama, voglio soltanto essere perfetta. Il manichino biondo Marilyn Monroe
 me e non  me. Non  me.  com'ero nata. S, voglio che amiate lei. Cos amerete
me. Oh, voglio amarvi! Dove siete? Io guardo, guardo e l non ce nessuno.
A bordo di una macchina presa in prestito aveva guidato verso est sulla Ventura
Freeway andando prima al Griffith Park e poi al Forest Lawn Cemetery
(dov'era sepolto I. E. Shinn e lei si vergognava da morire ma non sapeva dove)
e poi aveva guidato ancora per ore e ore e chiss quante ore e sentendo incombere
una di quelle emicranie terribili e nondimeno aveva continuato a
guidare per chilometri e chilometri di quartieri residenziali pensando C' cos
tanta gente! cos tanta! come mai Dio ne ha fatta cos tanta? senza sapere esattamente
cosa stesse cercando, chi stesse cercando, eppure sicurissima che se avesse
visto suo padre l'avrebbe riconosciuto. Vedi? - Quell'uomo  tuo padre, Norma
Jeane. Quel padre che nella sua mente sgusciante e slittante come cubetti
di ghiaccio lanciati su un pavimento liscio era pi vivido di qualunque altra
persona presente nella sua attuale vita. Non poteva sopportare l'idea che quell'uomo
la stesse tormentando. Che le sue lettere non fossero affettuose bens crudeli. Che giocasse col suo cuore.
Mia Bella Figlia Perduta.
Il tuo pentito e affezionato padre.
Che giocasse con Norma Jeane cos come una volta da una finestra della
Captain's House Norma Jeane aveva visto con orrore la scheletrica ma gravida
gatta giocare sul prato con un cucciolo di coniglio, lasciando che quella creaturina
insanguinata e stordita e tremante riuscisse ad allontanarsi per qualche
centimetro verso la salvezza e poi avventandosi con un balzo su di essa e
straziandola e azzannandola con quelle fauci carnivore e daccapo lasciando
che quella creaturina insanguinata e stordita e tremante riuscisse ad allontanarsi
per qualche centimetro verso la salvezza e poi avventandosi daccapo finch
del cucciolo di coniglio non era rimasto altro che la parte posteriore del
tronco e le zampe posteriori che continuavano a dimenarsi. (Suo marito non
le aveva permesso di intervenire. Era la natura. La natura del gatto. Comunque
ormai era troppo tardi, il coniglietto stava morendo.) No. Non poteva
sopportare di pensare una cosa simile. Non l'avrebbe pensata. Mio padre  un
uomo anziano, malato. Non vuole essere crudele. Si vergogna di avermi abbandonata
quand'ero bambina. Lasciandomi con Gladys. Vuole riparare al
male che ha fatto. Potrei andare a vivere con lui ed essere il bastone della sua
vecchiaia. Un uomo anziano, distinto. Coi capelli bianchi. Benestante, suppongo;
ma io potrei comunque mantenerci entrambi. MARILYN MONROE E SUO
PADRE... Mi accompagnerebbe alle prime. Ma perch non si fa avanti? Cosa aspetta?
Lei aveva trentatr anni! Le venne in mente che forse suo padre si vergognava
di Marilyn Monroe e era restio a riconoscere pubblicamente il loro rapporto.
La chiamava soltanto Norma. Diceva di non aver visto i film della
Monroe. Le venne in mente anche che forse suo padre stava aspettando che Gladys morisse.
Non posso scegliere uno dei due! Li amo tutt'e due.
Da quando era tornata a Los Angeles per cominciare a lavorare in A qualcuno
piace caldo era andata a trovare Gladys soltanto una volta. Bench Gladys
dovesse presumibilmente essere al corrente della sua gravidanza, Norma Jeane
non le aveva detto dell'aborto e Gladys non aveva fatto nessuna domanda. Per
la maggior parte della visita avevano passeggiato nel parco, fino alla recinzione e ritorno.
A mia madre voglio bene. Ma il mio cuore appartiene a lui."
Nello stato in cui era aveva finito per smarrirsi sulle colline sopra la citt.
Smarrita nel Forest Lawn Cemetery e smarrita in Griffith Park e alla fine
smarrita dalle parti di Glendale e anche se era tornata a Hollywood e Beverly
Hills non riusciva a ricordare esattamente dove abitasse. Era un appartamento
piccolo ma bene arredato poco distante dallo. Studio - e pagato dallo
Studio - solo che non ricordava esattamente dove. In un negozio di Glendale
(dove l'avevano riconosciuta, altroch se l'avevano riconosciuta, perdio li vedeva
come la fissavano e bisbigliavano e ridacchiavano e lei era stremata e
scarmigliata e senza trucco e con gli occhi iniettati di sangue dietro le lenti
scure degli occhiali da sole) telefon a Mr. Z piagnucolando come una qualsiasi
Sugar Kane e ottenne che le mandassero un autista che la riport a casa
anche se dapprima non cap dove, era Whittier Drive, bouganvillee fiammeggianti
e palme e l'autista dovette accompagnarla fino alla porta che si apr di
colpo e ecco sulla soglia un tizio di mezz'et alto e con la faccia ansiosa e
con gli occhiali spessi e fu come se lei nel suo stato di confusione e di emicrania accecante non riuscisse a riconoscerlo.
Tesoro, per l'amor di Dio. Sono tuo marito.
Trentasette ciak di I Wanna Be Loved by You prima che la Monroe fosse soddisfatta
e convinta di non poter fare meglio di cos. Con W e gli altri convinti
che quei ciak fossero perlopi identici gli uni agli altri e tutti di qualit eccellente
ma per la Monroe c'erano piccole differenze e per lei quelle piccole differenze
erano fondamentali come se ne andasse della sua vita e se il loro volerle
ignorare fosse una minaccia per quella stessa vita e quindi una sacrosanta causa
di reazioni di rabbia e panico. Erano tutti sfiniti. Lei stessa era sfinita per
soddisfatta al punto che qualcuno la vide addirittura sorridere. W si compliment
con estrema cautela. La sua Sugar Kane! Con estrema cautela prendendole
le mani e ringraziandola come tanto spesso aveva fatto durante le riprese
di Quando la moglie  in vacanza ottenendo in risposta sorrisi e moine di gratitudine
mentre adesso ecco che invece la Monroe si era irrigidita e rinculava
come avrebbe fatto una gatta, non sopportando di essere toccata, o di essere
toccata da lui. Aveva il fiato corto e impetuoso. Infiammabile, l'avrebbe definito
W! W era un apprezzato regista di Hollywood che aveva diretto quell'attrice
capricciosa nel suo precedente film comico, che era stato un successo di pubblico
e di critica nel 1955 e aveva reso la Ragazza del Piano di Sopra un'apoteosi
comica, e tuttavia la Monroe continuava a non fidarsi di lui. Erano passati
soltanto tre anni ma la Monroe era cos cambiata che W stentava a riconoscerla.
Adesso non era la Ragazza del Piano di Sopra. Adesso non correva da
lui per farsi elogiare e lusingare. Adesso non era come quand'era sposata con
l'Ex-Atleta e cercava disperatamente di nascondere i lividi e scoppiava a
piangere tra le braccia di W e singhiozzava come se le avessero spezzato il
cuore, e quella volta W l'aveva stretta tra le braccia come un padre che stringe
tra le braccia la figlia e non aveva mai dimenticato la sua tenerezza e la sua
vulnerabilit di quel momento e nondimeno la Monroe l'aveva chiaramente
dimenticato. La verit era che adesso la Monroe non si fidava di nessuno.
Come potrei? Esiste soltanto una "Monroe". La gente vuole vederla umiliata.
Nel suo camerino allo Studio talvolta dormiva. La porta chiusa a chiave, e il
cartello NON DISTURBARE appeso alla maniglia esterna, e come sentinella uno
dei suoi adoratori, perlopi Whitey. Dormiva indossando solo le mutandine e
col seno nudo e il corpo coperto di sudore e fetido di panico e vomitando
fino a sfinirsi e il Nembutal liquido a pulsarle nel cuore talmente potente da
sospingerla poco per volta e delicatamente in un caldo ripostiglio di sonno
senza sogni e finalmente l'atrocit del panico si stemperava e placava e che il
mio cuore un giorno possa fermarsi  un rischio che devo accettare e la sua anima
lacera rammendata dal sonno di chiss quante ore, talvolta anche quindici, talvolta
invece solo due o tre, in quei casi svegliandosi di colpo confusa e atterrita
senza riuscire a capire dove si trovasse, sicuramente non nel camerino dello Studio
bens e magari nella stanza di Baby nella loro casa estiva dove non aveva
mai pi messo piede dopo la tragedia, o in una stanza sconosciuta in casa di
qualcuno o magari in un albergo e lei era Norma Jeane che si svegliava davanti
a una scena di devastazione provocata da una sconosciuta, una pazza che aveva
scagliato sul pavimento tubetti di creme e trucco, cipria e talco, strappato via
dall'armadio gli indumenti appesi alle grucce e buttato a terra anche quelli, e
spesso anche i suoi libri preferiti, pagine strappate e ridotte in mille pezzi, e
lo specchio spaccato l dove si era abbattuto un pugno (s, il pugno di Norma
Jeane era ferito) e una volta su quello specchio c'era pure uno sbaffo vermiglio
di rossetto come un urlo selvaggio e allora lei si alzava in piedi tremando sapendo
che toccava a lei rimediare a quei disastri, non voleva che gli altri se ne
accorgessero, che vergogna, la vergogna di essere Norma Jeane la figlia di una
madre ricoverata all'ospedale psichiatrico di Norwalk e tutti lo sapevano, le altre
bambine lo sapevano e glielo si leggeva negli occhi pieni di paura e piet.
Nella stanza semibuia sul retro dell'appartamento in Whittier Drive un uomo
stava dicendole teneramente Norma tu sai quanto ci tengo a te e lei stava dicendo
S lo so ma i suoi pensieri volavano via verso Sugar Kane e la scena che
avrebbe girato l'indomani cio la scena d'amore tra Sugar Kane e l'uomo che
la adorava (nel film) interpretato da C che (nella vita) era arrivato al punto di
disprezzare con tutto il cuore Marilyn Monroe. Il suo comportamento puerile
e egoista, la sua ostinata incapacit di arrivare puntuale sul set e quando finalmente
ci arrivava la sua incapacit di ricordare le proprie battute per dispetto
o idiozia o perch si imbottiva di roba che le stava distruggendo il cervello
costringendo C e gli altri a ripetere ciak dopo ciak, e C sentiva la propria interpretazione
nel film deteriorarsi giorno dopo giorno e sapeva che in fase di
montaggio il regista W avrebbe privilegiato la Monroe perch la Monroe era
l'attrazione principale, quella specie di cagna. E quindi C la disprezzava e nella
cruciale scena del bacio avrebbe dato qualunque cosa per poter sputare in
faccia a quella finta ingenua di Sugar Kane perch a quel punto anche solo il
contatto con la leggendaria pelle della Monroe gli ripugnava e C sarebbe stato
nemico della Monroe per tutta la vita e dopo la morte della Monroe quante
sordide storie avrebbe raccontato su di lei C! E cos l'indomani mattina davanti
alla macchina da presa quei due dovevano baciarsi simulando passione e
persino amore e il pubblico doveva crederci e a quello e soltanto a quello
continuava a pensare lei anche mentre un uomo le diceva, implorante, Cosa
posso fare per aiutarti, tesoro? Per aiutarci. Finch un improvviso senso di colpa
le fece ricordare che quell'uomo che cercava di consolarla, quel mite e gentile
uomo ormai quasi calvo, era suo marito. Cosa posso fare per aiutarci, tesoro?
Dimmelo, e lo far. Cerc di rispondergli ma si sentiva la bocca piena di bambagia.
Lui stava dicendole, carezzandole il braccio  come se da quando siamo
tornati dal Maine ci fossimo allontanati ogni giorno di pi l'uno dall'altro e lei
mormor una risposta vaga e lui disse con tono angosciato Sono cos preoccupato
per te, tesoro. La tua salute. Quella roba che prendi. Stai cercando di distruggerti,
Norma? Cosa stai facendo alla tua vita? e alla fine lei lo allontan bruscamente
da s dicendogli gelida Ma a te cosa te ne importa della mia vita? Chi sei?
Panico da palcoscenico. La maledizione della Serva Stracciona! Ripetere ripetere
balbettare e ripetere e ricominciare daccapo e daccapo ricominciare e ripetere
e ripiegare e chiudersi dentro e tornare infine solo per ripetere e ripetere
ripetere per renderla perfetta per renderla qualunque cosa voglia dire perfetta
per rendere perfetto ci che non  perfettibile per ripetere e ripetere finch
non era perfetta e inattaccabile e cos quando avrebbero riso avrebbero
riso per una brillante interpretazione comica e non per Norma Jeane, di Norma
Jeane non si sarebbero neanche accorti.
Panico da palcoscenico. Cio panico animale. L'incubo degli attori. Una folata
di adrenalina capace di sbatterti a terra talmente  violenta e che ti fa scoppiare
in petto il cuore e pompare tanto di quel sangue che hai il terrore che
possa scoppiare e le dita di mani e piedi diventano di ghiaccio e nelle gambe
non hai pi forza e la tua lingua  inerte, la voce sparita. L'attore  la sua
voce e se la sua voce sparisce  lui a sparire. Nausea, spesso. Irrefrenabile e
spasmodica. Il panico da palcoscenico  una maledizione che pu colpire qualsiasi
attore in qualsiasi momento. Anche attori esperti, veterani della scena.
Attori famosi. Laurence Olivier, per esempio. Al culmine della carriera, per
cinque anni di fila Olivier incapace di recitare in teatro. Olivier! E la Monroe,
a trent'anni in preda al panico da palcoscenico, e non davanti alla platea di un
teatro bens alla macchina da presa! Perch? Si dice sempre che il panico da
palcoscenico non  altro che una forma di paura della morte ma perch? perch
una paura cos vaga dovrebbe colpire cos a caso? perch in particolare gli
attori, e perch in maniera cos paralizzante? perch quel terrore in quel momento,
perch? che ti strappino gli arti uno alla volta, perch? che ti cavino gli
occhi dalle orbite, perch? che ti sfondino le budella, perch? sei un bambino,
sei un neonato pronto per essere divorato, perch, perch, perch?
Panico da palcoscenico. Perch non sapeva esprimere la rabbia. Perch sapeva
esprimere compiutamente e intensamente qualunque emozione fuorch la
rabbia. Perch sapeva esprimere paura, stupore, orgoglio ferito e dolore eppure
non riusciva a presentarsi credibilmente come strumento di queste stesse
reazioni negli altri. Non in scena. La sua debolezza, la sua voce tremula quando
cercava di gonfiarla di rabbia. Di protesta, di collera. Non ci riusciva! E
qualcuno a gridarle dal fondo della sala prove (succedeva a Manhattan, al New
York Ensemble; la sua voce non amplificata), Marilyn, mi spiace ma non riesco
a sentirti. L'uomo che era il suo uomo o che avrebbe voluto esserlo, come tutti
i suoi uomini sicuro di essere l'unico a conoscere il segreto per risolvere l'indovinello,
la sciarada, la maledizione della Monroe, quell'uomo le aveva appena
detto che doveva imparare a esprimere la rabbia da attrice e allora sarebbe diventata
una grande attrice o quantomeno avrebbe avuto l'opportunit di diventare
una grande attrice e lui avrebbe guidato la sua carriera, lui avrebbe
scelto i ruoli pi adatti per lei e l'avrebbe diretta e l'avrebbe trasformata in
una grande attrice di teatro; provocandola e sfidandola persino mentre faceva
l'amore con lei (in quel suo modo lento e svagato e quasi astratto senza mai
smettere di parlare tranne nel momento dell'orgasmo e anche allora solo per
un istante, come in una parentesi) dicendole di conoscere la ragione per cui
non le riusciva di esprimere la rabbia e chiedendole se quella ragione la conoscesse
anche lei e visto che lei scuoteva la testa in silenzio dicendole Perch tu
vuoi che noi ti amiamo, Marilyn tu vuoi che il mondo ti ami e non ti distrugga
come tu vorresti distruggere il mondo, e tu hai paura che qualcuno di noi possa
scoprire il tuo segreto, non  cos? e lei era scappata via da lui, e aveva amato il
Drammaturgo amico suo, e avrebbe sposato il Drammaturgo che la vedeva
come la sua Magda, e che di lei non avrebbe capito quasi niente.
Panico da palcoscenico. Quand'era caduta, rovinando gi per le scale, quando
aveva cominciato a sanguinare, quand'erano cominciate le contrazioni nel suo
grembo e era finita a testa in gi e con le gambe bloccate sotto il corpo gridando
terrorizzata per il dolore e tutte quelle sue tirate sul non aver paura del
dolore fisico si erano rivelate sciocchezze da bambina ignorante e presuntuosa,
e la sua cattiveria sarebbe stata punita, avrebbe perduto quella creatura che
tanto amava, oh l'amava pi di se stessa eppure non aveva fatto niente per salvarla.
Cos Sugar Kane torna con la mente a quel momento e si blocca a met
con un'espressione comica mentre C la bacia travestito da donna davanti agli avventori di un night-club.
Si bloccava di colpo si allontanava dal set barcollando come un'ubriaca certe
volte scuoteva le mani freneticamente come ali di un uccello ferito che tentasse
di volare non permetteva a nessuno di noi di toccarla se c'era il marito
non permetteva nemmeno a lui di toccarla povero disgraziato con quell'abitino
lustro e quasi trasparente che avevano escogitato per la Monroe per
mettere in risalto quelle meravigliose bocce mastodontiche e gli emisferi gemelli
di quel suo fantastico culo elastico, e scollato sulla schiena fino a mostrare
quasi l'osso sacro ecco questa tragica donna, terrorizzata emergere da
Sugar Kane come una Medea emersa dallo sciogliersi di una maschera di
zucchero a velo uno spettacolo terrificante la Monroe si portava le mani
al ventre certe volte alla testa, alle orecchie, come se stesse per esploderle il
cervello mi aveva detto di temere un'emorragia sapevo che quell'estate aveva
avuto un aborto spontaneo, nel Maine mi aveva detto Ma lo sai che  tutta
una rete di vene? di arterie? a tenerci insieme? e se all'improvviso scoppiassero?
Nei giornalieri c'era questa persona completamente diversa ecco la vera
Monroe mi veniva sempre di pensare Sugar Kane o quale fosse il
suo nome Se si fosse lasciata essere soltanto Marilyn le sarebbe venuto tutto
pi facile Eppure allora la odiavo certe volte sognavo di strangolare
quella stronza come in Niagara ma adesso ripensandoci la vedo in maniera
completamente opposta in tutti questi anni da regista penso di non aver mai
lavorato con nessuno che fosse al livello della Monroe era un enigma che
non riuscivo a sciogliere comunicava con la macchina da presa, non con noi
per lei eravamo trasparenti come fantasmi forse era la Monroe che c'era sotto a
rendere cos speciale Sugar Kane le toccava attraversare la Monroe per arrivare
a Sugar Kane, che  solo superficie forse quello che  superficie lo si
pu raggiungere andando in profondit facendosi male e facendo male agli altri.
Girava voce che tra Marilyn e Doc Fell ci fosse una storia. Sentivamo risatine
nel camerino, porta chiusa a chiave.
NON DISTURBARE.
Girava voce che tra Marilyn e W ci fosse una storia finita male. Certe volte
l'avevamo sentito insultarla, ma solo quando lei gli voltava il culo mentre lui
stava dicendole qualcosa. Certe volte lui la cercava al telefono, quando lei era
in ritardo, e non riusciva mai a parlarci, e lei si presentava con cinque ore di
ritardo, sei ore di ritardo, o magari non si presentava affatto. I problemi alla
schiena di W cominciarono con A qualcuno piace caldo, spasmi che lo facevano
urlare per il dolore. Una volta uno di noi, assistente di W, venne mandato a
chiamarla nella roulotte che fungeva da camerino (eravamo a Coronado Beach
per la sequenza della Florida) e trov Sugar Kane perfettamente truccata e
col costume da bagno previsto per la scena, pronta da un'ora o forse pi e noi
la aspettavamo e lei invece era l nella roulotte sprofondata nella lettura di un
libro che doveva essere roba di fantascienza visto che si intitolava L'origine delle
specie e l'assistente di W le disse: Miss Monroe? W la sta aspettando e lei al
volo e senza neanche degnarlo di un'occhiata gli rispose cos: Di' a W di andare a fare in culo.
L'inizio della sua carriera. La Monroe era scaltra e pratica. Ripartendo su vari
drugstores di Hollywood e Beverly Hills le varie ricette (benzedrina,
dexedrina, Miltown, Dexamyl, Seconal, Nembutal, ecc.) che si faceva fare da vari
medici ciascuno dei quali all'oscuro (o almeno cos avrebbero dichiarato dopo
la sua morte) degli altri. Ma il suo drugstore preferito, cos diceva nelle interviste,
sarebbe rimasto sempre Schwab's. Dove Marilyn inizi la sua carriera grazie a Richard Widmark che le guardava il culo.
Non la dolce Sugar Kane bens quella sgualdrina di Rose sdraiata nuda e languida
sulle lenzuola del letto disfatto del Sunset Honeymoon Motel sulla Ventura
Freeway. Rose che sbadigliava e si ravviava una ciocca biondo platino davanti
agli occhi. Con lo sguardo rapito della donna che  appena stata con un uomo,
qualunque cosa quell'uomo abbia fatto a lei o con lei, qualunque cosa lei
abbia realmente sentito con lui o finto di aver sentito o possa sentire ore dopo,
nel suo letto o altrove, ripensandoci sognante. Di l, nella stanza da bagno, un
uomo anche lui nudo che pisciava rumorosamente nella tazza del cesso e non
si era nemmeno curato di chiudere la porta. Ma Rose aveva acceso la TV e
sullo schermo era apparsa la foto di una sorridente ragazza bionda, fotomodella
di ventidue anni abitante a West Hollywood e il cui corpo era stato rinvenuto
in un canalone nei pressi della ferrovia a East Los Angeles, era stata strangolata
e aveva subito mutilazioni sessuali e il suo corpo era stato scoperto
diversi giorni dopo la morte. Rose guard la bionda sorridente e sorrise anche
lei. Quando Rose era nervosa o turbata, Rose sorrideva. Ti d il tempo di riflettere.
Disorienta l'avversario. Ma quello cos'era? Uno scherzo di pessimo gusto?
La ragazza bionda era Norma Jeane. A ventidue anni. Otto Ose doveva aver fornito loro una foto di Norma Jeane.
Avevano attribuito a quella ragazza un nome diverso. Non era il nome di Norma Jeane, n uno dei suoi tanti nomi.
Oddio. Cristo santo aiutami.
Ma le venne un'idea. Adesso ha scoperto di essere qualcuno.  un corpo all'obitorio.
All'uomo che pisciava, chiunque egli fosse, non avrebbe detto n dell'omicidio n di quell'improvvisa rivelazione.
Quell'uomo che aveva rimorchiato a colazione da Schwab's per ragioni sentimentali
anche se nonostante la faccia e il corpo atletico non era un attore e
anche se non ne avrebbe mai conosciuto l'identit completa. Lui non l'aveva
riconosciuta come Rose Loomis e neanche come Marilyn Monroe, in effetti
non era una giornata di quelle in cui era Marilyn Monroe. Adesso lui era davanti
al lavandino del bagno e faceva scorrere l'acqua da entrambi i rubinetti
e le parlava a voce alta come qualcuno alla TV. Lei non si sforz di capire cosa
le stesse dicendo. Era un vacuo dialogo da film, un modo per riempire ci
che rimaneva della scena prima della fine. O forse aveva gi mandato via il tizio
e il rumore dei rubinetti e dello scarico proveniva dalla stanza attigua.
No, il tizio era ancora l, spalle quadrate e lentiggini sulla schiena come chiazze
di sabbia bagnata. Gli avrebbe chiesto quale fosse il suo nome e lui glielo
avrebbe detto e lei se lo sarebbe immediatamente dimenticato e non gliel'avrebbe
chiesto una seconda volta per evitare di imbarazzare se stessa o lui e
non ricordava se a propria volta gli avesse detto Mi chiamo Rose Loomis o magari
Norma Jeane o addirittura Elsie Pirig, nome che al suo orecchio suonava
comico ma che non aveva mai fatto ridere nessuno. La ragazza morta avrebbe
potuto essere Mona Monroe. In macchina aveva guidato lei, e lui aveva notato
la fede e aveva detto qualcosa e lei gli aveva spiegato che era sposata allo Studio
e faceva la montatrice, e lui era sembrato parecchio impressionato e le
aveva chiesto se col lavoro che faceva le capitasse mai di incontrare qualche
stella del cinema e lei aveva detto che no, mai; solo sulla pellicola, tagliando
e incollando pellicola, e che per lei le stelle del cinema erano soltanto immagini impresse sulla celluloide.
Si era fatto tardi. Il tizio lentigginoso era scomparso. Lo schermo del
televisore era una tempesta di linee sghembe e tremolanti e quando si trasformavano
in volti umani erano volti che lei non riconosceva, la Mona Monroe
strangolata era scomparsa e al suo posto c'era un telequiz chiassoso. Che non sia ancora successo?
Di colpo torn a sentirsi felice, e piena di speranza.
Il marito tradito. Tornando da lui dopo l'imbrunire, chiunque fosse a quell'epoca
quell'uomo, col seme di un altro uomo che le colava dalla fica e i capelli
che puzzavano per il fumo delle sigarette dell'altro (Camel), lei che non fumava,
e se quella fosse stata la scena di un film lei si sarebbe aspettata un sottofondo
di musica minacciosa e uno scambio drammatico, una lite; magari
all'epoca dell'Ex-Atleta una gran passata di sberle e forse anche peggio. Ma
quella non era la scena di un film. Lei non era in un cinema. Era nell'appartamentino
di Whittier Drive davanti alle finestre sbarrate contro il sole spietato
e davanti a quella silenziosa figura dal viso di legno intagliato, a colui che un
tempo aveva tanto ammirato e che adesso tollerava a stento, un uomo che l a
Hollywood era fuori luogo come qualunque ebreo newyorkese a passeggio nel
Paese di Oz; un attore scritturato per girare con lei una scena interminabile
ma di mero raccordo per altre e pi eccitanti scene: in quel caso un lungo bagno
bollente e la porta sbarrata contro ogni intrusione coniugale perch lei
era cos terribilmente stanca - cos stanca! - allontanandosi da lui senza guardarlo
e desiderando soltanto stordirsi a poco a poco languidamente nella vasca
filmante sorseggiando gin (dalla fiaschetta di Sugar Kane, che sera portata
dietro dal set) e componendo invano il numero privato di Carlo (Carlo era
da qualche parte a girare il nuovo film, e Carlo era innamorato fresco), poi
sprofondando in uno stato di trasognato torpore alla ricerca di un'immagine
che la facesse sorridere e ridere perch lei era Miss Golden Dream's e da brava
ragazza americana era tutt'altro che incline ai pensieri torbidi e cupi, e
pens a come dovevano averla aspettata - Marilyn Monroe - quel mattino
allo Studio facendo le loro solite telefonate disperate e frenetiche fino a quando
anche al pi ottimista di loro doveva essere risultato evidente che quel giorno
Marilyn Monroe non sarebbe pi venuta per imitare se stessa e umiliarsi,
e che W avrebbe dovuto rimandare le scene con lei. W, che osava darle ordini!
Oh, che ridere! Rise forte, immaginandosi la faccia furibonda di C, quella
faccia da bel bamboccio di provincia, C che non faceva pi mistero di quanto
odiasse la Monroe, e era costretto a starsene l ad aspettare truccato da
donna e vestito da donna e coi tacchi alti come un osceno incrocio tra
Frankenstein e Joan Crawford, e se il marito tradito si fosse ansiosamente avvicinato
alla porta chiusa a chiave sentendo quella stridula risata da bambina l'avrebbe forse creduta contenta?
Il marito tradito. Pensavo soltanto a salvarla. In quel periodo non pensavo pi a me stesso. Al mio orgoglio.
L'Amica Magica. A sei chilometri da l, allo Studio stavano cominciando un'altra
veglia in attesa della Monroe, che tramite l'agente aveva garantito che quel
giorno si sarebbe presentata sul set e avrebbe lavorato, era stata male per un
virus ma adesso si era quasi completamente rimessa; l'inizio delle riprese era
stato eccezionalmente rinviato alle dieci proprio come concessione alla Monroe
che, notoriamente insonne, spesso non riusciva ad addormentarsi prima
delle quattro o delle cinque del mattino e adesso erano gi le undici e presto
sarebbe stato mezzogiorno e il sole picchiava spietato sulle imposte chiuse e
il telefono cominci a squillare e la cornetta fu subito staccata e lasciata l e
in una stanza di quell'appartamentino eccola l che camminava e si sedeva e
andava a guardarsi allo specchio in attesa dell'arrivo dell'Amica Magica e non
si peritava di scongiurarla: Ti prego. Ti prego, vieni. Gi alle otto quel mattino
aveva cominciato la propria, di veglia, destandosi stordita e sobria ma
con un vago ricordo del giorno precedente e del motel e decisa a fare ammenda
e dapprima era stata paziente e per niente ansiosa o preoccupata, lavandosi
la faccia e con calma sfregandola con il latte detergente e applicando
la crema idratante: Ti prego. Ti prego, vieni. Eppure i minuti passavano e l'Amica Magica non appariva.
E ben presto fu in ritardo di un'ora rispetto all'inizio delle riprese, e ben
presto le ore di ritardo si fecero due, e i minuti si susseguivano crudeli come
il ticchettio della pendola del nonno nella Captain's House che non aveva
mancato di rintoccare neppure quando quella creatura si era dissanguata davanti
a lei in una massa informe e gelatinosa come qualcosa di solo parzialmente
digerito e lei aveva capito qual era la verit: il suo grembo era avvelenato,
e la sua anima pure. Sapeva di non meritare la vita come gli altri la meritano
e anche se ci aveva provato non era riuscita a giustificare la propria vita;
tuttavia doveva continuare a provarci, perch nel suo cuore c'era la speranza,
e c'era il desiderio di essere buona! la pagavano per fare Sugar Kane e lei
quei soldi doveva meritarseli e se li sarebbe meritati! e a mezzogiorno le venne
panico, e dopo una sfilza di telefonate fu deciso che Whitey, il truccatore
personale di Miss Monroe, andasse a casa da lei in Whittier Drive per una seduta
di trucco preliminare prima che l'attrice abbandonasse l'intimit e il
rifugio domestico, poich altrimenti non avrebbe avuto il coraggio di metter
piede fuori di casa, e che sollievo vedere Whitey! - l'adorato Whitey! - alto
e solenne e ieratico e con il suo scrigno magico che conteneva molti pi tubetti,
flaconi, fiale, pomate e creme e polverine e matite e spazzolini e ciprie
di quanti ne possedesse l'attrice stessa; che gioia vedere Whitey in quel
luogo di caos e ansia; gli avrebbe preso le mani e gliele avrebbe baciate ma
sapeva che i suoi fedeli assistenti consideravano la padrona come un essere superiore,
e quindi preferivano vedersi trattati con l'adeguato distacco.
Davanti al suo sgomento, e notando la totale assenza di malia in quel volto
atterrito, smorto, terreo, Whitey mormor: Miss Monroe, non si preoccupi.
Le prometto che andr tutto bene. Di Marilyn Monroe si diceva che certe
volte, certi giorni, sul set, si esprimesse scoordinatamente, come se le parole la
disorientassero; la risposta che Whitey ud fu: Oh, Whitey! Deve "Sugar Kane" volerci andare, pi di quanto voglia la vita stessa! e Whitey cap perfettamente
cosa intendeva dire la padrona e la preg di sdraiarsi sul letto e di cominciare
gli esercizi di respirazione yoga (giacch anche Whitey era un cultore
dello yoga, della scuola denominata Hata Yoga) per allentare la tensione del viso
e del corpo, e le promise che nel giro di un'ora avrebbe richiamato in vita
Marilyn, e a ci si accinsero entrambi e con impegno e ci tentarono, ma
Norma Jeane trovava scomoda quella posizione sul letto sommariamente rifatto,
col pesante copriletto di broccato gettato sulle lenzuola sgualcite che puzzavano
di panico notturno, una situazione che sapeva troppo di rito mortuario,
di obitorio con lei prona e l'imbalsamatore che la manipolava con pomate
e polveri e matite e colori, il suo fidanzato imbalsamatore, il suo primo
marito che le aveva spezzato il cuore e le aveva negato Baby, che colpa ne aveva
lei allora se Baby non c'era pi; in quella posizione lacrime cominciarono a
colare dagli angoli dei suoi occhi e Whitey mormor: Suvvia, Miss Monroe!
C'era anche l'orribile sensazione della pelle lasca sulle ossa e delle guance
che cedevano a una nuova forza di gravit - Otto Ose gliel'aveva perfidamente
profetizzato, che ben presto la pelle di quella sua tonda e disossata faccia
da bambina si sarebbe inflaccidita - e alla fine Whitey dovette ammettere che la magia non riusciva. Non ancora.
Sicch il buon Whitey condusse la tremante Serva Stracciona fino alla toeletta
con il suo triumvirato di specchi e lucine bianche, dove lei si accomod
speranzosa come una supplice in preghiera, in sottogonna e reggipetto di pizzo
nero, e le mani delicate ma esperte di Whitey rimossero a furia di batuffoli
di bambagia e latte detergente il trucco fallito e poi tamponi di garza bagnata
a mo' di bende per dar sollievo alla sua pelle che si era fatta scabra, irruvidita
come per qualche efferato capriccio della notte precedente (o era stato l'amante
lentigginoso dalle spalle squadrate, gigante maldestro che aveva sfregato
le proprie mascelle irsute contro la sua pelle delicata?) e Whitey concentrato
e senza fretta ricominci per la seconda volta i propri riti, con l'applicazione
di crema astringente, e crema idratante, e fondotinta, e fard, e cipria, e
ombretto, e matita, e mascara, e il rossetto rosso-blu creato per Sugar Kane
anche se il film era in bianco e nero e non poteva mostrarla al suo meglio;
e col passare dei minuti emerse da quegli specchi una presenza familiare bench
sfuggente, dapprima un mero scintillio negli occhi, poi un contrarsi delle
labbra in quel sorriso sensuale e provocante, e a quel punto fece la sua comparsa
il neo finto, non pi sopra l'angolo sinistro della bocca bistrata bens un
centimetro pi in basso, sotto il labbro; perch cos il viso di Sugar Kane era
stato progettato in una foggia sottilmente diversa dai precedenti volti della
Monroe nei precedenti film; e padrona e servo cominciarono ad avvertire un
fremito di eccitazione - Sta arrivando!  quasi arrivata! Marilyn! - come la
tensione prima della tempesta oppure la sensazione che segue una scossa
tellurica, l'attesa della prossima scossa, del prossimo tremore; e infine quando
Whitey ebbe meticolosamente disfatto e rifatto l'arco delle sopracciglia castane
in vivace contrasto con i capelli chiari, ecco affiorare, ridendo dei timori
della Serva Stracciona, il volto pi bello che ella avesse mai visto, un volto stupendo, il volto della Principessa Buona.
La Monroe avrebbe ricoperto di doni il leggendario Whitey, e il pi prezioso
di tali doni sarebbe stato un fermacravatte d'oro a forma di cuore con incisa la scritta:
A Whitey con amore
Mentre Sono Ancora Calda!
MARILYN
Come mosche che si posano su qualcosa di dolce e appiccicoso, gli occhi delle
donne quando si posavano su C. C attore talmente bello che persino travestito
da donna in A qualcuno piace caldo rimaneva bello e non ridicolo e grottesco
come ci si sarebbe potuti aspettare. C l'incarognito. C la nemesi di Sugar
Kane. C aveva avuto troppe donne. Se nera era ingozzato fino a vomitare. Per C
la Monroe allettante quanto una pozza di vomito. Quando C baci la Monroe
aveva la bocca che sapeva di mandorle amare e lei atterrita lo allontan bruscamente
e scapp via dal teatro di posa accusandolo di essersi messo del veleno
sulle labbra - cos avrebbero detto in giro. C avrebbe raccontato con nostalgia
di come, nei loro primi incontri in fase di pre-produzione, quando i
rapporti non si erano ancora guastati, lui e la Monroe avessero scherzato e si
fossero vicendevolmente presi in giro per le scene d'amore che avrebbero dovuto
girare, che erano parecchie; una di esse si svolgeva a bordo di uno yacht
e prevedeva che C si sdraiasse supino su un divano fingendosi impotente e
Sugar Kane si chinasse su di lui per baciarlo e stuzzicarlo nel tentativo di curarlo,
una scena cui avrebbero fatto superare le maglie della censura con la
scusa che era comica e farsesca; e C in quei primi incontri aveva apprezzato
molto la Monroe e non aveva la minima idea dell'inferno che lo aspettava.
Una delle loro scene, tutt'altro che complessa, avrebbe richiesto sessantacinque
ciak. Giorno dopo giorno, C e gli altri si sarebbero ritrovati ad aspettare per
ore che la Monroe arrivasse sul set, spesso invano. Le riprese, che dovevano
iniziare ogni giorno alle dieci del mattino, spesso non cominciavano prima
delle quattro del pomeriggio quando non addirittura alle sei. C era un uomo
ambizioso e fiero della propria carriera e non poteva rinunciare a quella perla
di ruolo (in un film che sarebbe stato il suo film migliore e gli avrebbe
fruttato un sacco di soldi) e ecco quindi il suo odio per la Monroe. Certo, la
Monroe stava passando un brutto periodo e era un po' fuori di testa (aveva
perduto un figlio, il suo matrimonio stava andando a rotoli) ma C non poteva
consentire che tutto ci si riflettesse su di lui, sulla sua carriera e
sulla sua vita. Perch non cerchi di fare qualcosa? avrebbe potuto chiedere al marito di lei se
fossero stati amici; ma non erano amici. C si sfogava imitando crudelmente
quel suo modo di parlare scoordinato e confuso, raccontando di come, un
giorno, dopo che da cinque ore - cinque ore! - aspettavano che la Monroe si
degnasse di arrivare sul set, finalmente fosse arrivata, fragile e affannata e
senza scusarsi, e si fosse rivolta a lui e a W con un sorrisetto acido e avesse
detto: Adesso sapete com' una donna! Che le ridono dietro.
Avrebbero chiesto all'infinito a W come fosse lavorare con la Monroe in quella
fase finale della sua breve carriera, e W si sarebbe limitato a rispondere: Nella
vita quella donna era un inferno e in un inferno; sullo schermo era divina.
Non c'era nessun collegamento. Nessun mistero a parte questo.
Per quel giorno Sugar Kane arriv trionfalmente sul set, con non pi di quattro
ore di ritardo; W aveva cominciato a girare le scene in cui lei non figurava
e aveva recuperato parte del tempo perduto; e ecco arrivare Sugar Kane dolce
e affannata e stavolta scusandosi e tutta contrita; scongiurandoli di perdonarla,
scongiurando specialmente C, afferrandogli le mani con mani cos
ghiacciate che C si sent rabbrividire; e inspiegabilmente Sugar Kane avrebbe
girato quattro o cinque pagine di copione senza neanche un'esitazione; in pratica
tutta la scena d'amore a bordo dello yacht, lunga e difficile e scabrosamente
intima com'era. Decine di baci! Con Sugar Kane nel suo sensualissimo
abitino semitrasparente, scollato e cos corto che praticamente metteva in
mostra l'attaccatura delle natiche, bambolina sensuale e comica sdraiata sopra
C e tutta moine, e con C incapace di credere che quella difficile scena tra
due attori che non si sopportavano stesse davvero filando liscia come l'olio e
perfettamente credibile; incapace di credere che alla fine la Monroe non avrebbe
detto: No. Voglio farla un'altra volta. Invece alla fine la Monroe sorrise.
Sorrise! Quella scena sarebbe rimasta intatta, perfettamente eseguita in un singolo
ciak. Un singolo ciak! Dopo l'incubo dei giorni e delle settimane precedenti,
con tutte quelle inutili ripetizioni! C si sarebbe chiesto se quel miracolo
fosse dovuto davvero all'improvvisa guarigione della Monroe da una malattia
non inventata; o se, com'era pi probabile, lei avesse dato il meglio di s al primo
e unico ciak soltanto per dimostrare che s, era capace di farlo. Quando le andava.
Eppure persino C e altri che odiavano la Monroe dovettero ammettere che
quel giorno era stata proprio fantastica. Applaudimmo tutti, felici che fosse
tornata, anche se soltanto per poco. La adoravamo, o non vedevamo l'ora di poterlo fare. La nostra Marilyn!
Sempre l a tenermi d'occhio. Codardo! Dopo che era stata dimessa dall'ospedale
di Brunswick. Lui l'aveva riportata alla Captain's House, che non era la loro
casa. Mai pi sarebbe entrata nella stanza di Baby. Le preziose cose di
Baby regalate a Janice, la donna delle pulizie, perch le desse alla figlia. Mai pi sarebbe
passata davanti alla porta chiusa della cantina, e al Drammaturgo ripetendo
fino alla noia che stava bene, che era contenta, che si era ripresa e non architettava
nessun gesto sconsiderato e lui le aveva creduto cos come sicuramente
lei stessa credeva alle proprie parole cos risolute, e un'afosa sera d'agosto
il Drammaturgo si svegli sentendo uno scrosciare d'acqua e vide che la
giovane moglie non era nel loro letto e nemmeno nel bagno della loro stanza;
la trov nel bagno di un'altra stanza, che stava riempiendo di acqua bollente la
vasca, accovacciata nuda e tremante accanto alla vasca, pelle sudata e occhi
luccicanti, e dovette afferrarle un braccio per evitare che entrasse nella vasca
dove l'acqua era talmente calda che il vapore si era addensato in una miriade
di gocce sugli specchi e sugli impianti idraulici, e lei cerc di divincolarsi e
gli grid che il medico dell'ospedale di Brunswick le aveva detto di docciarsi
per purificarsi e che lei non voleva venir meno alle disposizioni del medico e
lui vide balenare nei suoi occhi la follia, una luce che la rendeva irriconoscibile,
e ricominciarono a lottare, quant'era forte quella donna, anche nel suo
stato di debolezza, la sua Magda! Ovviamente quella donna non era la sua
Magda, era una donna che lui non conosceva. In seguito lei gli avrebbe detto,
sprezzante:  questo che vuoi, vero? Togliermi di mezzo! e lui, il marito, le
avrebbe detto che non era affatto cos, e lei avrebbe scrollato le spalle e
avrebbe riso: Ohhhh, Daddy - quel vezzeggiativo ridotto a scherno sulle sue
labbra da quando aveva perduto Baby - perch una volta tanto non diciamo la verit?
Impossibile conoscere le verit anche pi banali. A parte che la morte non  una
soluzione all'enigma della vita.
(Quelle parole aveva scritto il Drammaturgo, e avrebbe scritto; parole come
balsamo, e come penitenza; col tempo, parole come esorcismo; e mai pi lei
gli avrebbe chiesto con lo sguardo implorante Daddy< non scriverai di me vero?
Mai pi.)
La sera della prima! Con la cadenza zuccherosa di Sugar Kane la rivelazione
Zen la colp e facendosi largo in una sorsata di Dom Prignon le sgorg dalle
labbra. Oh mio Dio! Oh, ci sono arrivata! Quei gatti! Sono stati loro. Non
prima della serata inaugurale di A qualcuno piace caldo. Non prima di una parentesi
di chiss quante notti di insonnia narcotica e giorni e settimane ec
mesi di sensi sfilacciati e sgualciti come strofinacci, e di un ricovero al pronto
soccorso. (A Coronado Beach, dove il fremito del suo cuore era diventato
tachicardia, e proprio C che odiava anche il solo contatto con la pelle di MM
era stato quello che l'aveva sollevata dalla sabbia rovente dov'era caduta bocconi
e priva di sensi.) Nella lunga elegante limousine Cadillac nera e lustra con
seduto alla sua destra il Mr. Z, leggendario pioniere del cinema di Hollywood
e filantropo, e alla sinistra l'uomo smunto e torvo che era suo marito.
Quei gatti. C-cui davo da mangiare. Oh! Aveva parlato a voce alta e nessuno
l'aveva sentita. Era entrata in una fase della vita in cui spesso parlava a voce
alta e nessuno la sentiva. Per il trucco e la vestizione allo Studio c'erano voluti
sei ore e quaranta minuti. Era arrivata allo Studio poco dopo le undici
del mattino in stato di semi-incoscienza. Doc Fell l'aveva trattata nell'intimit
del camerino; i suoi piagnucolii e i soffocati gridi di dolore erano diventati
una consuetudine che, agli orecchie degli altri, suonava come manifestazione
di allegria, di ilarit. Lei chiudeva gli occhi mentre il lungo ago acuminato
affondava in un'arteria all'interno del braccio; talvolta all'interno di una
coscia; talvolta in un'arteria proprio sotto l'orecchio e nascosta da una ciocca
di vaporosi capelli biondo platino; talvolta, pi pericolosamente, in un'arteria
sopra il cuore. Miss Monroe, adesso per favore stia ferma immobile. Ecco."
Che garbati occhi di falco, che naso a becco. Il suo Doc Fell. In un altro film,
Doc Fell avrebbe corteggiato Marilyn e nel finale l'avrebbe sposata; in quel
film, Doc Fell era un rivale del marito vero, il quale, opponendosi risolutamente
ai trattamenti cui si sottoponeva la moglie, del rivale non sapeva niente
o quasi niente. Doc Fell, come Whitey, faceva parte del drappello di persone
cui era affidata l'immagine ufficiale di MARILYN MONROE e che per tale mansione
ricevevano dallo Studio uno stipendio presumibilmente sostanzioso. Lei
temeva Doc Fell come non avrebbe mai temuto Whitey, poich sui propri assistiti
Doc Fell aveva potere di vita e di morte.
Presto mi liberer di lui. Di tutti quanti. Lo giuro.
Quello era il proposito pi autentico e sentito dell'attrice. Vergato nel diario di Norma Jeane.
Quella sontuosa prima hollywoodiana! Quanto simile a quelle del periodo
d'oro di Hollywood! Lo Studio stava riccamente celebrando A qualcuno piace
caldo, che, con grande stupore degli esperti, si era rivelato un successo. Nel
mondo del cinema si gridava gi all'ennesimo trionfo di MARILYN MONROE per
lo Studio. Il pubblico delle anteprime lo aveva applaudito. I critici lo avevano
elogiato. I distributori facevano a pugni per prenotarlo. Ma per l'attrice bionda
il ricordo di quel film era discontinuo come un sogno pi volte interrotto.
Nella sua memoria non era rimasta neppure una singola battuta di Sugar
Kane, tranne, beffardamente, proprio quella che aveva farfugliato per sessantacinque
leggendari ciak: Sono io, Sugar. Qua e l storpiata in: Sono, Sugar, io.
Sugar sono io. Sugar, sono io? Sugar! Sono io." Sono Sugar, io. Sono
i-io? Sugar? Ma adesso era tutto passato. Loro volevano amare la loro Marilyn
e Marilyn era nuovamente pronta a farsi amare. Tre anni lontana da Hollywood
e MARILYN  TORNATA! I Magi avevano annunciato e strombazzato e
proclamato il suo ritorno per mesi. TRAGEDIA e TRIONFO era la novella. ABORTO
NEL MAINE. (Visto dal sud della California il Maine era lo scenario ideale
per un aborto spontaneo.) TRIONFO A HOLLYWOOD. (Cos come Hollywood
era l'unico scenario possibile per un trionfo.) Quando le chiedevano come si
sentisse, Marilyn rispondeva con quella sua vocina zuccherosa-sensuale-trafelata-sussurrata:
Oh, mi sento cos fortunata. Di essere viva.
Quello era il suo convincimento pi vero. Vergato nel diario di Norma Jeane.
Lungo il Boulevard illuminato a giorno. Una processione di limousine nere
e lustre. L'aristocrazia di Hollywood in corteo motorizzato. Agenti dell'LAPD
a cavallo. Transenne della polizia, crepitio di lampade al magnesio, e un firmamento
di luci riflesse da lenti di binocoli e persino cannocchiali che la folla
teneva puntati su di lei. E il Tiratore Scelto invisibile in camicia nera e giubbotto
e pantaloni accovacciato pazientemente dietro la finestra di una stanza affittata
dall'Agenzia in un edificio lungo il Boulevard, a osservare lei (e quel comunista
del marito) attraverso il cannocchiale del suo fucile di precisione al quale
lei, nel suo umore gioviale, non voleva pensare.
A che pr?
Alcune cose esistono solo nella tua immaginazione. Si chiama "paranoia".
Anche se sono vere."
Questa verit l'aveva vergata nel diario di Norma Jeane.
Migliaia di persone assiepate lungo il Boulevard in quella tiepida serata californiana,
accalcate contro le transenne della polizia per godersi quel meraviglioso
corteo! brulicanti e estatiche e inneggianti! Aspettavano i volti famosi,
e pi di tutti aspettavano il volto (e il corpo) di MARILYN MONROE. Marilyn!
Mari-lyn! Mari-lyn! si levava il canto. Se almeno la limousine fosse stata
decappottabile, e l'Attrice Bionda in piedi e pi nitidamente visibile alle sue
migliaia, centinaia di migliaia di ammiratori! Ma lo smunto e torvo uomo
che rimaneva suo marito non avrebbe mai permesso una simile follia, e forse
anche Mr. Z e gli altri pezzi grossi dello Studio l'avrebbero impedita, temendo
pericoli per quel loro fragile bene. La Monroe non sarebbe durata molto a
lungo. Era chiaro. La Grable era durata vent'anni e la Monroe non sarebbe arrivata a dieci. Merda!
Attonita, lei ricambiava lo sguardo degli ammiratori. Quanti erano! Impensabile che Dio ne avesse fatti cos tanti.
D'un tratto per vedendosi davanti una schiera di musi di gatto e un digrignare
di fauci carnivore. Nasi schiacciati e orecchie a punta. Quei gatti! Alla
Captain's House. L'orrore dell'idea, di quella scena: Sono stati loro, volevano
la morte di Baby. Proprio loro cui ogni giorno davo da mangiare. Si volt
verso l'uomo smunto e torvo seduto accanto a lei e rigido nello smoking che
sembrava inamidato, e avrebbe voluto dirgli di quell'illuminazione improvvisa
ma non riusciva a trovare il modo giusto per esprimerla. Lui continuava a
essere il mago delle parole. Lei era un'intrusa nella sua immaginazione. Non
mi sopporta. Non sopporta di amarmi. Povero disgraziato. Scoppi a ridere. Sugar
Kane era una ragazza che suonava l'ukulele e cantava, e sullo schermo la
sua semplicit era uno spasso anche se nella vita reale quella semplicit sarebbe
stata un segno evidente di ritardo mentale; quanto sarebbe pi semplice,
e quanto ti amerebbero di pi, se una volta tanto riuscissi a essere Sugar Kane
senza ironia. Posso farlo. Guarda. Sugar Kane senza ironia. Marilyn senza lacrime.
L'uomo torvo nello smoking che sembrava inamidato si sporse verso
di lei per dirle che non aveva sentito con tutto quel baccano di voci e applausi
e megafoni della polizia, e lei mormor qualcosa che a lui suon come
Non-stavo-parlando-con-te. Quell'uomo cui era sposata da pi anni di quanti
ne potesse ricordare aveva smesso da un bel pezzo di chiamarlo Daddy e
tuttavia era come se non riuscisse a trovare un altro modo per chiamarlo. C'erano
momenti in cui non riusciva neanche a ricordarsene il nome, e neppure
il cognome; allora si metteva a cercare tra i nomi ebrei che conosceva, e si
confondeva. Sempre pi raramente lui la chiamava tesoro, tesoro mio, cara,
e anche il semplice nome Norma suonava estraneo alle sue labbra. Talvolta
lo sentiva parlare con qualcuno al telefono accennando preoccupato a
Marilyn, e si rendeva conto che per lui era diventata Marilyn; non c'era pi
nessuna Norma; forse per lui era sempre stata Marilyn.
Mari-lyn! Mari-lyn! Mari-lyn! La sua famiglia!
Buon Dio, quell'abito da Sugar Kane gliel'avevano cucito addosso talmente
stretto che quasi non riusciva a respirare, attillato come una buccia, il seno che
sembrava volesse scoppiare e sprizzare litri di latte; e le tenere natiche appollaiate
sul ciglio del sedile della limousine l dove l'avevano collocata. (Poich
non poteva addossarsi normalmente allo schienale come gli uomini, altrimenti
le cuciture sarebbero esplose, e con esse tutto il vestito.) Quel giorno non era
riuscita a mangiare niente e l'unica cosa che aveva mandato gi era un po' di
caff e una manciata di pillole e parecchie sorsate di champagne da una bottiglia
che aveva furtivamente portato con s nella limousine - Proprio come
Sugar Kane, eh? A ognuno la sua passione.
Adesso si sentiva bene. Spumeggiante e vaporosa. Adesso si sentiva forte.
Senza morire per un bel pezzo. L'aveva promesso a Carlo e Carlo l'aveva promesso
a lei. Se mai dovessi pensarci sul serio. Chiamami immediatamente. Aveva
imparato a memoria il numero privato di Brando. Non sarebbe riuscita a ricordare
nessun numero di telefono, compreso il proprio, eppure fino all'ultimo
momento avrebbe ricordato il numero privato di Brando. Soltanto Carlo
capisce. Abbiamo la stessa anima. Tuttavia non le era piaciuto che Carlo avesse
fatto da messaggero per i Gemelli. Non le era piaciuto che Carlo facesse
parte della loro dissoluta cricca di emarginati hollywoodiani. Cass Chaplin!
Eddy G jr.! Le sembrava di malaugurio non aver pi avuto loro notizie. Nessuno
le parlava mai di loro. In quanti sanno? Dei Gemelli. Di Baby.
Ma perch quei pensieri cupi? Suo marito, intellettuale e ebreo, le aveva
suggerito di non essere morbosa. Non morbosa ma morbida! Quella era un'occasione
di festa. Quella era la serata del trionfo di Sugar Kane. La serata della
vendetta di Sugar Kane. Gli ammiratori si erano ammassati lungo l'Hollywood
Boulevard e le stradine laterali non per vedere C e L, i pur ottimi attori
che avevano recitato con Marilyn, nient'affatto; erano l per vedere
MARILYN. Con l'avvicinarsi del corteo ai Grauman's, l dove avrebbe avuto luogo
la prima, nell'aria si lev un palpito accelerato, lo strepito si fece assordante, il
poderoso ritmo del cuore della folla si fece pi incalzante. Lei aveva cominciato
a riconoscere volti qua e l nella folla. Elfi, creature sotterranee. Serve straccione
e gnomi gobbi e mendicanti calve e dagli occhi pazzi. I derelitti sfigurati
dalla vita. Volti deformi e membra rattrappite e sguardi truci e bocche
senza labbra. Vide un albino grassoccio con un berretto di maglia calzato
basso sulla testa; vide un ragazzotto basso dal volto imberbe e dagli occhiali
sfavillanti, che con mani tremebonde alzava sopra la testa una cinepresa. Sul
ciglio del marciapiede c'era una donna rachitica in abito da sera, ciocche di capelli
color carota dritte sulla testa e occhi sporgenti e acquosi, che scattava
foto con una macchinetta da quattro soldi. L accanto, una faccia rozzamente
modellata nella creta, sghemba, con due fossette per occhi e una bocca sottile
e sbilenca che pareva un amo. Cos tanti! E poi, all'improvviso, una ragazza
sulla trentina, un volto che le sembrava di conoscere, slanciata, bella, vestita
con abiti da uomo, lustri occhi d'agata e capelli castani sotto un cappello da
cowboy, che agitava la mano per salutarla. Era... Fleece? Dopo tutti quegli anni,
Fleece? Viva? Norma Jeane si scroll di colpo dal suo stato di torpore estatico.
Fleece? Oh, Fleece! Aspetta... Norma Jeane afferr la maniglia dello
sportello, ma c'era la sicura; cerc di abbassare il finestrino, incurante delle
proteste di Mr. Z. Nella foga gli fin sulle ginocchia ossute - Fleece! Fleece!
Raggiungimi in sala! - ma la limousine era ormai lontana.
E cos, come una regina, venne condotta al Grauman's, alla prima. Dove ad
accoglierla si scaten un cataclisma di luci. Dove ad attenderla c'era una lunga
passatoia rossa. Un applauso scrosciante la invest come un'onda mentre scendeva
dalla limousine salutando con la mano, sorridendo con quel suo sorriso
radioso mentre il coro cresceva di volume - Mari-lyn! Mari-lyn! La folla la
adorava! La Principessa Buona che un giorno sarebbe morta per loro.
Ehi! Io vi amo! Tutti tutti tutti, vi amo!
Dentro la sala, un nuovo scroscio di applausi. Marilyn salutava agitando la
mano e soffiava baci e avanzava senza appoggiarsi a Mr. Z, in bilico sui tacchi
a spillo, stretta nel suo costume da Sugar Kane. Mr. Z in smoking osservava
l'estatica Attrice Bionda piacevolmente ammirato; l'alto uomo smunto e torvo
che era ancora suo marito la osservava allarmato. Dov'era finita quella donna
tesa, sconvolta, profondamente infelice per cui tutti erano stati cos in ansia?
Sul conto della quale erano girate a Hollywood cos tante voci? Nessuna
traccia di quella donna! Perch l c'era solo Sugar Kane, quintessenza di Marilyn.
W e C e gli altri reduci delle campali fatiche sul set osservavano sbalorditi
l'attrice stringere mani, abbracciare e baciare, sorridere dolce e cordiale,
prodursi in conversazioni ragionevolmente coerenti, sbalorditi perch
quella era una Marilyn Monroe che potevano giurare di non aver mai visto
nemmeno una volta durante le riprese. Cristo, quant'era dolce, e bella! E io, disgraziato,
che mi ero infognato a baciare l'altra!
Il film le pass davanti agli occhi come nebbia. Bench accolto con entusiasmo
e risate continue. Continue dalla prima e farsesca scena da film muto
sino al finale con la battuta di Joe E. Brown - Nessuno  perfetto. Il pubblico
apprezz A qualcuno piace caldo ec la maggior parte del pubblico apprezz
MARILYN MONROE tornata al cinema e al suo originario splendore (s, sembrava
proprio cos, nonostante le voci) e il pubblico smaniava di perdonare ogni
cosa alla sua capricciosa stella cos come MARILYN MONROE smaniava di farsi perdonare.
Alla fine del film, altri applausi. La sala del Grauman's risuonava di cascate
di applausi. Chrie, quella ingenua chanteuse, non aveva mai ricevuto un'accoglienza
simile. W l'ottimo regista (non pi sfinito bens decisamente radioso)
e i suoi tre ottimi attori venivano celebrati dalla folla, ma tra loro era chiaramente
MARILYN MONROE il centro dell'attenzione. Il fatto  che se ti capitava di
guardare la Monroe smettevi di guardare chiunque altro. Lei si alz in piedi e
accolse con grazia gli applausi che la investivano come onde. Oh,  tutto c-cos bello. Oddio, grazie!
Non  ancora successo? Sono ancora viva.
Certo, MARILYN MONROE la inventammo noi. I capelli biondo platino furono
un'idea dello Studio. Quel nome Mmmm! -, e la faccenda della vocina da bambina.
Un giorno l'avevo notata fuori dal teatro di posa, una stellina che sembrava
una sgualdrinella di liceo. Zero stile, ma un corpo da puledra! La faccia
era tutt'altro che perfetta, sicch le facemmo sistemare i denti e il naso. S,
anche il naso aveva qualcosa che non andava. Ricordo che le facemmo sistemare
pure l'attaccatura dei capelli, con l'elettrolisi, perch era troppo bassa,
ma forse no, forse quella dell'attaccatura bassa era la Hayworth.
MARILYN MONROE era un robot progettato dallo Studio. Che inculata non poterlo brevettare.
Complimenti.
Marilyn, complimenti.
Marilyn tesoro! Com-pli-men-ti!
Riuscendo a ricordare A qualcuno piace caldo solo come una creatura sottomarina
con un paio di rudimentali protuberanze fotosensibili al posto degli
occhi potrebbe ricordare il fondo dell'oceano dove si sia aggirata spinta da una
fame disperata. Sono qui, sono ancora viva. Ridendo talmente di cuore che la
gente la guardava sorpresa. Anche il marito la guardava, serio. Molti sorsi di
champagne bevve l'Attrice Bionda, spesso sentendoselo gorgogliare nelle narici.
Oh, cos felice! Ci fu chi pi tardi la not parlare con un Clark Gable bello
e stagionato che sorrideva con un'ironica espressione di sconcerto davanti a
quel balbettio infantile - Ohhh, Mr. G-Gable. Sono cos imbarazzata. Ha visto
il film? Guardi che quell'enorme affare biondo sullo schermo non sono mica io. Le prometto che la prossima volta far molto meglio.
...
.
...
BELLA MORA.
...
.
...
Lei s che era bella, una gran bella mora flessuosa e torrida. L'unica cos in tutta Hollywood.
Buon Dio! L'Attrice Bionda folgorata e l a mangiarsela con gli occhi.
Essenza di Mora. Tu non hai bisogno di ossigenarti i peli, eh? La sorella bruna dell'Attrice Bionda.
Per l'Attrice Bionda troppo in soggezione per attaccare discorso. Era stata
la Mora ad avvicinarsi a lei sorridente e seducente. Tutt'e due venute al ricevimento
(in una villa in stile veneziano affacciata su un canyon di Bel Air e
ammantata di nebbie come Shangri-La) senza cavaliere. (Eppure erano tutt'e
due sposate. O no?) La torrida brunetta cresciuta nelle campagne del North
Carolina. La dolce meringa di sangue okie bench nata a Los Angeles. La prima
parlava e fumava e rideva come un uomo, l'altra emetteva fiochi suoni
ilari come non sapendo cosa fossero e significassero. Oh, l'Attrice Bionda si
sentiva la lingua annodata e balbettava e era troppo alta; e pesava almeno
dieci chili pi della Mora. Sono proprio una vacca.
In terrazza. Brezza notturna e bruma. La Mora stava dicendo: Perch prenderlo cos a cuore? - recitare.
Stavano parlando di quell'argomento? Quale argomento? L'Attrice Bionda era confusa.
Era sbronza? Durante l'interminabile cena l'Attrice Bionda era stata festeggiata
con diversi brindisi. A qualcuno piace caldo era un successo. Un altro successo
per MM. Un vero capolavoro e in assoluto la migliore interpretazione
di MM. Non era sbronza, anche se a cena aveva bevuto (quanto?) champagne.
Magari pure prima di cena, a casa di qualcuno? Trattamenti no, ne era certa.
Non dopo l'ultimo, chiss quando e nella macchina di qualcuno.
La Mora era diventata famosa diversi anni prima dell'ascesa di Marilyn
Monroe, ma aveva solo qualche anno pi di lei.
Dicendo: Recitare per lo schermo  una cazzata, e l'Attrice Bionda ribellandosi:
Ehi, ma per me recitare ... la mia vita! e la Mora, sarcastica:
Stronzate. Soltanto la tua vita  la tua vita, Marilyn. L'Attrice Bionda sentiva
che quella sorella riflessa da uno specchio scuro le era stata inviata come messaggera
di una verit profonda; ma era una verit che l'Attrice Bionda non poteva
accettare. Si irrigid e disse, quasi piangendo: Ti prego, non chiamarmi
cos. Perch mi chiami "M-Marilyn"? Mi stai prendendo in giro?, e la Mora
la guard e fiss per un intenso istante cinematografico, come chiedendosi
Ma questa qui  matta o  soltanto sbronza? Su MM a Hollywood giravano di
quelle voci... Poi disse: Perch mi chiedi se ti prendo in giro? Non riesco a
capire. L'Attrice Bionda, fremente: Potresti chiamarmi "N-Norma".
Potremmo diventare amiche. Quanta malinconia nella voce dell'Attrice Bionda!
Certo, potremmo diventare amiche. Per Norma  un nome che porta
sfortuna. (Riferendosi a Norma Talmadge, morta per droga non molto tempo
prima.) L'Attrice Bionda, risentita: Per me  un nome bellissimo. Mia madre
me l'ha messo in onore di Norma Shearer, che era la mia madrina. Ed  il
mio vero nome. D'accordo, Norma. Come vuoi tu. Guarda che dico sul
serio, Norma  il mio vero nome. Ho capito, ti credo. Per tutta la cena, a
tavola, si erano osservate, soppesate. Il padrone di casa, un produttore
mega-milionario, le aveva fatte sedere ai due capi della tavola, a mo' di decorazione.
L'Attrice Bionda in abito di seta bianca molto sexy scollato fin quasi all'ombelico
e la Mora elegantemente bardata in rosso porpora. Molto schiva l'Attrice
Bionda e invece loquace come un uomo la Mora. A parte il corpo e la statura
e la faccia  proprio un uomo. Buon Dio. Di quell'attrice si diceva che scopasse
come un uomo. Che facesse sesso dove e quando le pareva, come un uomo.
(Ma quale uomo?) Si era sposata giovane e aveva divorziato e si era sposata
di nuovo e di nuovo aveva divorziato; sposata a uomini ricchi e famosi e
uscita dal matrimonio come da una porta di servizio e senza scrupoli n rimpianti.
Le donne non si comportano cos! Si diceva che avesse abortito un'infinit
di volte. Dal canto suo lei non faceva mistero di essere totalmente priva di
istinto materno. Era forse segretamente lesbica, o neanche tanto segretamente?
Era diventata una delle attrici cinematografiche pi pagate del mondo, eppure
amava sbalordire la gente dicendo candidamente: Io di cinema non ne
capisco un cazzo. E per il cinema non ho nessun rispetto. Per me recitare  un
mestiere come un altro. Come rapinare banche o fare foto porno, con la differenza
che noi attrici rischiamo poco e non ci sporchiamo molto. Della Mora
si diceva che sul set interpretasse una scena dopo l'altra in qualunque sequenza
avesse deciso il regista, con pochissimi ciak. Era raro che leggesse per intero i
copioni, e delle parti degli altri attori non gliene fregava niente. Imparava a
memoria le proprie battute scorrendole rapidamente mentre la truccavano e
vestivano. Aveva la passione del gioco d'azzardo e ragionava con la velocit e
la scaltrezza del giocatore. Aveva un corpo perfetto, meno popputa dell'Attrice
Bionda e con un didietro decisamente meno ingombrante. Aveva un viso
perfetto, vagamente a forma di cuore, con intensi occhi scuri, zigomi alti e
marcati e una delicata fossetta sul mento. Guardando quel viso il pensiero
correva a Botticelli. Alle antiche sculture greche. Di sicuro non correva a Hollywood,
California, anni Sessanta, e tantomeno a Grabtown, North Carolina,
primi anni Venti. Se potessi essere questa donna! Per dentro sempre io.
L'Attrice Bionda ud se stessa dire con stridula voce da adolescente: Per me
essere attrice  la mia vita!  per questo che voglio fare del mio meglio.  con
la parte migliore di me che faccio l'attrice. Sorpresa e incredula, la Mora si
accese una sigaretta come l'avrebbe accesa un uomo, con una mano sola, non
con un accendino bens sfregando abilmente un fiammifero, e esal una boccata
di fumo che fece lacrimare gli occhi dell'Attrice Bionda, e disse, senza
sarcasmo e partecipe come una sorella maggiore: Del tuo meglio per chi,
Norma? Per gli ammiratori? Per i pezzi grossi dello Studio? Per Hollywood?
L'Attrice Bionda disse: No! Per... Per il mondo. Per il tempo. Per sopravvivermi.
Tentenn, occhi sbarrati e colmi d'ansia, di perplessit. Per... Gli
splendidi occhi della Mora erano fissi su di lei, cos seducenti. Ipnotici. L'Attrice
Bionda stava tremando e non riusciva a pensare. In una folata di ricordi
violenta come una botta da benzedrina rivide l'imperturbabile sguardo bruno
di Harriet, e volute di fumo che si snodavano davanti al suo viso. La mia ammaliante
sorella scura. La mia sorella bruna. La Mora stava dicendo: Perch ti
agiti tanto? Tu sei la MONROE. Quello che fai  la MONROE. Anche se ogni singolo
film che girerai in futuro dovesse essere un fiasco, tu rimarrai la MONROE
per tutta la vita. E anche dopo. Ehi! notando lo sguardo dell'Attrice Bionda.
Ma io sono viva! Sono una donna viva. Non c' nessuno che possa fare la
bionda come la fai tu. La bionda c' sempre. Prima c'era la Harlow, poi c' stata
la Lombard, e la Turner, e la Grable; adesso c' la Monroe. Chiss, magari
sarai l'ultima. L'Attrice Bionda era confusa. Qual era il sottinteso di quelle
parole? Certe notti, quando era sveglia da troppo tempo, adesso che suo marito-il-Drammaturgo
(come Hollywood liquidava quell'uomo misterioso) se
n'era andato a New York perch lei aveva voluto cos, e che lei si era nuovamente
trovata ad abitare da sola a Hollywood come su un iceberg in mezzo a
un turbolento mare di ghiaccio, non solo le parole pronunciate ma anche
quelle pensate si facevano confuse. Sentiva i pensieri scricchiolare e spezzarsi.
Dall'angoscia del continuo pensare e accusarsi era scaturito l'antidoto a quell'angoscia
stessa, ossia disintegrazione e follia e espressione vacua e sbigottita
da sguardo di Gladys Mortensen, e Norma Jeane se ne rendeva conto e al
tempo stesso rifiutava di rendersene conto; ecco qual era il recondito sottinteso
della sua vita. La Mora poteva averlo capito, quantomeno in parte. La Mora
si sentiva terribilmente attratta dall'Attrice Bionda. Cos come, da bambina,
quando ancora abitava nella fatiscente fattoria paterna nel North Carolina, si
era sentita attratta dalle cose deboli, offese: il giovane pollo un tempo pieno di
belle piume e adesso ferito e insanguinato e spennato e agonizzante per
aver misteriosamente destato la furia assassina degli altri polli; l'ultimo cucciolo della scrofa, incapace di poppare e destinato a essere aggredito, calpestato,
persino divorato dagli altri maiali... La sterminata schiera degli offesi. Avresti
voluto salvarli tutti. Da bambina, avresti voluto salvarli tutti.
La Mora disse: Hollywood paga.  per questo che siamo qui. Siamo puttane
d'alto bordo. Le puttane non trasformano in poesia il loro mestiere di puttane.
Quando hanno guadagnato abbastanza, smettono. Tesoro, il cinema non
 cardiochirurgia. E neanche partorire. Partorire? Cosa c'entrava adesso partorire?
L'Attrice Bionda disse, confusa: Oh, io... io mi vergognerei di dire
queste cose. La Mora scoppi a ridere. Io no, anche perch  difficile che mi
vergogni di qualcosa. Ma l'Attrice Bionda non voleva cedere. Recitare  v-vivere.
Non  solo un modo per fare soldi. ... dovresti saperlo anche tu.  arte.
Cos infervorata da sentirsi a disagio. La Mora, sferzante: Stronzate. Recitare  semplicemente recitare.
Ma io voglio essere una grande attrice. Io sar una grande attrice!
Forse compatendola. Vedendo quello sguardo nei suoi occhi. La Mora cambi
discorso e cominci a parlare di uomini. Spiritosa e feroce. Uomini conosciuti
da tutt'e due. Produttori. Attori e registi e sceneggiatori e agenti e abitanti
dell'universo oscuramente mutevole dei vinti di Hollywood. Certo, Z se
l'era scopato agli inizi. E chi non l'ha fatto? Anni prima si era scopata Shinn
l'ebreo e per quello gnomo scaltro e sexy provava ancora una gran nostalgia.
Poi Chaplin. Cio Charlie sr. e Charlie jr. Poi Edward G. Robinson sr. e
Edward G. Robinson jr. Quei due, Cass e Eddy G: tuoi compari, no? Poi c'era
Sinatra, col quale era stata sposata per un paio d'anni alquanto burrascosi.
Frankie, che si era giocato il suo rispetto quando aveva cercato di suicidarsi coi
sonniferi. Per amore. Per me. Qualcuno chiam l'ambulanza e Frankie se la
cav. Gli dissi: "Testa di cazzo. Coi sonniferi si suicidano le donne. Gli uomini o
si impiccano o si fanno saltare le cervella." Non mi perdoner mai, ma ci sono
altre donne che perdoner meno ancora di me. L'Attrice Bionda manifest con
un sussurro la propria ammirazione per Sinatra come cantante. La Mora scroll
le spalle. Frankie non  malaccio. Se ti piace il genere bianco-mieloso. Personalmente
a me piace la musica con le palle, quella dei negri. Jazz e rock. A letto
Frankie era OK. Quando non era sbronzo, o fatto. Era un fascio di nervi. Uno
scheletro col cazzo di fuoco. Comunque niente a che vedere con il suo conterraneo
come-si-chiama-lui... di, il tuo ex marito... il campione! Dando di gomito
all'Attrice Bionda, ammiccando. Voleva che lo chiamassi "Yankee Slugger".
Gli italiani ci sanno fare, eh? Se non altro sono uomini veri.
La faccia dell'Attrice Bionda! A pochi metri da l la scena veniva osservata
e immortalata e un giorno sarebbe stata riprodotta in un bianco e nero tanto
sfumato quanto classico. La Mora sexy in seta color porpora, che rideva e
prendeva tra le mani il faccino attonito dell'Attrice Bionda e la baciava in piena bocca.
Essenza di Mora, essenza di Bionda.
La Monroe voleva essere un'artista. Tra le attrici che ho conosciuto era una delle
poche che prendessero sul serio tutte quelle stronzate.  stato questo a ucciderla,
non il resto. Voleva essere riconosciuta come una grande attrice ma al tempo stesso
voleva essere amata come una bambina, e ovviamente non puoi avere tutt'e due.
Devi scegliere quello che vuoi di pi.
Io non ho scelto nessuno dei due.
...
.
...
L'OPERA OMNIA DI MARILYN MONROE.
...
.
...
Il SESSO  NATURA e io adoro la NATURA
Io sono MARILYN io sono MISS SOGNI D'ORO
Per me non esiste SESSO sbagliato se c' AMORE
Non esiste SESSO sbagliato se c' RISPETTO non esiste SESSO sbagliato se c'
SESSO il SESSO non viene mica facendo CANCRO cio il CANCRO non viene
mica facendo SESSO
Il corpo umano, nudo,  BELLO
Non mi sono mai vergognata di posare NUDA
La gente ha cercato di farmi vergognare ma io non mi vergogno e non mi vergogner mai
Quando mi toglievo i vestiti svanivano tutte le mie paure e la mia timidezza
Quando MARILYN si toglie i vestiti capisci perfettamente chi  MARILYN
Mi piacerebbe correre nuda in chiesa davanti a Dio e all'umanit
Non mi vergognerei affatto perch dovrei vergognarmi visto che Dio mi ha creata cos COME SONO
Dio ci ha creati cos COME SIAMO
Vi vedo guardare il mio corpo perfetto vi vedo amare il mio corpo perfetto
come se fosse il vostro corpo e una visione mi ha fatto capire in MARILYN
potete amare il vostro CORPO PERFETTO  per questo che MARILYN  venuta
in questo mondo  per questo che MARILYN esiste
Io sono Miss Sogni d'Oro la fotomodella pi famosa nella Storia dell'Umanit
direi che  proprio un onore no? Adoro quando mi guardate spero
che non smetterete mai penso che il corpo umano sia BELLO e non ci sia
niente da vergognarsi sempre se sei una donna bella e desiderabile e GIOVANE
Io sono Miss Sogni d'Oro tu come ti chiami?
Io sono Miss Sogni d'Oro direi che  proprio una grossa responsabilit no?
Io sono Miss Sogni d'Oro dimmi cos' che ti piace di pi e io lo far
manterr tutti i tuoi segreti ti adorer per tu mi amerai e penserai a
MARILYN ogni tanto? Promesso? Razza di cagna patetica quarto di bue fica morta dentro
Io non me la prendo perch mi dicono che appartengo alla STORIA
Voi non ve la prendereste se anche voi apparteneste alla STORIA nessuno di voi se la prenderebbe
Un uomo non se la prenderebbe se entrasse nella Storia! e non deve prendersela neanche una DONNA
Spezzatemi il cuore, sempre meglio che spezzarmi il naso (bastardi)
La vendetta  dolce (e un sapore che mi manca)
Ehi su, cerchiamo di essere FELICI INSIEME  per questo che ESISTIAMO
Una visione mi ha fatto capire  per questo che noi esistiamo
Il SESSO  NATURA e io adoro la NATURA voi no?
Il fatto  che il sesso non viene mica facendo cancro cio
la morte non viene mica facendo cancro
cio la morte facendo sesso NON VIENE altrimenti all'inferno verremmo
creati come siamo la NATURA  l'unico Dio io sono stata creata dalla NATURA
cos come sono cio creata cos stata craeta crata chreata
craeata come MARILYN e non potrei essere nessun altro dall'inizio dei Tempi
io credo nella NATURA io credo cio io sono NATURA Tutti noi siamo
NATURA Anche voi siete MARILYN se siete NATURA Questo, io credo Possiamo
guardare con buone speranze a un futuro tanto sicuro quanto durevole e
poich la SELEZIONE NATURALE opera soltanto tramite e per il bene di ogni
singolo essere ogni attributo corporeo e mentale tender a progredire verso la perfezione
C' una nobilt somma nel fatto che da un principio cos irrisorio innumerevoli
forme di rara bellezza e straordinariet si siano evolute e stiano evolvendosi
Nella vita me la sto spassando proprio tanto, immagino che prima o poi verr punita!
...
.
...
IL TIRATORE SCELTO.
...
.
...
Il segreto significato dell'evoluzione della civilt non  pi un mistero
per noi che abbiamo votato la nostra vita alla lotta tra Bene e Male, tra
l'istinto di Vita e l'istinto di Morte cos come si manifesta nella razza umana.
Questo  il nostro sacro impegno!
Il libro del patriota americano
Prefazione.
...
.
...
Era un vecchio adagio dei pionieri che mio padre ripeteva spesso. C' sempre
qualcosa che merita di essere abbattuto dall'uomo giusto.
Quando compii undici anni mio padre mi port per la prima volta con s
nella prateria per sparare agli uccelli beccai. Ad allora risalgono la mia inestinguibile
venerazione per le armi da fuoco e la mia abilit come Tiratore Scelto.
Uccelli beccai era l'appellativo con cui mio padre accomunava i falchi, gli
astori, i condor della California (oggi praticamente estinti) e le aquile reali
(idem) che abbattevamo al volo. Altres, bench saprofagi (e non rapaci direttamente
pericolosi per i nostri animali da cortile e per le pecore da pascolo),
Daddy disprezzava gli avvoltoi dal collo rosso in quanto creature immonde e
ripugnanti la cui esistenza non aveva fondamento alcuno, e quindi sparavamo
anche a quegli uccellacci goffi quando li vedevamo appollaiati come vecchi
ombrelli sui rami o sulle staccionate. Mio padre non godeva di buona salute
avendo perduto l'occhio sinistro e cinquanta metri (come diceva lui) di colon
ulceroso per via delle ferite riportate in Guerra, e quindi nutriva un odio
tremendo per quelle creature rapaci che si scagliavano gi dal cielo come demoni
alati sul nostro bestiame.
Anche corvi. Migliaia di corvi gracchianti e migranti nel cielo a oscurare il sole.
Non ci sono abbastanza proiettili per tutti i bersagli che li meriterebbero,
era un'altra delle solide convinzioni di mio padre. Che io ho ereditato a una a
una, insieme al suo orgoglio patrio.
Allora vivevamo di quel poco che rimaneva del nostro allevamento di pecore.
Cinquanta acri, perlopi terreno stepposo nella San Joaquin Valley tra Salinas
a ovest e Bakersfield a sud. Eravamo mio padre e suo fratello maggiore,
azzoppato in una Guerra diversa da quella di mio padre, e io.
Altri ci avevano abbandonato. Mai si parlava di loro.
Guidavamo per ore a bordo del nostro furgone scoperto Ford. Talvolta a cavallo.
Un giorno mio padre mi regal la sua carabina Remington calibro 22 e
mi insegn a caricare e sparare in tutta sicurezza e senza precipitazione. Fino
a quel giorno mi ero esercitato a lungo sparando contro bersagli fissi. I bersagli
animati e mobili sono tutta un'altra cosa, mi disse mio padre. Punta con
molta attenzione prima di tirare il grilletto e ricorda sempre che un giorno ti
troverai davanti un bersaglio che, se lo manchi, risponder al tuo fuoco e lo far senza alcuna piet.
Questo saggio consiglio di mio padre lo custodisco gelosamente nel cuore.
Come Tiratore Scelto alcuni mi giudicano troppo prudente. Ma la mia idea
 che la prudenza non  mai troppa, poich con certi bersagli potresti non avere una seconda opportunit.
I nostri animali da cortile, polli e galline, e le pecore da pascolo erano la
preda preferita degli uccelli beccai. Non mancavano altri predatori, come i
coyote e i cani selvatici e pi raramente i puma, ma gli uccelli beccai erano i
peggiori per via del numero e della rapidit dei loro attacchi. Ma erano dei
gran begli uccelli, bisogna proprio ammetterlo. Falchi dalla coda rossa, astori
e aquile reali. Che si impennavano e si libravano e volteggiavano e improvvisamente
scendevano in picchiata come bombe per afferrare coi loro artigli
gli animali pi piccoli e portarseli su in cielo vivi e bercianti e scaldanti.
I pi grossi venivano aggrediti e mutilati l dove pascolavano o dormivano.
Ricordo i belati degli agnelli agonizzanti. Ricordo le carogne sparse nei campi,
occhi strappati e visceri sbrogliati per terra come nastri viscidi e mollicci, segnalate dall'immancabile nube di mosche.
Spara! Spara a quei bastardi! Mio padre dava l'ordine e subito facevamo fuoco, all'unisono.
Quelli che mi conoscevano mi facevano i complimenti per la mia bravura
pur essendo cos piccolo. Mi chiamavano Tiratore Scelto e qualche volta Soldatino.
Oggi l'aquila reale e il condor della California sono rarissimi, ma quand'ero
ragazzo ce n'erano centinaia e noi ci divertivamo ad abbatterli e poi impiccavamo
le carogne come avvertimento! Adesso sapete. Adesso non siete altro
che carne e piume, adesso non siete pi niente. Eppure era bello contemplare
quelle possenti creature dell'aria, bisogna proprio ammetterlo. Come diceva
mio padre, abbattere un'aquila reale e riuscire a vedere da vicino le piume dorate
del suo collo  roba da veri uomini. (Tuttora porto su di me vicino al cuore,
come ricordo della mia adolescenza, una piuma dorata lunga quindici centimetri.)
I condor erano uccelli ancora pi grossi, con ali dalle penne nere (ricordo
che una volta ne misurammo uno che aveva tre metri di ali) e sotto le
ali una fila di piume di un bianco acceso, come un secondo paio di ali. Che
versi facevano quegli uccelli imponenti! Si libravano in lunghi cerchi lenti e
beccheggiavano da un lato all'altro e la cosa strana di quelle creature era che
quando finalmente planavano per cibarsi venivano spesso raggiunte da altri
esemplari che si materializzavano all'improvviso da distanze inaccessibili all'occhio umano.
Da ragazzo gli uccelli beccai cui sparavo pi spesso erano gli astori. Perch ce
n'erano tantissimi e quando nei paraggi il loro numero cominciava a diminuire
andavo a cercarmeli lontano da casa, sempre pi lontano. All'inizio queste
spedizioni le facevo a cavallo. Poi, ormai abbastanza grande da avere la
patente e sempre che il prezzo della benzina non fosse troppo alto, partivo col
furgone. Gli astori sono grigi e blu e hanno penne come nebbia, e infatti
quando il cielo era velato sparivano di colpo e riapparivano e daccapo sparivano
e riapparivano e io ero emozionatissimo perch era una bella sfida sparare
per colpire un bersaglio non solo veloce ma per giunta quasi invisibile e
tuttavia io sparavo lo stesso, istintivamente, certe volte mancandoli (lo ammetto)
ma pi spesso colpendoli, e allora il mio proiettile gli affondava in corpo
strappandoli via dal cielo come se fossero legati a un cavo invisibile che finiva
nel mio pugno e la cui forza era tale da poterli tirar gi in un baleno, ignari e attoniti.
Al suolo, con lo splendido piumaggio tutto insanguinato e gli occhi sbarrati,
rimanevano immobili come se non fossero mai stati vivi.
Uccello beccaio adesso sai, dicevo loro piano.
Uccello beccaio adesso sai chi ha potere su di te, pur incapace di volare come tu
voli-, senza mai gioire, sempre con un velo di tristezza nella voce.
Perch tanta  la malinconia del Tiratore Scelto, quando la bella preda giace
inerte ai suoi piedi! Di questo mai un poeta ha parlato, e temo che nessuno lo far.
Quegli anni. Abitavo l ma passavo giorni e giorni in giro per la prateria e
spesso dormivo nel furgone, seguendo non so quale traccia di innominabile
desiderio che talvolta mi trascinava a sud fino alle San Bernardino Mountains
e nei vasti spazi deserti del Nevada. Ero un soldato in cerca del mio esercito.
Ero un tiratore scelto in cerca della mia vocazione. Nello specchietto retrovisore
del furgone una spirale di polvere fina e lontano davanti a me miraggi vaghi
che mi attiravano e lusingavano. Il tuo destino! Dov' il tuo destino! Guidando
con il fucile sul sedile accanto, talvolta con due fucili, la carabina e un
fucile a pallettoni, carichi e pronti a far fuoco. Certe volte, nel nulla del deserto,
con puerile spavalderia guidavo tenendo la canna del fucile poggiata sul
volante come per far fuoco attraverso il parabrezza in caso di necessit. (Ovviamente
non avrei mai fatto una cosa cos autodistruttiva!) Spesso vagavo per
giorni e settimane, e a quell'epoca mio padre era morto e mio zio era vecchio
e malandato e non c'era nessuno che mi controllasse. Non pi soltanto
gli uccelli beccai ma anche altri uccelli divennero i miei bersagli, principalmente
i corvi, poich su questa terra ci sono troppi corvi, e selvaggina tipo fagiani
e quaglie della California e oche, per abbattere i quali usavo il fucile a pallettoni,
anche se poi non mi mettevo a perder tempo andando a cercare i corpi l
dov'erano caduti dal cielo fulminati a mezz'aria.
Capitava che sparassi a conigli e cervi e altre creature, ma non da cacciatore.
Il Tiratore Scelto non  un cacciatore. Col binocolo, scrutando la prateria
e il deserto, cercando vita e movimenti. Una volta sulle pendici di una collina
nelle Big Maria Mountains (vicino al confine con l'Arizona) vidi quello che
mi sembr un volto - volto di donna, e capelli di un biondo innaturale, e
bocca di un rosso innaturale atteggiata come per un bacio - e pur cercando
di non inchiodarmi davanti a quell'apparizione non riuscii a proseguire, e
avevo le tempie che pulsavano, e i polsi che fremevano, e mi dissi che era
soltanto un cartellone e non una faccia in carne e ossa, e tuttavia continuava
a provocarmi e a prendermi in giro finch non ce la feci proprio pi e
puntai il fucile e procedendo a passo d'uomo feci fuoco pi e pi volte finch
non sentii allentarsi quella terribile pressione e allora proseguii, e nessuno
mi aveva visto. Adesso sai. Adesso sai. Adesso sai.
Ben presto la mia esaltazione arriv al punto che cominciai a sparare a pecore
e buoi, ovviamente dopo essermi accertato che non ci fossero testimoni,
e una volta persino a un cavallo che pascolava. Perch quant' facile tirare il
grilletto come mi avrebbero detto un giorno quelli dell'Agenzia. Parole dettate
da una saggezza antica che immagino sia la saggezza dei pionieri. L dove la
pallottola corre, il bersaglio muore. Sottile come poesia  Non  quale bersaglio la
domanda, bens e soltanto dove. Certe volte individuavo come bersaglio un
veicolo lontano sulla statale poco pi di una scheggia che avanzava rapidamente
e se non c'erano testimoni (nel deserto del Nevada era raro che ci fossero
testimoni) mentre i nostri due veicoli si avvicinavano alzavo la carabina e
puntavo dal finestrino abbassato e tenendo conto delle velocit combinate
dei due veicoli che si incrociavano tiravo il grilletto al momento opportuno; il
superbo controllo di nervi del Tiratore Scelto mi consentiva di non battere ciglio
anche se il bersaglio mi passava abbastanza vicino da poter vedere la faccia
del guidatore (o guidatrice); proseguivo quindi per la mia strada senza rallentare
n accelerare, osservando con calma nello specchietto retrovisore il bersaglio
sbandare bruscamente e finire fuori strada. Ammesso che ci fossero testimoni
erano soltanto uccelli beccai che si godevano lo spettacolo dall'alto del loro
cielo, e nonostante la finezza della loro vista gli uccelli beccai non possono
testimoniare. Quelle mie azioni non erano in alcun modo dettate da un desiderio
di vendetta bens e soltanto dall'istinto del Tiratore Scelto.
Spara! Spara a quei bastardi! era l'ordine mio padre, e che poteva mai fare un figlio se non obbedire?
Nel 1946 venni assunto dall'Agenzia. Troppo giovane per aver servito la patria
durante la guerra, mi dedicai a servire la patria in quell'intervallo di finta pace.
Poich il Male ha trovato dimora in America. Adesso non si tratta di Europa
e nemmeno soltanto di sovietici bens del Male in s che  approdato nel nostro
continente per sovvertire e distruggere il patrimonio americano. Perch il
Nemico Comunista  al tempo stesso straniero e prossimo a noi quanto un
vicino di casa. Al punto che tale Nemico pu davvero essere il nostro vicino di
casa. Male  il nome che diamo al nostro bersaglio come dicono in Agenzia. Male  ci che lo rende bersaglio.
...
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...
ROSLYN 1961.
...
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...
Non posso imparare a memoria le parole. Devo imparare a memoria i sentimenti.
Gli spostati sarebbe stato l'ultimo film dell'Attrice Bionda. Alcuni osservatori sostengono
che lo sapesse, che glielo si legga negli occhi. Roslyn Tabor sarebbe stata
la sua pi intensa interpretazione cinematografica. Non un affare biondo! Una
donna, finalmente. Roslyn confida all'amica pi anziana di lei di essere destinata
a ritrovarsi sempre al punto di partenza e Roslyn parla malinconicamente della
madre che non c'era e del padre che non c'era e del bell'ex marito che non
c'era e Roslyn che non  una ragazza bens una donna adulta di oltre trent'anni
confessa quasi piangendo: Ho nostalgia di mia madre e, noi capiamo che a
parlare  l'Attrice Bionda. Si lamenta di non avere figli, e noi capiamo che a
parlare  l'Attrice Bionda. Non ha mai finito il liceo. D da mangiare a cani affamati
e a uomini affamati. Assiste uomini anziani, feriti, distrutti dal dolore.
Sparge lacrime per uomini incapaci di spargere lacrime per se stessi. Insulta uomini
nel deserto del Nevada chiamandoli Bugiardi! Assassini mi convince a liberare
i cavalli selvaggi che hanno preso al lazo. Mustang selvaggi che sono essi
stessi selvagge e smarrite anime di maschi. Oh Roslyn, loro madonna luminosa.
Intensa e boccheggiante e luminosa come chi sia sull'orlo del precipizio. Dicendo:
Stiamo per morire tutti quanti, non  cos? Senza insegnare agli altri ci che
sappiamo. Roslyn  una creatura dell'Attrice Bionda e i suoi dialoghi cinematografici
sono un'imitazione dei dialoghi privati dell'Attrice Bionda e se l'intenzione
del marito drammaturgo che aveva scritto la sceneggiatura acquisendo i
dialoghi della moglie e di taluni drammatici eventi della sua vita era quella di
appropriarsi anche della sua anima, l'Attrice Bionda non gliene avrebbe mai fatto
una colpa. No. Noi esistiamo l'uno per l'altro e l'uno nell'altro. Roslyn  il tuo
regalo per me cos come Roslyn era il mio regalo per te.
Adesso che non lo amava pi.
Adesso che a legarli era solo la poesia. Una poesia di dialoghi, e una poesia di gesti ancora pi eloquente.
Gli era stata infedele, lui credeva di saperlo.
Con chi, con quanti, quando e come e con quanta intensit o passione o
anche sincerit non voleva saperlo. Adesso era un marito custode, un infermiere
di moglie famosa. (S, coglieva perfettamente l'ironia: in Gli spostati, la luminosa
Roslyn  l'infermiera di tutti.) Era stoico, paziente, rassegnato, e
quando non riusciva a farne a meno era pieno di speranza. Poich ormai del
suo ambizioso io giovanile non restava altro. Le sarebbe stato fedele finch lei
non avesse rifiutato anche il mero contatto della sua pelle. L'avrebbe amata
ben oltre quel momento. Poich quella non era forse la donna che aveva portato
in grembo suo figlio, non erano forse legati per la vita da un vincolo troppo
intimo e intenso e sacro per avere un nome? Lei non era pi la sua Magda,
e non era nemmeno la sua Roslyn, lui lo sapeva bene! - eppure l'avrebbe
assistita e l'avrebbe perdonata. (Sempre che lei volesse il perdono; chiss.)
Con estrema delicatezza le chiese: Sei sicura di voler fare questo film, Norma?
Ti senti abbastanza forte? - volendo dire stavolta senza farmaci, senza distruggersi
fino a morire tra le sue braccia impotenti; e lei, furente, offesa, gli
disse: Lo sono sempre, abbastanza forte. Nessuno di voi mi conosce.
Corriamo sbadati verso il precipizio, dopo aver posto davanti a esso qualcosa che lo celi al nostro sguardo.
Queste parole, copiate nel diario di Norma Jeane.
Non era ben certa di capire. Carlo le intendeva riferite a lei.
Le aveva regalato i Pensieri di Pascal prima che lei partisse per il set di Gli
spostati, a Reno. Carlo-il-suo-non-amante-che-per-la-amava.
La mia piccola Angela - siamo cresciute eh?
Chi se non H era stato scelto per dirigere Gli spostati. H lo stimato regista
di Giungla d'asfalto. L'Attrice Bionda ammirava H, che non vedeva da dieci
anni. Mi ha lanciata lui. Mi ha dato la mia prima vera opportunit. Aveva previsto
di abbracciarlo appena si fossero incontrati, ma poi quel volto rugoso,
quella pancia, quell'alito che puzzava di whiskey la scoraggiarono; occhi gelidi
e sfrontati pi iniettati di sangue dei suoi. H, che aveva seguito la carriera
dell'Attrice Bionda con l'attenzione perplessa e scettica di un padre che osservi
da lontano la vita di una figlia o di un figlio bastardi: progenie ripudiata
verso cui non  obbligato a sentire responsabilit paterna bens solo una vaga e
casuale affinit. Sicch l'Attrice Bionda quando se lo ritrov davanti a Hollywood
fren ogni slancio e forse ebbe addirittura una reazione di ripulsa
quando H prese le sue mani tra le proprie e le strinse con forza. Quella voce
stranamente cordiale, quel tono ambiguo che hanno gli uomini e che induce
le donne a chiedersi se le stiano trattando con affetto o con sufficienza o magari
in tutt'e due i modi. L'Attrice Bionda dandogli del lei, per rispetto. H
chiamandola dolcezza, come se non riuscisse a ricordarne il nome. H rivolgendosi
con molto pi rispetto al marito drammaturgo. H mettendola a disagio
con quelle occhiate sfrontate da uomo navigato e noto come intenditore
tanto di cavalli quanto di donne. H mettendola ancor pi a disagio ricordandole
il provino per Giungla d'asfalto - Ottenesti la parte girandoti e andandotene
via. L'Attrice Bionda gli domand cosa volesse dire - aveva provato come
tutte le altre, con l'unica differenza che lei aveva recitato le battute di Angela
distesa sul pavimento perch quella scena prevedeva che Angela fosse distesa
su un divano; e H rise e strizz l'occhio a Z (erano nello sfarzoso ufficio
di Z allo Studio, per la firma dei contratti) e insistette - No, dolcezza.
Tu ottenesti la parte girandoti e andandotene via. L'Attrice Bionda soffoc un
conato di vomito. Si riferisce al mio culo. Bastardo.
L'Attrice Bionda non riusciva pi a ricordare chiaramente se stessa come
Angela. Ricordare Angela significava ricordare Mr. Shinn, che lei aveva tradito,
sempre che lui non avesse tradito lei. Ricordare Angela significava Cass
Chaplin agli inizi della loro storia d'amore. La mia anima gemella l'aveva chiamata
Cass. La mia ombra bella. L'Attrice Bionda non voleva ricordare se stessa
prima di Angela, stellina ancora senza nome convocata nell'ufficio di Mr. Z per vedere il suo Aviario.
Adesso l'ufficio di Z era in un altro immobile dello Studio. L'arredamento
era ispirato all'Asia: folti tappeti cinesi, divani e poltrone di broccato, e alle
pareti pergamene antiche e acquerelli con deliziosi paesaggi. Z era conosciuto
nel mondo del cinema come l'uomo che aveva inventato MARILYN MONROE.
Quando lo intervistavano, Z si vantava con garbo di aver mantenuto la mia
ragazza sotto contratto mentre altri dirigenti dello Studio tra i quali l'allora
presidente avevano deciso di cacciarla. (Perch? Se ve lo dico non ci credete:
dicevano che non sapeva recitare, e non la ritenevano abbastanza bella.)
L'Attrice Bionda si ud ridere, civettuola e gioviale. Quel giorno si sentiva
bene. Era una delle sue giornate buone. Si sentiva in forma e era in forma.
Era convinta che Gli spostati sarebbe stato un gran bel film classico e che il
ruolo di Roslyn sarebbe stato la sua salvezza. Avrebbe fatto dimenticare alla
gente Sugar Kane e La Ragazza del Piano di Sopra e Lorelei Lee e le altre.
Non un affare biondo! Una donna, finalmente. ,
Ormai io non sono pi Angela, Mr. H. Non sono neanche Marilyn Monroe.
Non in questo film.
No? Strano, perch a me sembri proprio Marilyn Monroe, dolcezza.
Io sono Roslyn Tabor.
Quella era una buona risposta. A H era piaciuta, glielo leggeva negli occhi.
Ci sono dei cavalli, anche di razza, che per dare il meglio di s vanno frustati a
sangue. Ecco, io sono come quei cavalli. Avevo un sacco di debiti e avevo bisogno
di soldi, e mi arriv questo progetto, con gi dentro Marilyn Monroe. Come attrice
non la stimavo per niente. La maggior parte dei suoi film nemmeno li avevo visti.
Ero convinto che non mi sarebbe piaciuta, e che comunque non fosse una persona
affidabile. Io coi nevrotici suicidi non ho mai avuto pazienza. Ammazzati pure, se
vuoi, ma non rompere i coglioni al prossimo.  cos che la vedo io.
C' chi ha detto che ero pazzo di lei, e anche chi ha detto che l'ho trattata male
e che  stato questo a farla crollare. Stronzate. La storia vera ce l'aveva scritta negli
occhi. Irrimediabilmente iniettati di sangue, capillari scoppiati. Per fortuna che
Gli spostati avevamo deciso di girarlo in bianco e nero.
Reno, Nevada.  un film in bianco e nero come i ricordi. Un film degli anni
Quaranta, non dei Sessanta. Attori morti! Un film gi postumo.
L'Attrice Bionda si era imposta. Sar professionale sotto tutti i punti di vista.
L'Attrice Bionda e il marito Drammaturgo che lei non amava pi ma che
tuttavia continuava caparbiamente ad amarla (come avrebbero notato alcuni
testimoni) abitavano a Reno, in quello che sarebbe diventato l'inferno-di-Air-sfits, in una serie di stanze al decimo (ultimo) piano dello Zephyr Hotel, che
prendeva nome dalla Zephyr Cove. Il primo giorno di riprese, previste a partire
dalle dieci, gi alle nove l'Attrice Bionda si era rifugiata e chiusa in bagno
incapace di costringersi ad affrontare la propria immagine atterrita riflessa da
ogni specchio in cui si imbattesse e cacciando via persino il fido Whitey, accorso
a implorare Miss Monroe di dargli almeno modo di tentare. L'Attrice
Bionda era un fascio di nervi. Un fascio di emozioni. Zero pensieri coerenti!
Non aveva chiuso occhio per tutta la notte; o, se qua e l era riuscita a dormire,
allora non si era ancora svegliata e il suo cervello stordito dai barbiturici
era in uno stato di torpore catalettico anche se i suoi occhi erano aperti e era
riuscita a scendere dal letto e a infilarsi nel bagno. Rifiutandosi di aprire la
porta. Nonostante il marito Drammaturgo la scongiurasse di farlo. Nonostante
il marito Drammaturgo minacciasse di chiamare la portineria dell'albergo
per chiedere di mandar su qualcuno a rimuovere dai cardini la porta del bagno.
L'Attrice Bionda gli grid di andarsene via e lasciarla in pace, e a qualche
isolato da l c'era il set e alle undici e un quarto il marito Drammaturgo
si present sul set scusandosi per lei - Marilyn ha l'emicrania; Marilyn ha la
febbre; Marilyn ha promesso che oggi pomeriggio sar qui - e lo stimato regista
grugn e disse solo che allora l'avrebbero aspettata girando le scene che non
prevedevano la sua presenza e poi in privato dicendo che pregava Dio che se
la Monroe doveva proprio crollare che almeno crollasse prima e non dopo.
Chiusa in una stanza dello Zephyr Hotel a Reno, Nevada. Con la vista sulle
strade blindate al sole e sulle insegne al neon dei casin - $$$ - e in lontananza
una catena montuosa chiamata The Virginias, cime diafane e velate come
una scenografia da cui fosse stata drenata ogni traccia di colore. A quell'epoca,
Reno era la capitale del divorzio e quindi era logico che Roslyn si trovasse
l per divorziare - liberarsi - in quella citt in mezzo al deserto. Altroch
se era Roslyn! Sarebbe stata Roslyn fino alla punta dei piedi. Questo  il
ruolo della mia vita. Vi far vedere di cosa sono capace. Per si sentiva agitata.
Cercava di leggere il copione ma aveva la vista appannata. Era gi mezzogiorno
e invece avrebbe dovuto presentarsi sul set alle dieci, e comunque riteneva
di farcela ad arrivare sul set a met pomeriggio o al pi tardi inizio serata,
e sperava che H sarebbe stato comprensivo. H mi capir, lui mi vuole bene!
Per me  come un padre.  stato lui a lanciarmi.
Senza mai togliersi gli occhiali da sole in quel riverbero spietato e cocente
e cercando di evitare i fotografi e i giornalisti appostati come avvoltoi nell'atrio
dello Zephyr o per strada. Il set era precluso ai giornalisti, ma i luoghi
pubblici no. H imprecava dicendo che la Monroe si era tirata dietro branchi
di cani come una cagna in calore e che meno gli dava e pi loro pretendevano
e finivano col rompere i coglioni agli altri, compreso lui. Come sta Marilyn?
Come va il suo matrimonio? Finissime rughe chiare le erano comparse
agli angoli degli occhi e le incorniciavano la bocca, e quegli occhi un tempo
cos blu e belli erano ridotti a una ragnatela di capillari esplosi, sbiaditi come
per l'itterizia e ormai nemmeno un sonno di dodici ore sarebbe riuscito a riportarli
al loro antico splendore. Per fortuna che il film non  in technicolor, eh?
Prevedere cosa sarebbe uscito da quella voluttuosa bocca da Marilyn era difficile
quanto indovinare, o immaginare, quello che ci era entrato.
Aveva detto a H e agli altri, tutti uomini, che lei era Roslyn Tabor. Io
Roslyn la conosco bene. La adoro. Il che era al tempo stesso vero e non proprio
vero. Perch Roslyn  soltanto quello che vedono gli uomini. e quello che di
Roslyn gli uomini non riescono a vedere? Aveva detto a H che i dialoghi di
Roslyn erano poetici e belli ma che secondo lei Roslyn avrebbe dovuto fare
anche altro oltre consolare gli uomini e asciugargli il moccio del naso e farli
sentire ammirati e amati; perch, per esempio, Roslyn non poteva essere la
prima persona che il pubblico vede nel film, Roslyn che scende da un treno,
Roslyn che guida verso Reno, Roslyn in movimento e attiva anzich, come
da sceneggiatura, Roslyn quasi invisibile dietro una finestra al primo piano
mentre un uomo alza lo sguardo cercando lei? - e la scena successiva, poi,
con Roslyn che si guarda preoccupata allo specchio mentre si trucca! Al diavolo
le finestre, al diavolo gli specchi! Al diavolo il trucco! Perch cavolo Marilyn
- cio, R-Roslyn - non dobbiamo vederla bene, a figura intera? Pi ci
pensava, pi le veniva voglia di far tagliare un bel po' di quelle battute smancerose,
anche se erano frutto della penna di un drammaturgo premiato col Pulitzer.
Lei voleva nuovi dialoghi. E perch nel finale del film non poteva essere
proprio Roslyn a liberare i cavalli intrappolati? Roslyn sarebbe in grado di
farlo com' in grado di farlo il cowboy. La Monroe, non Gable. O magari
tutt'e due - la Monroe e Gable? Eh? Infervorandosi nel tentativo di spiegare
il proprio punto di vista e di far capire che era un punto di vista perfettamente
cinematografico, la Principessa Buona e il Principe Misterioso uniti per liberare
i mustang; certo, Gable poteva occuparsi dello stallone e lei poteva liberare
gli altri - Perch cavolo no? H la guard come se fosse pazza e tuttavia la chiam Dolcezza per calmarla.
Vi prego, date a Roslyn qualcosa in pi da fare," li aveva implorati.
Chiusi nel loro silenzio attonito.
Qualcuno avrebbe soffiato alla stampa che Marilyn aveva cominciato a fare
i capricci gi prima che il film entrasse in produzione. Marilyn stava avanzando le sue solite pretese assurde.
Tuttavia non l'avrebbero privata di Roslyn e dell'interpretazione pi intensa
della sua carriera. Roslyn era una sorella maggiore di Sugar Kane, senza farse e
numeri musicali. Senza ukulele e scene d'amore sensuali. Roslyn era problematica
in quanto vera e tuttavia (come qualsiasi spettatrice avrebbe capito sin dal
primo istante) di una verit sognata (in un sogno da uomini). Per diventare
Roslyn, lei non poteva restare Norma Jeane; poich Norma Jeane era pi sveglia
e scaltra e pratica; Norma Jeane era pi istruita, bench autoistruita. Quando
l'uomo di Roslyn, Gay Langland, parla di lei con tono elogiativo - Non mi
piacciono le donne istruite;  bello incontrare una donna che abbia rispetto per
gli uomini - Roslyn, anzich ridergli in faccia come avrebbe fatto Norma Jeane,
ascolta in silenzio e  lusingata. Oh le cose da uomo dette a Roslyn per lusingarla
e sedurla e turbarla! Roslyn, tu hai amore per la vita. Alla tua salute,
Roslyn, che tu possa goderla per sempre. Roslyn, come mai sei cos triste?
Roslyn, sei cos splendida che mi abbagli. Roslyn, smettila di illuderti di poter
cambiare le cose. Oh s, io posso cambiarle. State a vedere!
Il telefono stava squillando. Al diavolo, non avrebbe risposto. Si sarebbe lavata
la faccia e fatto un impacco agli occhi e avrebbe mandato gi un paio
di pillole e si sarebbe truccata e messi i pantaloni e una camicetta e gli occhiali
da sole e avrebbe lasciato lo Zephyr passando da un'uscita secondaria,
quella della cucina; aveva un'amica in cucina (era il tipo di ragazza che ha sempre
qualche amica nelle cucine degli alberghi), e sarebbe arrivata sul set, inattesa,
alle tre e venti del pomeriggio, adesso che stava decisamente meglio e si
sentiva tornare le forze gi al solo immaginare la faccia di quei bastardi. (Tranne
Clark Gable; lei venerava Clark Gable.) Si sarebbe trasformata in Roslyn:
capelli biondi sfavillanti di shampoo, trucco per accentuare il pallore lunare
della pelle, e vestitino bianco a V con le ciliegie rosse. La Principessa Buona
nella citt in mezzo al deserto! Sbalordendo la troupe avrebbe messo a frutto
quel che restava della prima giornata di riprese e preteso per la scena iniziale
tanti ciak quanti gliene occorrevano (davanti allo specchio della toeletta, parlando
con accenti tristi del proprio imminente divorzio all'amica anziana) per
abbattere anche le ultime tracce dell'armatura di Norma Jeane e far emergere
la tremante e insicura e indulgente Roslyn. Impressionando H, che non era
tipo da lasciarsi impressionare facilmente; H che dieci anni prima l'aveva trattata
con tanta supponenza, H che non la stimava, H il celebre regista che sperava,
lei lo sapeva maledettamente bene, che la Monroe crollasse quanto prima
per poter scritturare al posto suo un'altra e pi malleabile attrice.
Ma di Monroe ce n' una sola. Quella testa di cazzo deve rendersene conto.
Certe volte era un miracolo.  un clich ma in questo caso  la sacrosanta verit.
La Monroe si presentava con ore e ore di ritardo quando ormai girava voce che
fosse in qualche ospedale di Reno (quella notte aveva tentato di suicidarsi!) eppure
a un tratto eccola arrivare dolce e con l'aria contrita e balbettando scuse,
ed ecco scoppiare gli evviva anche se fino a due secondi prima non avevamo fatto
altro che maledire quella stronza. Quando arrivava sul set ci rendevamo conto
che non era affatto una stronza bens una forza della natura, qualcosa come una
tormenta o una scarica di fulmini, ci rendevamo conto che per prima lei era vittima
di quella forza della natura, e di colpo eravamo tutti pronti a perdonarla;
anche Gable, che aveva il cuore malato, diceva che quella poveraccia non poteva
farci niente, lui la capiva anche se ovviamente era tutt'altro che contento. E allora
Whitey e lo staff della Monroe si mettevano al lavoro sulla sua faccia come
per resuscitare un cadavere, e quella donna bionda dalla pelle bianca e quasi impossibile
da riconoscere la trasformavano nella Roslyn dalla bellezza angelica; e
sarebbe successo molte volte durante le riprese, forse fin troppe volte; e non sempre
si sarebbero levati gli evviva, e non sempre la stronza sarebbe stata trasformata
in angelo, per spesso. Quello che la Monroe emanava sul set e proiettava attraverso
l'obbiettivo era qualcosa che nessuno di noi riusciva a capire. Avevamo
visto centinaia di attori e di attrici ma mai nessuno come la Monroe. Perch certi
giorni a parte la pelle bianca come la luna sembrava decisamente scialba e ordinaria,
e come una dilettante interrompeva a met le scene e chiedeva di ricominciare,
e la maggior parte delle scene pretendeva di rifarle e rifarle e rifarle
dieci, venti, trenta volte, e da un ciak all'altro vedevi solo differenze minime che
per in qualche maniera andavano sommandosi le une alle altre mentre la Monroe
stessa andava prendendo forza, si faceva sempre pi forte mentre gli altri attori
erano sempre pi fiacchi e sfiniti, a cominciare dal povero Clark Gable che
non era pi un giovanotto e aveva l'ipertensione e problemi cardiaci, mentre la
Monroe no, la Monroe sembrava refrattaria alla stanchezza; cos com'era refrattaria
a H, che la odiava con tutto il cuore; o forse Marilyn credeva, forse Marilyn
aveva sempre creduto, che tutti dovessero amarla, che un'orfanella cos graziosa,
una trovatella cos tenera, non si potesse non amarla. Marilyn ci aveva contagiato
con una frase che ripeteva spessissimo - Quando ti tocca ti tocca e quando non
ti tocca no. Una frase che trovavamo particolarmente adatta a Reno, Nevada, patria
del gioco d'azzardo. Sicch sembrava non aver nessun peso con quante ore
di ritardo Marilyn si presentasse sul set, o quanto intronata, o sconvolta, perch
quando poi la vedevi emergere dal camerino vestita e truccata e gi perfettamente
nella parte era come se fosse posseduta da un'altra anima, si era trasformata in
Roslyn, e a quel punto come potevi avercela con Roslyn per le cazzate fatte da
Marilyn? Non potevi. Non volevi. E qualunque fosse la cosa che lei emanava sul
set e proiettava dentro gli obbiettivi della macchina da presa, durante la proiezione
dei giornalieri ti ritrovavi l a guardarla sbalordito pensando Chi diavolo ? Questa sconosciuta?
Garantito, nel suo genere Marilyn era proprio unica.
Questo succedeva prima. Quello che doveva succedere non era ancora successo.
In un sogno vigile di eccitazione e speranza stava scivolando a piedi nudi
lungo il primo piano della Captain's House. Le assi sconnesse del pavimento
e le finestre sghembe e l fuori il cielo velato e cupo. Lei sapeva che non era
ancora successo perch Baby era ancora comodamente rannicchiato sotto il
suo cuore. In una tasca speciale - un marsupio? - sotto il suo cuore. Baby non
era partito. Un giorno (con quanto impegno se l'era immaginato!) Baby sarebbe
diventato attore e sarebbe partito per uno dei suoi misteriosi viaggi di attore
e avrebbe abbandonato chiunque fosse stato fin l, ma questo sarebbe
successo in un futuro ancora molto lontano, e si trattava di un sogno fatto
apposta per consolare, no? Baby non l'aveva ancora lasciata in un fiotto violento
e grumoso di torbido sangue uterino. Baby era grande come un melone
di media taglia che le gonfiava il ventre in un arco che lei adorava carezzare. E
chiss perch ma tutto questo aveva a che fare con il mio buon rapporto con Roslyn
e con il film, che era alla terza settimana di riprese. E (che confusione!) forse
invece era un sogno, non suo bens di Baby (perch si comincia a sognare gi
nell'utero; certe volte, quando era ancora nell'utero di Gladys, aveva sognato
da cima a fondo la propria stessa vita!) quello che la vedeva entrare a piedi nudi
nella gelida e oblunga stanza dove lavorava l'uomo con cui viveva, l'uomo
con cui era sposata, l'uomo ritenuto il padre di Baby, e notare quei fogli sparsi
sulla scrivania; sapeva bene - eccome se lo sapeva! - che quei fogli non doveva
toccarli, perch le erano interdetti; tuttavia, come una bambina discola e
audace li prese in mano e lesse; e nel suo sogno quelle parole non erano
stampate bens pronunciate da voci d'uomo.
DOC: Mr........... temo di non avere buone notizie per lei.
Y: Cio...?
DOC: A parte qualche strascico di dolori occasionali e qualche sporadica perdita,
sua moglie si riprender perfettamente dall'aborto. Tuttavia...
Y (cercando di mantenersi calmo): Mi dica, dottore.
DOC: Temo che i suoi organi riproduttivi il suo utero sia alquanto malridotto.
Sua moglie ha avuto troppi aborti...
Y: Aborti?
DOC: (imbarazzato, da uomo a uomo): Temo che sua moglie... abbia avuto
svariati aborti, e tutti piuttosto brutali. Detto sinceramente, gi il solo fatto
che sia riuscita a concepire  un vero miracolo.
Y: Non ci credo. Mia moglie non ha mai...
DOC: Mr. ..., mi spiace davvero.
Y esce (di corsa? piano? come in un sogno)
GI LE LUCI (SFUMANDO)
FINE DELLA SCENA
Marilyn era cos spassosa! Diceva delle cose... Sapendo che sulle nostre
castigatissime riviste non avremmo potuto citarla, se ne usciva con delle sparate
tremende, per esempio quando lei e Gable stavano girando Gli spostati c'era
un'enorme attenzione da parte dei media e Life mi sped a Reno per intervistare
lei e gli altri attori e il regista e il marito Drammaturgo, tutti uomini, e
allora stavamo organizzando un incontro in un bar di Reno e io al telefono le
dissi una cretinata di quelle che dici quando sei nervoso, tipo come avrei fatto
a riconoscerla, che vestito avrebbe indossato o roba del genere, e lei, al volo,
con quella sua vocina conturbante, mi fa: Guardi, non potr sbagliare: appena
vede una con la fica, quella  Marilyn.
Maybe all there is is just th next things maybe all there is is just th next thing
maybe all there is is just just th next just th next thing maybe all there is
is just th next maybe all there is is is just is just th next thing: le parole di
Roslyn le si erano incagliate nel cervello e lei non riusciva a smettere di ripeterle
Maybe all there is is just th next thing come un mantra ind e lei era
una yogim che sussurrava la sua preghiera segreta Maybe all there is is just the next thing
Be',  una bella consolazione! pens.
La bocca piena di formiche rosse che la mordicchiavano mentre lei giaceva nell'apoplettica
immobilit di un sonno barbiturato. A bocca aperta. Le formiche
dovevano essere quelle minuscole formiche rosse del deserto del Nevada. Scaricato
a morsi il loro veleno, sparirono. Ma pi tardi Whitey le chiese preoccupato:
Miss Monroe, qualcosa non va? vedendo che, mentre la truccava, l'Attrice
Bionda aveva fatto una smorfia di dolore a met sorso del consueto caff
bollente corretto con una o due pasticche di codeina, e lei gli sussurr qualcosa
con una voce che Whitey quasi non riusc a udire, Whitey che in genere le
parole della sua padrona le udiva non solo roche e gracchiate da un capo all'altro
del set ma anche a chilometri e infine ad anni di distanza da lei in carne e
ossa: Oh, Whitey. N-non lo so. E rise, e di colpo scoppi a piangere. Poi
smise. Non aveva pi lacrime! Gli occhi si erano prosciugati come sabbia! Si
infil in bocca l'indice e tocc il palato bruciante. Era tutto una piaga, era pieno di bollicine.
Serio, Whitey disse: Miss Monroe, apra la bocca e lasci che dia un'occhiata.
Lei obbed. Whitey guard. La dozzina di lampadine da cento watt che incorniciavano
lo specchio rendevano la scena luminosa come un set cinematografico.
Povero Whitey! Era stranamente alto quasi un metro e novanta pur facendo
parte della trib degli gnomi al servizio dello Studio; spalle larghe, braccia
muscolose e morbida faccia gentile. La testa, ovale come un pallone da football, era coperta da una zazzera biancastra. I suoi occhi incolori erano miopi,
per accesi da una rassicurante ferocia. A parte gli occhi, lo si sarebbe potuto
prendere per un artista. Col solo aiuto di argilla e vernici era capace di plasmare
un volto. Quasi sempre.
Al servizio dell'Attrice Bionda quell'esperto in cosmesi si era fatto stoico;
sempre discreto, sempre nascondendo all'ansioso sguardo dell'Attrice Bionda
qualunque traccia di preoccupazione, timore, ripugnanza. Le disse piano:
Miss Monroe, lei dovrebbe farsi vedere da un medico.
No.
S, Miss Monroe. Vado a chiamare Doc Fell.
No, Fell non lo voglio! Mi fa paura.
Allora un altro medico. Sul serio, Miss Monroe.
... brutta? La bocca?
Whitey scosse il capo in silenzio.
Qualcosa mi ha morso. In bocca. Mentre dormivo.
Whitey scosse il capo in silenzio.
O allora potrebbe essere qualcosa nel sangue? Un'allergia? Una reazione ai farmaci?
Whitey rimase in silenzio, la testa china. Nello specchio illuminato, i suoi
occhi non si alzarono a incontrare quelli della padrona.
 da un sacco di tempo che nessuno mi bacia. Intensamente, voglio dire.
Come f-fanno gli amanti. Sicch mi pare che si possa escludere l'ipotesi di un
bacio avvelenato, no? Rise. Si sfreg gli occhi con le mani strette a pugno, anche se gli occhi erano asciutti come sabbia.
Whitey sgusci via in silenzio per andare a chiamare Doc Fell.
Quando torn col medico vide che l'Attrice Bionda aveva la testa china sugli
avambracci. Era scivolata in avanti come se avesse perduto i sensi, e respirava a
fatica. I capelli color platino erano stati lavati e acconciati per diventare quelli
di Roslyn. Non le avevano ancora messo l'abito di scena, e indossava un paio di
pantaloni di tela e un camice sudicio, e le muscolose gambe da ballerina erano
bianche e nude e piegate sotto di lei in maniera bizzarra. Il respiro era cos irregolare
e stentato che Doc Fell ebbe un attimo di panico. Sta morendo. Daranno
la colpa a me. Per riusc a farla riprendere, e le esamin la bocca, e la rimprover
per avergli disobbedito mischiando farmaci e per averlo tradito con altri
medici, e le avrebbe dato da prendere qualcosa per quelle piaghe, sempre che ce
ne fosse ancora bisogno. Poi Whitey torn a occuparsi del suo viso. Rimuovendo
il trucco gi applicato, pulendo delicatamente la pelle, cominciando daccapo.
Richiamandola bruscamente - Miss Monroe! - quando vedeva appannarsi
gli occhi e allentarsi la bocca gi carica di rossetto vermiglio. Sul set aspettavano
Roslyn ormai da due ore e quaranta minuti. Ripetutamente, con ostinato
accanimento masochistico, H spediva nel camerino dell'Attrice Bionda un assistente
per vedere quanto ci volesse ancora. Whitey mormorava evasivamente:
Poco. Comunque farci fretta non serve a niente, lo sa anche lui. La scena da
girare era pi complessa della precedente, prevedeva una gran quantit di inquadrature,
quattro attori, musica e danza. Gli uomini avrebbero fissato Roslyn
con un'intensit passionale nata dalla loro frustrazione, dalla loro tristezza, dalla
loro rabbia; la macchina da presa avrebbe registrato speranza e devozione e
amore scintillare nei loro occhi come riflettori. Quella scena apparteneva
a Roslyn. Roslyn avrebbe bevuto troppo e ballato da sola in maniera sgraziata ma
sensualissima e sarebbe corsa fuori nella romantica oscurit per abbracciare, in
un momento poetico, un albero, e il Principe Misterioso avrebbe declamato:
Roslyn, tu hai amore per la vita. Alla tua salute, che tu possa goderla per sempre.
Il marito ignorato. Sai una cosa, amico? - A nessuno piace essere spiato.
Amarla era la missione della sua vita, eppure in quella abbacinante citt in
mezzo al deserto si era reso conto che, nonostante tutta la sua devozione, poteva
non essere all'altezza del compito. Gli spostati avrebbe dovuto essere il suo
regalo d'amore per lei e invece stava trasformandosi nella tomba del loro matrimonio.
Aveva sperato di racchiudere in Roslyn la sua luminosa bellezza, e
non riusciva a capire dove avesse sbagliato, o perch dovesse aver sbagliato;
tuttavia lei era sempre pi brusca con lui, persino villana con lui, man mano
che il lavoro con il suo amante cinematografico Gable andava intensificandosi.
Sono geloso? Se  soltanto questo, se  soltanto ignobile gelosia, forse riuscir a conviverci.
Tuttavia lei continuava a imbottirsi di farmaci. Troppi, sempre di pi.
Mentendogli spudoratamente su quali e quanti ne prendesse. Era arrivata a un
livello di tolleranza tale da poter masticare e mandar gi pasticche di codeina
persino mentre parlava, mentre rideva, mentre faceva Marilyn davanti agli
altri. E loro a dire: Marilyn Monroe  cos spiritosa!" E loro a dire: Marilyn
Monroe  cos viva! Mentre lui, il marito ignorato, il marito ormai da quattro
anni, il marito-che-sembra-troppo-vecchio-per-Marilyn, il marito censore, se ne stava in disparte, a guardare.
Cazzo, te l'ho detto mille volte: non mi va di essere spiata. Se ti credi tanto
perfetto, amico, va' un po' a darti un'occhiata allo specchio"
Aveva il cervello guasto come un orologio da fiera eppure aveva un disperato
desiderio di migliorarsi intellettualmente. Disperato!
Non soltanto aveva letto e annotato per mesi e mesi L'origine delle specie.
Adesso c'era il libro che le aveva regalato Carlo. Oh, Pascal le faceva un tale effetto!
Pensieri cos moderni scritti in un'epoca cos antica, sembrava impossibile!
La storia dell' Origine delle specie riguardava il miglioramento delle cose, il
loro affinarsi nel tempo, riproduzione e trasformazione verso il meglio - ma
quel Pascal! Nel Diciassettesimo secolo! Un uomo cagionevole di salute e destinato
a morire giovane, a trentanove anni, era stato capace di mettere sulla
carta pensieri che lei riconosceva come i propri pensieri pi profondi, che non
sarebbe riuscita a esprimere neppure nell'euforia onnipotente di un sogno.
La nostra natura consiste di movimento; il riposo assoluto  morte... Il fascino
della fama  talmente potente da farci venerare qualunque cosa ne sia affetta, persino la morte.
Queste parole di Pascal, copiate a inchiostro rosso nel diario di Norma Jeane.
Carlo aveva dedicato il libriccino Ad Angel con amore da Carlo. Se soltanto uno di noi due dovesse...
Chiss, forse un giorno potrei avere un figlio da lui? Marlon Brando.
Rise. Oh s, era un'idea pazzesca ma... perch no? Non avevano bisogno di
sposarsi. Gladys non si era sposata. Il Principe Misterioso non era tipo da sposarsi.
Lei aveva trentaquattro anni. Altri due o tre anni di fecondit.
Il bacio dei due innamorati! Roslyn e il cowboy Gay Langland.
No. Voglio farne un'altra.
Daccapo, il bacio dei due innamorati. Roslyn e il cowboy Gay Langland.
No. Voglio farne un'altra.
Daccapo, il bacio dei due innamorati. Roslyn e il cowboy Gay Langland.
Erano innamorati freschi. Clark Gable che era Gay Langland che non era
pi un giovanotto, e Marilyn Monroe che era Roslyn che era una divorziata
non pi nel fiore della giovinezza. Tanto tempo fa nella sala buia. Ero una bambina,
ti adoravo. Il Principe Misterioso! Le bastava chiudere gli occhi e eccola
di nuovo a quell'epoca lontana nel cinema dove andava dopo la scuola e si
comprava il suo bravo biglietto e aveva ancora nelle orecchie le raccomandazioni
di Gladys Non sederti vicino agli uomini! Non parlare con gli uomini! e
alzava sullo schermo gli occhi eccitati per vedere il Principe Misterioso che era
proprio l'uomo che adesso l'aveva baciata e che a sua volta lei baciava con
tanto trasporto, avendo ormai dimenticato il dolore rovente nel palato; quel
bell'uomo bruno con i baffi sottili e sulla sessantina, il volto pieno di rughe
e i capelli radi e l'inconfondibile sguardo di chi si  scoperto mortale. Un
tempo ero convinta che tu fossi mio padre. Oh s, dimmi, dimmi che sei mio padre!
Quel film che  la sua vita.
Erano innamorati freschi e tra loro il sentimento era delicato e evanescente
come una ragnatela. Roslyn addormentata nel letto col corpo coperto soltanto
da un lenzuolo e Gay il suo innamorato chino delicatamente su di lei
per svegliarla con un bacio e Roslyn si desta di colpo e gli mette le braccia
nude intorno al collo e ricambia il suo bacio con una passione tale che per
quella manciata di secondi ogni dolore al palato e ogni paura e ogni tristezza
della sua vita svaniscono dimenticati. Oh, io ti amo! Ti ho sempre amato! Rivedendo
la foto incorniciata di quel bell'uomo appesa alla parete della stanza da
letto di Gladys. Cos tanto tempo fa eppure tutto cos vivido! La casa era la
Hacienda. La strada era La Mesa. Era il sesto compleanno di Norma Jeane. Vedi,
Norma Jeane, quell'uomo l  tuo padre. Roslyn era nuda sotto le lenzuola,
Gay era vestito. Essere nuda sullo schermo e con lo sfondo di un drappo di
velluto cremisi stropicciato significa essere esposta e vulnerabile come una
creatura marina strappata dalla conchiglia e che vergogna poi se a essere esposta
 anche la pianta dei piedi e l'oscuro brivido erotico di quella vergogna.
Quando si baciarono, Roslyn rabbrivid; si vedeva la pelle d'oca increspare il
suo pallore. Fameliche formiche rosse. Quelle piaghe minuscole le si sarebbero
incuneate nelle vene e le sarebbero sbocciate nel cervello e un giorno l'avrebbero distrutta, ma non adesso.
I baci dovrebbero bruciare. Adoro i tuoi baci, che bruciano.
La Monroe era superstiziosa e quindi era raro che vedesse i giornalieri, eppure
quella sera si present insieme a Gable nella saletta, e la scena che vedemmo
sullo schermo ci lasci sbalorditi per quant'era perfetta. H prese in disparte la
Monroe e le afferr le mani e gliele strinse forte e la ringrazi per il lavoro eccezionale
che aveva fatto. Dicendole: Cristo che meraviglia.  cos penetrante.
Va al di l del sesso. In quella scena lei era una vera donna e Gable un vero uomo.
Ti veniva di toccarli. Niente a che vedere con le stronzate che vedi di solito
al cinema. H si era scolato un paio di whiskey ed era l tutto pentito per
aver sparlato alle sue spalle in quelle settimane e per il piacere sadico con cui
spesso ci aveva fatti sganasciare dalle risate descrivendo i vari modi in cui gli
sarebbe piaciuto ammazzarla. Dolcezza, se mi vedi dubitare di te anche soltanto
un'altra volta ti autorizzo a prendermi a pedate nel culo, OK?
La Monroe fece una risatina maliziosa. Perch non nei coglioni?
Fleece, tu mi sei amica, vero?
Lo sai benissimo, Norma Jeane.
Ci sar pure un motivo se sei tornata nella mia vita.
Io ero l'unica che ti capiva.
 vero! Ti volevo tanto bene.
Anch'io ti volevo tanto bene, Mouse. .
Volevamo scappare insieme, Fleece.
L'abbiamo fatto! Non te lo ricordi?
Avevo paura. Per di te mi fidavo.
Oh, Mouse. Non avresti dovuto. Ero cattiva.
Non  vero, Fleece! Tu eri buona.
Forse con te. Ma dentro di me ero cattiva.
Con me eri gentile. Non l'ho mai dimenticato.  per questo che adesso voglio
farti dei regali. E metterti nel mio testamento.
Ehi, che c'entra adesso il testamento? Non mi piacciono questi cazzo di discorsi.
Neanche a me, ma bisogna essere realistici. Nel film che sto girando, a un
certo punto c' un personaggio che mi dice: Prima o poi dobbiamo andarcene tutti quanti.
Questa stronzata ti fa ridere?
Non volevo ridere, Fleece.  solo che certe volte mi viene da ridere anche se non voglio.
Comunque i discorsi sulla morte non li trovo affatto divertenti. Tu l'hai
mai visto un morto? Io s. Ne ho visti tanti, e pure da vicino. Ne ho sentito
l'odore. Ti assicuro che non sono divertenti, Norma Jeane.
Lo so, Fleece. Comunque quella faccenda del Prima o poi dobbiamo andarcene tutti quanti  soltanto un clich.
Un cosa?
Una cosa gi detta. Un sacco di volte.
 per questo che lo trovi divertente?
Te l'ho detto, Fleece, non stavo ridendo. Non ti arrabbiare.
Il fatto che qualcosa sia gi stata detta non significa che sia giusto riderne,
no? Anche perch ogni cosa che diciamo  gi stata detta.
Scusami, Fleece.
Quando eravamo all'orfanotrofio eri sempre triste. Eri un affarino sempre
triste che piangeva tutte le notti, e bagnavi il letto.
Non  vero.
Alle bambine che bagnavano il letto mettevano la cerata al posto del lenzuolo di sotto. Ti ricordi che puzza? Povera Mouse.
Ti ho detto che non  vero! Io non bagnavo il letto.
Cazzo se sono stata cattiva con te. Non avrei dovuto.
Fleece, guarda che con me non eri affatto cattiva! Anzi, mi proteggevi sempre.
Ti proteggevo. Per ero cattiva. Mi piaceva far ridere le altre bambine.
Facevi ridere anche me.
Mi faccio schifo, Norma Jeane. Quella volta ti presi il regalo di Natale e ti feci piangere.
Non  vero.
Invece s. Ti rubai la tigre. Le staccai la coda. L'ho fatto perch ero invidiosa.
Non ci credo, Fleece.
La piccola tigre di panno. Le staccai quella cazzo di coda. Ricordo che me la
tenni nel letto per un paio di giorni e poi la buttai. Perch mi vergognavo di quello che avevo fatto.
Oh, Fleece! Io credevo che tu mi v-volessi bene.
Eccome se ti volevo bene! Eri l'unica a cui volevo bene. Eri la mia Mouse.
Non avrei dovuto lasciarti. Ma sono stata costretta.
Tua madre  ancora viva?
Oh s, s che  viva.
Tua madre ti aveva abbandonata. E tu continuavi a piangere.
Mia madre era malata.
Tua madre era pazza e tu la odiavi. Ricordi? Avevamo deciso di andare a Norwalk e ammazzarla.
Non  vero! Perch dici queste cose orribili?
 vero. Avevamo deciso di dar fuoco all'ospedale e di farla bruciare viva.
Non  vero!
Non voleva firmare le carte per farti adottare.  per questo che la odiavi.
Io non ho mai odiato mia madre. Io a mia madre v-voglio bene.
Non preoccuparti, Marilyn. Non lo dico a nessuno.  un segreto tra te e me.
Fleece, questo non  un segreto.  una bugia. Io a mia madre ho sempre voluto bene.
Tu la odiavi con tutta l'anima, perch non voleva che ti adottassero. Quella vecchia strega non voleva firmare le carte.
Fleece, io non volevo essere adottata! Avevo una m-madre.
Ehi, lo sai che anch'io sono stata per un po' di tempo a Norwalk?
A Norwalk? Come mai?
Secondo te?
Eri... malata?
Chiedilo a loro. Quella gente ti fa quel cazzo che gli pare, e tu non puoi impedirglielo. Stronzi.
E quand' che sei stata a Norwalk?
Che cazzo ne so, quando. Un sacco di tempo fa. C'era la Guerra, mi ero arruolata
nelle Ausiliarie. Prima mi fecero il corso di addestramento a San Diego,
poi mi spedirono in Inghilterra. Ti rendi conto? Io, Fleece, in Inghilterra!
Comunque l dev'essermi successo qualcosa, perch mi hanno rispedita negli USA.
Oh, Fleece, mi spiace.
Io non ci penso pi. Avevo cominciato a vestirmi da uomo, per evitare di farmi rompere i coglioni.
Lo sai che stai proprio bene vestita da uomo? Ti ho riconosciuta subito, l
in mezzo alla folla. Saresti proprio un gran bel ragazzo.
Gi, solo che non ho il cazzo. Quando invece del cazzo hai la fica ti tocca
fare quello che vogliono i cazzi. Certi momenti mi veniva voglia di tagliarglieli
via tutti col mio coltello. Ero una tipa tosta, a quell'epoca. Ho molte pi paure
adesso di quante ne avevo allora. Volevo che la mia vita fosse piena di bellezza.
Ho abitato prima a Monterey, poi a San Diego, poi a Los Angeles. Ho seguito la tua carriera sin dall'inizio.
Speravo tanto che lo facessi, Fleece. Tu e tutte le altre mie amiche dell'orfanotrofio.
Ti ho riconosciuta subito. Marilyn. Ti ho vista in La tua bocca brucia.
Peccato che alla fine quella mocciosa non l'hai buttata gi dalla finestra. Io i
bambini non li sopporto! Quando ti ho vista in Niagara eri cos cresciuta e
cos bella che mi sembrava impossibile. Per quando tuo marito ti ha strangolata mi sono eccitata.
Fleece! Che cosa strana da dire.
Io dico solo la verit, Norma Jeane. Fleece fa sempre cos, lo sai.
 per questo che ti voglio bene, Fleece. Ho bisogno di te. Ti voglio nella
mia vita. Capisci? Cos ogni tanto possiamo parlare.
Potrei farti da autista. Guido molto bene, sai?
Adesso io sono Roslyn. Il personaggio di questo film che stiamo girando.
Non sono un'attrice, sono una donna. Cerco di essere buona. Sono una donna divorziata, una donna che gli uomini hanno ferito. Per sono serena. So che trover la strada. Abito a Reno, cio Roslyn abita a Reno. Ma non vado mai a giocare al casin, perch non farei altro che perdere.
Ho detto che potrei farti da autista.
Gli autisti li assume lo Studio.
Potrei essere la guardia del corpo di Marilyn.
Guardia del corpo?
Cos', credi che non sono abbastanza forte? Non sottovalutarmi, Norma Jeane.
Non sto...
Lo vedi questo coltello? Lo porto sempre con me. Per proteggermi dai pezzi di merda che vogliono rompermi i coglioni.
Buon Dio, Fleece!
Che c'? Ti fa paura?
Oh, Fleece... mettilo via, per favore. Non mi piacciono i coltelli.
Ma questo non  un coltello qualsiasi, questo  il mio coltello.  per proteggermi.
Fleece, sar meglio che tu lo metta via, davvero.
Dici? Dove? Dov' che dovrei metterlo?
Rimettilo dove l'hai preso.
Ma la lama? Dove dovrei metterla la lama?
Fleece, mi stai facendo paura. N-non volevo...
Cazzo, Marilyn, hai l'aria sconvolta. Cristo.
No,  solo...
Hai paura che ti faccia del male? Io? A te? Non lo farei mai.
Lo so, Fleece. Lo spero.
La mia piccola Mouse.
 solo che mi rende n-nervosa. Quel coltello.
Sbagli, perch questo coltello mi serve per proteggermi. Potrei proteggere anche te.
Lo so, Fleece. Ti ringrazio.
Metti che qualcuno si avvicina a Marilyn e le dice qualcosa di brutto o le
mette le mani addosso. Davvero, potrei farti da guardia del corpo.
Non lo so, Fleece.
Dev'esserci un sacco di gente che vuole far male a Marilyn. Io potrei proteggerti.
Non lo so, Fleece.
Altroch se lo sai!  per questo che mi vuoi nella tua vita.
Fleece, io...
OK, adesso metto via il coltello, eh? Ecco, niente pi coltello. Mai stato nessun coltello. Contenta adesso?
Grazie, Fleece.
Io ero l'unica che ti capiva. Non ti ho mai dimenticata. Sapevo che eri Marilyn per tutte quante noi.
Baciando Fleece, ho davvero osato baciare Fleece o invece era un sogno in cui
baciavo Fleece e Fleece baciava me (e mi mordeva!), e poi avevo le labbra
tutte gonfie? Baciando Fleece come se inalassi etere. L'intensit e l'odore di arancia e il mio cuore pieno da scoppiare.
Oh Dio Ti ringrazio.
L'anniversario. Il loro quarto anniversario arriv e pass di soppiatto.
Il marito ignorato. Scopr che non era solo Gable a incantarla (e probabilmente
a scoparla), che c'era anche il ben pi enigmatico Montgomery Clift. Alcolizzato
e torbidamente sensuale e squilibrato e con il viso straziato da un incidente
che l'aveva quasi ucciso l'anno prima; drogato di Benzedrina/Amytal
(endovena?); rintanato nella sua roulotte come un Dioniso annoiato, con l'inseparabile
bicchiere di vodka e pompelmo e con l'inseparabile giovane amante
maleducato, e refrattario alle interviste e persino ad avventurarsi nell'osceno
sole del Nevada prima di mezzanotte. Nella troupe di Gli spostati molti scommettevano
che Clift non sarebbe arrivato alla fine delle riprese e che fosse addirittura
pi a rischio della Monroe. Sai perch mi piace Monty Clift? Perch
 un Gemelli. Un cosa? Un Gemelli, come me. Troppo orgoglioso il marito
per ingelosirsi di un attore Omosessuale destinato a una brutta fine. Lei
not la luce triste nei suoi occhi e gli tocc la mano. (Il primo contatto da
giorni e giorni.) A un tratto lei era Roslyn, bionda crocerossina dalla bellezza
sfumata. Ehi, volevo soltanto dire che non so se Monty Clift sia davvero del mio
stesso segno ma che  come se lo fosse. Ti  mai capitato di conoscere qualcuno
che ti somiglia come se foste gemelli? Ecco, Montgomery Clift  il mio gemello.
Per il marito, quello di Clift era un mistero ancor pi oscuro e temibile di
quello della moglie, le cui tendenze suicide (ne era persuaso) avevano a che fare
solo con la perdita della loro creatura. Quel tremendo giorno nel Maine
aveva cambiato per sempre la loro vita. Il dolore perpetuo e logorante di una donna.
La donna  il suo utero, no?
Se non il suo utero, cos' una donna?
Da quel giorno nel Maine il loro rapporto era cambiato per sempre. Da
quando erano arrivati a Reno lei non lo voleva pi nel proprio letto. Eppure
era convinto che non avesse smesso di volere un figlio; forse lo voleva anche
pi di prima, ora che aveva compiuto un altro anno e che le sue condizioni di
salute si erano fatte pi instabili. Come previsto dal medico, aveva frequenti
dolori all'utero e perdite che la atterrivano. Mestruazioni dolorose come sempre, e irregolari.
Ovviamente non le aveva detto niente di ci che gli aveva detto il medico.
Dell'utero malridotto. Degli aborti brutali.
Quello sarebbe rimasto il suo segreto. Il fatto che lui sapeva, e che lei non poteva sapere che lui sapeva.
Se non il suo utero, cos' una donna?
Nel lieto fine di Gli spostati, Roslyn e il suo innamorato Gay Langland parlano
di avere dei figli. (Incuranti della differenza di et.) Dopo l'avventura dei
mustang presi al lazo e poi liberati, si dirigono verso casa. Guidati da una stella.
Norma, visto che non sono riuscito a darti un figlio nella realt, ti dar un figlio in questo tuo sogno.
Importava qualcosa il fatto che l'Attrice Bionda lo trattasse sprezzantemente
- lui, il mago delle parole? Nei giornalieri, Roslyn era un tripudio di sensibilit.
Quelli che odiavano l'Attrice Bionda venivano sedotti da Roslyn. Riconoscendo
che Roslyn era la pi complessa, la pi fine, la pi brillante di tutte le
interpretazioni di Marilyn; era un fatto risaputo e condiviso da tutti - anche
durante le riprese, anche con il continuo incombere della catastrofe. Roslyn
era come un bel vaso ridotto in frantumi e poi pazientemente e abilmente e
meticolosamente restaurato, frammento dopo frammento, scheggia dopo
scheggia, con pinzette e colla, finch alla fine si vedeva il vaso restaurato e non
si pensava al vaso in frantumi, n tantomeno allo sforzo titanico compiuto per
restaurarlo. La parvenza dell'integrit, della bellezza. Illusione?
La sto perdendo. Devo salvarla. Il marito ignorato non avrebbe mai confessato
neppure a se stesso di avere abbandonato la carriera di drammaturgo. Il suo
io pi profondo. La sua vita a New York insieme a quella gente di teatro che
lui rispettava come non poteva rispettare la gente di cinema. Certo, in H riconosceva
qualcosa del genio; ma un genio di tipo diverso dal suo: H si nutriva
di stimoli aggressivi, mentre lui aveva bisogno di solitudine, di introspezione,
di esplorare metodicamente la propria immaginazione. L nel West era diventato
servo non soltanto dell'Attrice Bionda, che divorava i propri servi con la
famelicit degli insaziabili, ma anche dello Studio; anche lui era nel loro libro
paga, anche lui era stipendiato. Aveva detto a se stesso che era soltanto una
cosa temporanea. Aveva detto a se stesso che Gli spostati sarebbe stato un capolavoro,
e che l'avrebbe riscattato. Un atto di amore coniugale che avrebbe salvato
il suo matrimonio. Ma la sua anima era altrove, a New York. Gli mancava
l'appartamentino sulla 72nd Street, col riscaldamento a vapore e i libri sparsi
dappertutto, gli mancavano le quotidiane passeggiate in Central Park, gli
mancava la rissosa compagnia di Max Pearlman. Gli mancava il suo io teatrale,
la parte giovane del suo io! Certo, da un capo all'altro del paese c'erano teatri
che mettevano in scena i suoi lavori; ma erano lavori che aveva scritto troppi
anni prima, allestimenti cui non aveva partecipato e cui non avrebbe avuto
tempo di partecipare anche se qualcuno gli avesse chiesto di farlo. Era diventato
un classico gi da vivo - destino inquietante. Come Marilyn Monroe idolatrata
da milioni di sconosciuti anche mentre la sua incarnazione era l che vomitava
nel bagno, la porta spalancata in maniera che lui, il marito disperato, il
marito respinto, fosse costretto a sentire. Ma senza fare domande.
A nessuno piace essere spiato, amico: chiaro?
E un'altra volta l'aveva trovata che si radeva le gambe nel bagno pieno di vapore,
la vista talmente offuscata o la mano talmente malferma da essersi procurata
decine di tagli su quelle splendide gambe snelle, su quella pelle di luna
che adesso sputava sangue da decine di minuscole bocche. I singhiozzi di rabbia
vedendo la sua espressione, gli occhi atterriti con cui la guardava: Vattene!
Chi ti ha detto di entrare? Vattene al diavolo! Sono cos brutta? Cos disgustosa?
Mister, guarda che se voi ebrei odiate le donne  un problema tuo, non certo mio.
L'aveva lasciata l, che gli sbraitava dietro. Aveva chiuso la porta. Forse lei
aveva visto nel suo volto qualcosa in pi della preoccupazione di un marito.
Da allora la osservava quasi di nascosto, senza commentare. Avrebbe voluto
dirle Io non voglio giudicarti. Voglio soltanto salvarti. Aveva accantonato definitivamente
il lavoro di drammaturgo. Di tutti quegli anni non gli restavano che
pochi frammenti, qualche abbozzo. Scene che cominciavano e terminavano in
un singolo foglio di carta. Aveva abbandonato La ragazza coi capelli biondi.
Gli era ormai impossibile credere nella propria ingenua visione di Magda, la
ragazza del popolo. Come aveva acutamente notato l'Attrice Bionda, Magda
sarebbe stata molto pi combattiva di come l'aveva immaginata lui. Ma lui la
sua Magda non poteva immaginarla altrimenti. Cos come non poteva pi
considerare Isaac come il suo io adolescente. I suoi Sogni di Allora erano finiti
da un pezzo. Di quell'Allora che per lui era stato uno sconvolgimento emotivo
ma anche una fonte di ispirazione artistica; da quando aveva sposato l'Attrice
Bionda gli era rimasto ben poco della vita precedente. Rahway, New Jersey, si
era fatta pi remota dei tormenti di Londra durante le riprese di Il principe e la
ballerina, quando aveva smesso di scrivere per cercare di salvare dal collasso la
moglie. (Non poteva invidiarle l'inatteso successo arriso alla Monroe per quel
film di cartapesta. I critici erano andati in estasi. Aveva persino vinto un premio
in Italia! Dove lui non sapevano neanche chi fosse.) Eppure non riusciva a
scrivere n di lei n del loro matrimonio. Tranne in privato, in segreto. Non
potrei mai tradirla. Metterla in piazza. Non lo far mai.
Perch la verit era che l'amava ancora. Stava aspettando di poter tornare ad amarla.
Anche se l'avesse ripudiato pubblicamente. Anche se avesse chiesto il divorzio.
Osservandola quasi di nascosto, senza commenti, senza giudicarla. Sta ingannando
se stessa. Lei non  Roslyn. Sta solo lottando allo spasimo per riuscire a
strappare questo film agli altri attori. Tutti uomini. I suoi rivali. L'Attrice Bionda
si considerava e veniva considerata dal mondo come una vittima, eppure nel
suo io pi profondo era rapace, spietata. L'aveva vista leggere L'origine delle specie
di Darwin con un'intensit tale da far pensare che stesse leggendo il proprio
futuro. Marilyn Monroe che leggeva Darwin! Nessuno ci avrebbe creduto.
Adesso stava leggendo i Pensieri di Pascal. Pascal! (Dove aveva preso quel libro?
Sbalordito quando l'aveva vista tirarlo fuori dal caos di una delle valigie,
sfogliarlo e mettersi a leggere piantata l davanti alla valigia, con la fronte aggrottata
e muovendo le labbra.) Ma adesso lei aveva smesso di parlargli di
quello che leggeva, e anche ammesso che scrivesse ancora poesie non gliele faceva
pi leggere. Aveva abbandonato le porcherie della Christian Science. Aveva
lasciato nella Captain's House tutti i suoi libri sulla storia degli ebrei e sull'Olocausto.
Una massa sanguinolenta che grondava sul pavimento sudicio della cantina.
A Reno, la sua rivalit pi accanita era con H. Perch H era uno di quegli
uomini che non sembravano fisicamente attratti da Marilyn Monroe. Di H
diceva: Sostengono che sia un genio. Te lo do io, il genio! L'unica cosa che gli
interessa sono i cavalli e il gioco d'azzardo. Ha accettato di fare questo film
soltanto per i soldi. Non ha il minimo rispetto per gli attori.
Il marito drammaturgo le chiese: E noi perch abbiamo accettato di fare questo film?
Tu probabilmente per i soldi. Io per non morire.
L'attore  vittima di una maledizione. Che lo costringe a cercare sempre e dovunque
un pubblico. E quando il pubblico se ne accorge, quando si accorge di questa
fame,  come se sentisse odore di sangue. La sua crudelt si scatena.
Un giorno H le url: Marilyn, guarda qui! - e lei niente. Guarda qui Erano
in esterni vicino a Reno, nel deserto, per la scena del rodeo. Un sole accecante,
almeno trentotto gradi all'ombra. H seduto sulla sedia pieghevole, panciuto
e zuppo di sudore, con quegli occhi sporgenti e fissi da Nerone pazzo
scolpito da una mano beffarda. Balz in piedi e corse verso di lei, pesante e
sgraziato come un vitello, e la afferr per un polso; in quelle settimane d'inferno
di sole e sabbia (era fine ottobre, ma sembrava come agosto) la Monroe
aveva piantato talmente tante di quelle grane che ci sarebbe piaciuto vederla
sbattere a terra l sulla sabbia rovente, e invece lei si volt di scatto e gli moll
una sberla, e lo graffi come una gatta. Quella donna aveva una tale furia animalesca!
Ricordo che mi cacai sotto dalla paura. H pesava una buona cinquantina
di chili pi della Monroe, ma con lei in quello stato non aveva la minima
speranza di farcela. La Monroe si divincol e scapp via e si chiuse nella roulotte
(dove c'era l'aria condizionata); poi, dopo qualche minuto, ci lasci tutti
di sasso ripresentandosi sul set col trucco rifatto, i capelli rimessi in piega (perch
Whitey e gli altri erano sempre a disposizione), ed era ridiventata Roslyn,
sorridente e tutta moine come un micio dopo la poppata.
Per farmi capire che lei non era Roslyn. Che lei non aveva niente a che vedere
con Roslyn. La Roslyn che ama quei falliti, che li accudisce. Per farmi capire che
poteva interpretare Roslyn cos come un virtuoso suona il proprio strumento. Niente
di pi. Voleva che lo capissi. A quel punto poteva finire la scena.
Fleece! L'aveva capito subito che poteva essere uno sbaglio, ma che diavolo! - 
come vedere la tua mano che fa un tiro di dadi sicuramente perdente. Devi per forza stare a guardare.
Le aveva pagato un biglietto d'aereo per venire a Reno e fermarsi una settimana
allo Zephyr Hotel per farle compagnia quando si sentiva gi di morale
e assistere alle riprese di Gli spostati. Per stringere la mano al leggendario
Clark Gable! A Montgomery Clift! Il marito non era d'accordo. Fleece era instabile,
lo si vedeva lontano un miglio, e lei aveva ribattuto: Perch, io invece
sarei stabile? "Marilyn"  stabile? E lui: Il problema non sei tu. Il problema
 quella donna che tu chiami "Fleet". Fleece. (Lui aveva incontrato Fleece a
Hollywood, su un marciapiede, per pochi minuti. Fleece imbronciata, con in
testa un sudicio cappello da cowboy e addosso una camicia di seta blu elettrico
e jeans neri attillatissimi che si incuneavano nella V dell'inguine scheletrico
e stivali in finta pelle. Aveva stretto la mano al Drammaturgo con esagerata
cortesia e dandogli del lei.) Norma Jeane disse: Fleece  l'unica persona
che mi conosce davvero. Che si ricorda della Norma Jeane dell'orfanotrofio.
Il marito le disse, pacato: E questa ti sembra una cosa positiva, tesoro?
Norma Jeane lo guard impietrita, incapace di parlare.
Tesoro. Non aveva ancora ucciso l'amore che quell'uomo nutriva per lei?
Fleece aveva accolto con entusiasmo l'invito a Reno come ospite d'onore di
Marilyn Monroe. Per restitu il biglietto aereo e decise di venire con il
Greyhound. Allo Zephyr avrebbe accumulato in tre giorni oltre trecento dollari
di servizio in camera, perlopi per alcolici. Avrebbe provocato danni alla
stanza con bruciature di sigaretta e macchie di liquidi vari; si sarebbe addormentata
nella vasca da bagno coi rubinetti aperti e l'acqua che grondava sul
pavimento e attraverso di esso fino alla stanza sottostante. (Danni che sarebbero
stati pagati da Norma Jeane.) Avrebbe impegnato il Bulova d'oro che
Norma Jeane le aveva regalato d'impulso togliendoselo dal polso (dono di Mr.
Z con dedica Alla mia Sugar Kane). Avrebbe impegnato svariati oggetti rubati
in albergo, compresa una lampada di ottone a forma di cavallo imbizzarrito
trafugata dopo averla avvolta nella tenda della doccia. Nei casin di Reno
avrebbe perduto letteralmente fino all'ultimo penny della posta di cento dollari
messale a disposizione da Norma Jeane. Non sarebbe andata neppure una
volta sul set di Gli spostati. Ubriaca fradicia, avrebbe baciato Norma Jeane in
bocca e con passione proprio davanti al marito Drammaturgo, che a sua volta
era leggermente sbronzo o fingeva di esserlo. Avrebbe piantato in asso Norma
Jeane e il marito durante una cena in un ristorante di Reno e alle prime
luci dell'alba sarebbe stata arrestata nel bar di un casin per aver ferito con un
coltello un croupier di blackjack e un addetto alla vigilanza e sarebbe rimasta
in cella con svariate accuse compresa quella di aggressione a mano armata
fino all'arrivo di Marilyn Monroe in persona (il tabloid National Enquirer
avrebbe pubblicato lo scoop con tanto di foto di una Marilyn assonnata in occhiali
scuri e rossetto sbavato che cercava di ripararsi gli occhi dal flash del fotografo)
che l'avrebbe fatta uscire previo pagamento di una cauzione di mille
dollari. Poco dopo si sarebbe dileguata da Reno, probabilmente a bordo di un
Greyhound, lasciando soltanto un biglietto per Norma Jeane infilato sotto la porta della sua stanza d'albergo.
CARA MOUSE
VIVI PER SEMPRE IN MARILYN PER TUTTE NOI!
LA TUA FLEECE TI VUOLE BENE
Il marito ignorato. Ud grattare alla porta. Di notte. Erano in camere separate
nella suite dell'albergo, lui su un divano nel salottino e lei in camera da letto a
bere Dom Prignon e a leggere e a scrivere con mano tremante sul suo diario
sgualcito Tra noi e il paradiso e l'inferno c' soltanto la vita, la cosa pi fragile del
mondo fino ad appannarsi la vista e poi cercando di scendere dal letto - un letto
cos schifosamente alto! - con le gambe talmente fiacche da dover arrancare
carponi come un neonato fino alla porta ma era la porta sbagliata, non era la
porta del bagno; lui l'avrebbe trovata nuda (lei dormiva sempre nuda) e tremante
e che raspava con le unghie la porta e si sarebbe reso conto con disgusto
che aveva insudiciato se stessa e la moquette. Non per la prima volta.
Maybe all there is is just th next thing
Quella volta Marilyn venne da sola, con noi, a girare per bar e casin, e all'Horseshoe
Casin trovammo H che giocava a dadi, e che ci fece segno di
raggiungerlo. H era un giocatore incallito e come tutti i giocatori incalliti la
sua paura non era di perdere bens di dover smettere di giocare e lasciare il casin
per tornare da solo nella sua stanza d'albergo. H sbronzo e in vena di piagnistei
adesso che restava s e no una settimana di riprese di Gli spostati e che
continuava a ripetersi che quel film aveva tante probabilit di trasformarsi in
capolavoro quante ne aveva di trasformarsi in disastro totale. H prese la mano
della Monroe e la baci. Che tipi, quei due! Sul set litigavano talmente tanto
che quando si incontravano in occasioni come quella nessuno dei due era in
grado di ricordare come si fossero lasciati quel giorno, chi dei due l'avesse preso
nel culo, chi dei due dovesse le proprie scuse all'altro, o se una volta tanto
avessero chiuso in pari. H, che quella sera era sopra di qualche centinaio di
dollari, diede alla Monroe cinquanta dollari e le disse di puntarli, e la Monroe
con la sua vocetta da bambina gli rispose che lei non voleva giocare poich era
sicura di perdere visto che le probabilit erano contro di lei, e H la interruppe
come farebbe un regista, senza rendersi conto di essere sgarbato, dicendo:
Dolcezza, lascia perdere le chiacchiere e tira quei cazzo di dadi, al che la
Monroe rise con la risatina stridula di quand'era nervosa, come se da un singolo
lancio di dadi dipendesse la sua vita, e tir i dadi, e vinse; ci tocc spiegarle
come e perch avesse vinto (i dadi sono un gioco complicato); lei ringrazi
sorridendo tutti quelli che applaudivano e poi disse a H che voleva smettere
finch vinceva, perch era certa che se avesse ritentato avrebbe perso, e H la
guard stupito e disse: Dolcezza, ma questa non  Marilyn. Non la Marilyn
che conosco io. Cazzo, devi essere sportiva! Abbiamo appena cominciato. La
Monroe sembrava spaventata. (C'era un sacco di gente che osservava la scena,
e anche qualcuno che scattava foto, ma non era di loro che Marilyn aveva paura.
Vedersi guardata dalla gente, sentirli bisbigliare Quella  Marilyn Monroe! la
faceva sentire protetta e al sicuro.) Disse: Cosa? Vorresti giocare finch perdi?
H disse: Proprio cos, dolcezza. Bisogna giocare finch non resta pi niente da perdere.
Fu quello che fecero, quei due, quella notte all'Horseshoe Casin, nella nostra ultima settimana a Reno, Nevada.
Il marito ignorato.
Avrebbe detto, troppo afflitto per preoccuparsi dell'uso che avrebbero fatto
di quelle parole: Le ho dato Gli spostati ma lei mi ha lasciato lo stesso, la amo e non capisco.
La fiaba. Alcuni film li fai e te li scordi mentre li stai girando e non ti preoccupi
di vedere neanche le anteprime, e altri film ti prendono talmente tanto che
non te li scordi pi e li vedi e li rivedi decine di volte sino a innamorartene e
finisci per convincerti di avere amato minuto per minuto l'esperienza delle riprese
di quel film cos come alla fine vorresti convincerti di avere amato attimo
dopo attimo l'esperienza della tua misteriosa esistenza. Sicch noi ci innamorammo
della fiaba di Gli spostati. Ci innamorammo della Monroe e di Gable
innamorati. Erano la Principessa Buona e il Principe Misterioso, che camminavano
nel tramonto del deserto sussurrandosi frasi dolci e ridendo. La
Monroe abbracciata stretta a Gable. Una bambina in cerca di coccole. Adesso
che Gable aveva compiuto sessantanni sembrava improvvisamente solido come
una roccia. Con quel suo bel volto maschio e schietto, e le rughe che lo segnavano
come le increspature del tempo segnano la pietra.
Cos, credevi che Gable fosse magico? Che Gable non potesse morire come tutti
voi, per un attacco di cuore nel giro di qualche settimana?
Adesso che la Monroe aveva compiuto trentacinque anni ti rendevi conto
che non sarebbe mai pi stata la Ragazza del Piano di Sopra, non con quei
capelli che sembravano precocemente incanutiti, ciocche sbiancate nell'allungarsi
delle ombre, e quegli occhi - occhi ancora splendidi ma sempre umidi e
pronti ad appannarsi (per mai davanti all'obbiettivo; l'obbiettivo che era l'amante
immutabile della Monroe) come se anche quando eri l davanti a lei e le
parlavi lei non vedesse realmente te bens qualcosa che si sovrapponeva a te,
immagini come quelle che nei sogni appaiono improvvise e si sovrappongono
alle altre e poi sfumano e scompaiono senza lasciare memoria di s, anche se
poi il pi delle volte la Monroe rispondeva a tono e spesso anche in maniera
divertente, allegra, facendo Marilyn per farti ridere. In quella scena: la Principessa
Buona in camicia e pantaloni di tela e stivali e il Principe Misterioso in
tenuta da cowboy, avvolti dalla penetrante fragranza dell'artemisia. Col sottofondo
musicale cos sfumato che quasi non lo senti. Con Reno che balugina
in lontananza come una strana fosforescenza sottomarina.
Lei che diceva: Che strano, finire cos! e lui che rispondeva: Dolcezza,
per te la fine  ancora lontana. Lei: Mi riferivo a finire qui, nel deserto del
Nevada. Mr. Gable... Quante volte ti ho detto di chiamarmi "Clark", Marilyn?
E dammi del tu. C-Clark! Lo sai che quando mia madre era piccola
diceva che tu eri mio padre? gli disse lei con trasporto, e subito si rese conto
dello sbaglio e si corresse: Cio, quando io ero bambina lei diceva che tu eri
mio padre. Gable rise, una risata probabilmente sincera. Disse: Cos tanto
tempo fa! Lei protest: Ehi, guarda che non  mica passato tanto tempo da
quando ero bambina. E lui, affabile: Cavolo, Marilyn, sai bene che sono
vecchio, no? Oh, Mr. G-Gable, lei non sar mai vecchio. Quelli come noi
vanno e vengono. Io sono solo una bionda, e di bionde ce ne tante. Ma lei,
Mr. Gable, lei rester per sempre. Lo stava implorando, e Clark Gable era
una persona troppo sensibile per non concederle quell'illusione. Se lo dici tu,
dolcezza. I ripetuti attacchi di cuore gli avevano lasciato dentro un gran senso
di fragilit, eppure, diversamente dagli altri, non aveva mai protestato n per i
ritardi nelle riprese n per il continuo stress provocato dal comportamento imprevedibile
della Monroe.  una ragazza che ha dei problemi. Se non ne avesse,
non ne creerebbe. Rassegnato a lavorare sotto quel sole ustionante e a girare scene
fin troppo movimentate per un uomo della sua et, durante una delle quali
fin accidentalmente impigliato in una fune e si ritrov trainato da un furgone
che filava a settanta chilometri l'ora. Oh s, Gable sapeva di essere mortale!
Eppure aveva una nuova moglie, giovane. E la moglie era incinta. Questo non
significava forse che sarebbe vissuto ancora a lungo, per veder crescere il figlio?
Nella vecchia Hollywood avrebbe significato proprio questo.
La fiaba. L'Attrice Bionda si sarebbe ritrovata a credere anche lei a quella fiaba
che un uomo aveva scritto per lei come dono d'amore. Si sarebbe ritrovata a
credere non solo che la luminosa Roslyn potesse salvare il piccolo branco di
cavalli selvaggi ma che salvare i cavalli selvaggi fosse una cosa possibile. Sei superstiti
su chiss quante centinaia, e tra quei sei una puledrina. Una puledrina
che galoppava trepidamente accanto alla madre. Presi al lazo e imbrigliati da
uomini disperati, ma che nondimeno era possibile salvare. Dalla mannaia del
beccaio e dal finire macinati dentro scatole di carne per cani. Fiaba spoglia di
ogni romanticismo da vecchio West, spoglia di ogni ideale di coraggio virile,
fiaba densa di realismo malinconico da sbattere in faccia alle platee americane!
Roslyn da sola avrebbe salvato i mustang grazie al lento montare della propria
furia femminile. Roslyn da sola con quella corsa in pieno deserto in una
scena concepita con somma cura dall'Attrice Bionda e dal suo regista, che le
avrebbe consentito di sfogare a pieni polmoni la propria rabbia contro la crudelt
dell'uomo. (Ma niente primi piani. Non voglio primi piani di me che
urlo.) A quegli uomini avrebbe gridato Bugiardi! Assassini! Perch invece non
vi uccidete tra voi? Avrebbe gridato nel nulla del deserto del Nevada fino a logorarsi
la gola. Fino a sentirsi scoppiare di dolore la bocca crivellata di piaghe.
Fino a farsi schiantare altri capillari negli occhi gi doloranti. Fino a farsi battere
il cuore come se volesse esplodere. Vi odio! Vorrei che moriste! Maledizioni
forse dirette ai pochi uomini della sua vita di cui ancora ricordasse il volto, o
forse a quegli uomini privi di volto che costituivano lo sconfinato mondo in
attesa dietro l'abbacinante barriera dei flash dei fotografi e dietro il fondale di
velluto cremisi. Maledizioni forse dirette a H che aveva resistito al suo fascino.
Forse dirette a se stessa nello specchio. Quella mattina aveva detto a Doc Fell
di non volere nessun trattamento (nonostante il sonno barbiturato di quella
notte) e adesso per provare piet e orrore e rabbia davanti allo spettacolo dei
cavalli intrappolati non aveva avuto bisogno di nessuna droga. Era convinta
che non avrebbe mai pi avuto bisogno di droghe. Quanta energia! Quanta
gioia! Sicura di potersene tornare a Hollywood da sola, e di potersi comprare
una casa, la sua prima casa, e di poter viverci da sola, e di poter lavorare solo a
progetti che le piacessero; di poter diventare la grande attrice che le era stata
data l'opportunit di diventare; non pi intrappolata dagli uomini; non pi
privata del suo io pi autentico. L'Attrice Bionda stava interpretando rabbia,
furia. Finalmente. Sempre che (come avrebbero sostenuto alcuni osservatori)
quella che come corrente elettrica le squassava il corpo non fosse affatto un'interpretazione bens un'emozione autentica.
Bugiardi! Assassini! Vi odio."
Settimane di ritardo rispetto al programma. Centinaia di migliaia di dollari in
pi rispetto al bilancio. Il pi costoso film in bianco e nero di tutti i tempi.
Tutto a causa della nostra Marilyn. Grazie infinite.
Stavolta non ci sarebbe stata nessuna sontuosa anteprima del nuovo film della Monroe.
Nessun corteo di limousine lungo l'Hollywood Boulevard davanti a migliaia
di ammiratori urlanti. Nessun ricevimento al Grauman's. Niente schiuma
effervescente di Dom Prignon fuoruscita dal calice e colata lungo il
braccio nudo dell'Attrice Bionda. Quando il film usc, Clark Gable era morto da
qualche mese. La Monroe aveva divorziato da qualche mese. Al botteghino,
Gli spostati sarebbe stato un fiasco. Era un film sgradito allo stesso Studio che
l'aveva prodotto, nonostante le recensioni positive e l'elogio dei critici alle interpretazioni
di Gable, della Monroe e di Clift. Sarebbe stato bollato come
film particolare, artistico. Aveva una sua rozza integrit. I personaggi sembravano
attori in disarmo. Volti famosi eppure irriconoscibili. Guardavi Gay
Langland e pensavi Sbaglio o questo qui un tempo era Clark Gable? Guardavi
Roslyn Tabor e pensavi: Sbaglio o questa qui un tempo era Marilyn Monroe?
Guardavi il devastato campione di rodeo Perce Howland e pensavi: Buon Dio!
Ma questo qui era Montgomery Clift! Gente che avevi conosciuto quand'eri
bambino. Gay Langland era un tuo zio scapolo; Roslyn Tabor un'amica di tua
madre, una giovane divorziata di provincia. Malinconia di provincia e fascino
perduto. Forse tuo padre era segretamente innamorato di Roslyn Tabor! Chiss.
Il campione di rodeo era un uomo alla deriva, occhi tristi, volto sfigurato,
corpo scheletrico. Di quelli che vedevi la sera davanti alla stazione dei pullman,
che fumava e lanciava occhiate spettrali. Ehi, di' un po': mi conosci? Erano
americani qualsiasi degli anni Cinquanta, eppure per te erano misteriosi perch
li avevi conosciuti tanti anni prima quando il mondo era misterioso e persino
la tua stessa faccia, vista in uno specchio, per esempio nello specchio del
distributore automatico della stazione dei pullman o nello specchio scheggiato
di un cesso pubblico, era un mistero impossibile da risolvere.
Un giorno, nella sua casa al 12305 di Fifth Helena Drive, a Brentwood, Norma
Jeane avrebbe scoperto: Tutto ci che Roslyn era, era la mia vita.
...
.
...
CLUB ZUMA.
...
.
...
Ehi, ma...?
Sbalordita nel vedere l'Amica Magica l sul palco e il balletto eseguito davanti
agli specchi. Luci lampeggianti/vorticanti. I Wanna Be Loved by You. Marilyn
Monroe con l'abitino di crpe bianco, corpetto a fasce e gonna plissettata,
e il balenare delle mutandine al sollevarsi della gonna per un'improvvisa
folata d'aria. Il pubblico grida. Gambe tornite divaricate. Inarca la schiena
mugolando di piacere e il pubblico ulula, fischia, batte mani e piedi in mezzo
a una nube di fumo bluastro e musica assordante. Oh, perch mi hanno
portato qui? Io non voglio stare qui. Chioma biondo platino sulla testa dondolante
della ballerina. Sosia di MARILYN MONROE tranne per la faccia che 
pi lunga e la mascella pi prominente e il naso pi grosso. Bocca voluttuosa
e occhi blu scintillanti come cristalli di rocca. Grossi seni trattenuti a stento
dal corpetto. La ballerina comincia a ondeggiare e dondolarsi su quei suoi
tacchi a spillo, a dimenare tette e culo. Mari-lyn! Mari-lyn! La folla si spancia.
Oh no, vi prego, smettetela. Noi non siamo pezzi di carne per farvi ridere. No!
Notte profumata di gelsomino e colonia Jockey Club, e ecco Norma Jeane
farsi piccola piccola dietro gli occhiali da sole, Norma Jeane con la chioma
nascosta da un turbante di seta bianca, e pantaloni di seta bianca a sbuffo e
giacca da uomo prestatale da Carlo. Oh no, perch mi ha fatto questo? Perch mi
ha portato qui? Pensavo che mi volesse bene. La ballerina  brava, dimena quel
suo corpo voluttuoso nell'accelerazione frenetica della copula. Bacino come un
martello pneumatico. Punta tumida e rosa di lingua affacciata tra le labbra
rosse. Ansimando, gemendo. Carezzandosi il grosso seno pronto a esplodere. Il
pubblico freme di piacere! Non gli basta mai! Oh no, perch? Farli ridere di noi?
La ballerina  sull'orlo del parossismo, strabuzza gli occhi e il sudore le stria il
petto lasciando sul bianco trucco da clown rivoli che sembrano nervi. Ritmo
irrefrenabile! Pubblico insaziabile!  come scopare. Il ritmo cresce, irrefrenabile.
Negli specchi la ballerina che si sfila i guanti bianchi lunghi fino al gomito,
che li lancia sulla folla in delirio. I wanna be loved by you by you by nobody else
but you. Che si sfila le calze e le lancia. Che si sfila il corpetto - Ohhhh!- il
pubblico del Club Zuma impazzisce. Il Club Zuma una nube di fumo bluastro.
Le sigarette marocchine di Carlo. Carlo che ride con gli altri. La ballerina
si dimena in mezzo a spirali di fumo e musica assordante, ostenta i seni
enormi spremendoli come se fossero di gommapiuma, capezzoli rosa-neon grandi
quanto acini d'uva e ecco che si sfila la gonna e la lancia e la ballerina dimena
il culo carnoso e volta le spalle al pubblico ululante e si china e si allarga
le natiche - Ohhhhh! il pubblico rantola, grida - la ballerina adesso nuda
lustra di sudore impastato di cipria bianca che le stria la schiena brufolosa e
poi si volta daccapo per rivelare con gesto trionfale il lungo pene assicurato
con nastro adesivo color carne all'inguine depilato e questo nastro adesivo
lui/lei lo stacca con un grido Wanna be loved be loved be loved be loved e adesso
il pubblico del Club Zuma  impazzito davvero, inneggia alla ballerina e al
pene semieretto freneticamente sballonzolante
MARI-LYN! MARI-LYN! MARI-LYN!
...
.
...
DIVORZIO (RIPRESA).
...
.
...
Una volta che la parte sia preparata ed elaborata in ogni suo dettaglio...
l'attore la interpreter sempre correttamente anche quando gli mancher l'ispirazione.
Michael Chekhov
To the Actor.
...
.
...
1.
...
.
...
Mi spiace. Oh, scusatemi. Non r-riesco proprio a dire altro.
In questo cinegiornale noto come La Conferenza Stampa del Divorzio, l'Attrice
Bionda, appropriatamente vestita di nero,  pallida come una geisha. Come
Chrie in Fermata d'autobus sembra molto pi pallida di chi le sta intorno,
pi simile a un manichino o a un clown che a una donna in carne e ossa. Le
labbra sono state ridisegnate con matita rosso-porpora per farle apparire pi
larghe e piene di quanto siano in realt. Gli occhi, apparentemente arrossati per
le lacrime, sono stati accuratamente truccati con ombretto blu chiaro e rimmel
marrone scuro intonato alle sopracciglia. Come sempre capelli biondo platino,
laccati. Questa  MARILYN MONROE ma  anche una donna confusa, ferita. Il
suo  l'atteggiamento di chi sia al tempo stesso inquieto e ansioso di piacere.
Mentre pronuncia parole destinate a venir registrate da decine di giornalisti 
come se improvvisamente avesse dimenticato il copione. Avesse dimenticato se
stessa. Sembra non ricordare chi : MARILYN MONROE. Indossa un elegante
completo di lino nero con una diafana sciarpa celeste annodata al collo, calze di
nylon scure, e scarpe col tacco a spillo. Niente gioielli. Niente anelli: le mani
tremanti sono visibilmente prive di anelli. (S: ha gettato la fede nuziale nel
Trucker River di Reno, Nevada, come la divorziata Roslyn Tabor. Una vecchia
tradizione di Reno!) Impressionante vedere MARILYN MONROE cos fragile e
smagrita; i convenuti sono stati debitamente informati di come ella abbia recentemente
perduto tra i cinque e i sei chili. Di come soffra di stati d'ansia
da quando ha divorziato (in Messico) dal marito Drammaturgo dopo quattro
anni di matrimonio e dalla tragica perdita dell'amico e collega attore Clark Gable.
Come una vedova. Quei cinici bastardi devono vederla come una vedova afflitta
da una perdita irreparabile, non come una divorziata felice per essersi liberata di un matrimonio defunto.
Pur riuscendo a farfugliare risposte pi o meno coerenti alle domande su
Clark Gable - quanto intima fosse la loro amicizia, cosa ne pensasse delle accuse
della vedova dell'attore che sosteneva che MARILYN MONROE era direttamente
responsabile dell'attacco di cuore di Gable per via dei ritardi e delle
complicazioni che aveva causato alla produzione di Gli spostati con conseguente
stress eccetera eccetera -, faceva scena muta davanti alle domande sul suo ex
marito. Sui suoi ex mariti. Il Drammaturgo e l'Ex-Atleta. Tranne per esprimere,
con un sussurro cos fioco che il suo avvocato divorzista, impalato accanto
a lei, dovette ripetere le sue parole, il proprio infinito rispetto nei loro confronti.
Sii naturale. Di' quello che senti. Se non senti niente di' quello che immagini che sentiresti se non fossi stordita dal Demerol.
Sono due g-grandi uomini. Due grandi americani. Io li rispetto per quello
che hanno fatto e per i risultati che hanno ottenuto nei rispettivi campi anche
se io come donna non s-sono riuscita a rimanere al loro fianco come moglie.
Comincia a piangere. Si porta un tovagliolino - no,  un fazzoletto bianco
- agli occhi. La voce stentorea dell'inviata di un giornale scandalistico osa chiedere
se MARILYN MONROE riconosca di aver fallito come moglie, come donna,
come madre, al che si ode un collettivo rantolo di sdegno davanti a tanta
sfrontatezza (proprio la domanda che tutti morivano dalla voglia di fare!); l'avvocato
dell'Attrice Bionda aggrotta la fronte, e dietro di lei il consulente mediatico
dello Studio aggrotta la fronte, ovviamente nessuno pretende che l'Attrice
Bionda risponda a una domanda cos ignobile, ma lei, coraggiosamente,
sollevando gli occhi affranti in cerca della nemica, dice: Per tutta la vita ho
s-sempre cercato di non fallire. Ho cercato con tutte le mie forze! Ho cercato
di farmi adottare per andarmene dall'orfanotrofio. Al liceo ho cercato di primeggiare
in tutti gli sport. Ho cercato di essere una brava moglie per il mio
primo marito, che mi ha abbandonata quando avevo diciassette anni. Ho cercato
con tutte le mie forze di essere una brava attrice, non l'ennesima bionda.
Tutti voi sapete quanta fatica mi  costato diventare una brava attrice. Marilyn
Monroe era una fotomodella da quattro soldi, ve lo ricordate? Avevo diciannove
anni, facevo le foto per i calendari. Per le foto di "Miss Sogni d'Oro" mi pagarono
cinquanta dollari, cinquanta miseri dollari per un servizio fotografico
che ha fatto di quel calendario il pi venduto di tutti i tempi, e che mi ha quasi
rovinato la carriera. Ma io non sono amareggiata, no, forse un po' delusa,
ma amareggiata no, e nemmeno in collera... Continuo a pensare a come sarebbe
stata la mia vita se avessi avuto un f-figlio, e... Dio mio, adesso Mr.
Gable non c' pi e qualcuno dice che la colpa  di Marilyn! Dimenticando che
io gli volevo bene... come si vuol bene a un amico... e dimenticando anche
che Mr. Gable soffriva di cuore gi prima di cominciare le riprese del film...
Povero Clark, mi manca da morire! Credo che mi manchi pi di quanto mi manca il mio matrimonio... i miei matrimoni...
Senza esagerare. Il tono giusto  elegiaco, non melodrammatico. Se il genere
dev'essere tragico, che sia un tragico classico, greco: il sangue  dietro le quinte, sulla scena ce solo l'alone.
Mi spiace. Oh, scusatemi! Non r-riesco proprio a dire altro. Piange a dirotto.
Si nasconde il viso. Durante la conferenza stampa i flash sono stati intermittenti,
ma adesso avvampano simultaneamente; il risultato  una bomba atomica
in miniatura! L'Attrice Bionda viene scortata dai due accompagnatori verso
la limousine in attesa (la Conferenza Stampa del Divorzio  stata allestita sul
prato all'ingresso del residence di Beverly Hills dove l'Attrice Bionda ha preso
alloggio per l'occasione, sistemazione offerta dal suo agente Holyrod o forse da
Z o dallo Studio o da un ammiratore di Marilyn) e i convenuti, delusi per la
brevit della conferenza stampa adesso si fanno avanti in massa, incalzanti, come
un branco di cani rabbiosi, giornalisti della carta stampata e delle radio e
delle televisioni, fotografi e cineoperatori, come minimo il doppio dei pochi selezionati
per assistere a quell'evento esclusivo; la banda magnetica del cinegiornale
registra qualche strillo qua e l - Miss Monroe, un'altra domanda! -
Marilyn, aspetta!, Marilyn Monroe, una domanda dei nostri radioascoltatori:
il prossimo sar Marlon Brando? - e poi, eludendo agilmente gli addetti alla
vigilanza schierati a trattenere la folla, un minuscolo giornalista con le orecchie
da satiro scansa l'avvocato che cerca di placcarlo e spiana un microfono in
faccia all'Attrice Bionda, con una violenza tale da farglielo letteralmente finire
in bocca (scheggiandole un incisivo, - che verr accomodato da un dentista
dello Studio) sbraitando con accento italiano: Mari-lyn!  vero che hai tentato
di suicidarti? Un altro figuro non meglio identificato, probabilmente non un
giornalista, nerboruto e sudato e coi capelli a spazzola e,una faccia che sulla pellicola
risulta costantemente sfocata, riesce ad allungare una busta all'atterrita
Attrice Bionda, che la prende e vede che  indirizzata a MISS MARILYN MONROE
e che intorno al nome c' una cornice di cuoricini rossi.
Poi l'Attrice Bionda  nella limousine. Lo sportello si chiude dietro di lei. I
finestrini sono fum, dall'esterno  impossibile vedere dentro. I suoi accompagnatori
si rivolgono alla folla con toni bruschi - Lasciatela in pace, perdio!,
Non vedete che sta soffrendo? - e a propria volta salgono sulla limousine, e
la vettura si muove, dapprima lentamente per farsi largo tra i fotografi che
bloccano la strada; poi scompare. Sulla sua scia una raffica di flash e qualche
isolato e ostinato richiamo finch il cinegiornale si interrompe.
...
.
...
2.
...
.
...
Adesso  finita, vero? Ho d-divorziato?
Marilyn, tu e tuo marito avete divorziato la settimana scorsa. A Mexico
City. Ci siamo andati insieme, ricordi?
S, mi pare di s. Quindi adesso  tutto finito, vero?
Tutto finito, tesoro. Per il momento.
I due uomini scoppiarono a ridere, come se l'Attrice Bionda avesse detto qualcosa di spiritoso.
Erano sul sedile posteriore della limousine, riparati dai finestrini scuri. Non
pi scrutati dall'obbiettivo. Doveva essere una scena di vita reale, ma non sembrava
reale. Faceva fatica a respirare, faceva fatica a concentrarsi. Sentiva un
dolore martellante a un dente, l dove qualcuno l'aveva urtata con qualcosa di
duro e lei si era detta che quel qualcuno non l'aveva fatto apposta, era stato un
banale incidente. Il suo avvocato, del quale le sfuggiva il nome, e quel Rollo
Freund che faceva il consulente mediatico per lo Studio, si stavano complimentando
con lei; in quella situazione cos delicata se l'era cavata proprio
egregiamente. Era la mia vita reale. Per, s, era un'interpretazione.
Un'altra cosa, se non vi dispiace. Adesso ho d-divorziato, vero? Dalle loro
espressioni cap che quella domanda doveva averla gi fatta, e che doveva conoscere
la risposta. Cio... devo firmare altri documenti?
Sempre documenti da firmare. Davanti a un notaio.
Quei documenti MARILYN MONROE li firmava distogliendo lo sguardo. Meglio non sapere!
Nella limousine che andava veloce e che era una specie di Macchina del
Tempo. Aveva dimenticato quello che era appena successo, dov'era appena stata.
Non aveva idea di dove stessero portandola. Forse c'era da fare altra pubblicit
per Gli spostati. Quel Rollo Freund era per caso Otto Ose? E faceva ancora
il fotografo per i calendari? Era troppo stanca per scoprirlo. Frug nella
borsetta cercando una pasticca di benzedrina per tirarsi un po' su, ma non ne
trov. O forse aveva le dita troppo intorpidite. Quanto le mancava il bieco Doc
Fell adesso che non c'era pi! (Doc Fell, medico interno dello Studio, era scomparso
dallo Studio. Al suo posto era arrivato un nuovo medico che somigliava a
Mickey Rooney. A Hollywood si diceva che Doc Fell era stato trovato morto
stecchito sul water nel suo bungalow a Topanga Canyon, pantaloni abbassati
sulle caviglie e siringa piantata nell'avambraccio pieno di lividi; alcuni sostenevano
che fosse morto per overdose di morfina, altri per overdose di eroina. Che
tragica fine per un medico che somigliava al morigerato Cary Grant!)
Stringeva tra le dita la busta coi cuoricini rossi. Ormai da mesi aspettava ansiosamente
un'altra lettera del padre, ma era quasi certa che quella non lo fosse.
Sono cos sola. Non riesco a capire come mai sono cos sola quando c'
cos tanta gente che mi vuole bene. Quanto volevo bene alle mie compagne di
orfanotrofio, alle mie sorelline - le mie uniche amiche. Ma le ho perdute tutte.
Mia madre si comporta come se non mi conoscesse. Mio padre mi scrive
ma non si fa mai vedere. Sono forse una lebbrosa? Un mostro? Una sventura?
Gli uomini dicono di amarmi, ma chi  che amano? Amano "Marilyn". Io amo
gli animali, specialmente i cavalli. Sto aiutando un gruppo di persone a Reno
a costituire un fondo per salvare i cavalli selvaggi del SouthWest. Vorrei che
nessun animale morisse. A parte di morte naturale, ovviamente.
Uno dei suoi due accompagnatori si schiar la voce e disse: Marilyn, l'intervista
 finita. Perch non cerchi di rilassarti un po'? Lei invece voleva spiegare
quant'era ingiusto, quant'era sleale incolparla della morte di Clark Gable
- Proprio io che gli volevo tanto bene!  l'unico uomo che abbia mai ammirato
davvero. Mia m-madre, Gladys Mortensen, conosceva Mr. Gable, si erano
conosciuti tanti anni fa, quando erano giovani ed erano appena arrivati a Hollywood.
Ancora una volta qualcuno le ripet, con garbo: Marilyn, l'intervista
 finita. Lei prosegu in tono sempre pi lamentoso.  proprio un mistero
come possa finire l'amore. Ma questo mistero non l'ho mica inventato io,
no? Perch danno la colpa a me? Lo so che bisognerebbe continuare a lanciare
i dadi fino a perdere tutto. Che bisognerebbe essere sportivi e coraggiosi. Ci
prover. La prossima volta sar un'attrice migliore, lo prometto.
I due uomini erano ; affascinati da quella famosa attrice cinematografica. Vederla
da vicino significava scoprire che il suo viso era ancora quello di una ragazzina,
per sepolto sotto una maschera di trucco teatrale. Ideale per l'obbiettivo
della macchina da presa ma quasi raccapricciante a occhio nudo. Notarono
con quanta patetica emozione stringesse tra le mani quella busta, come se il
messaggio di un anonimo ammiratore, una dichiarazione d'amore da parte di
uno sconosciuto, potesse salvarle la vita. Smettetela di fissarmi cos! Non sono
mica un mostro. Cos', state cercando qualche difetto da raccontare poi ai
vostri amici? Ah, un'altra cosa: non ho nessuna voglia di firmare altri documenti.
A parte quelli del fondo fiduciario per mia madre. Perch possa restare
alla Lakewood Home anche quando io sar... Tace, confusa: cosa voleva
dire? - In caso mi succedesse qualcosa di imprevisto. Rise. O di previsto.
Entrambi gli uomini si affrettarono a dirle che non doveva parlare cos.
MARILYN MONROE era ancora molto giovane e sarebbe vissuta a lungo, molto a lungo.
...
.
...
3.
...
.
...
Che cosa strana! Vorrei tanto avere qualcuno con cui parlarne.
Rollo Freund, l'addetto stampa/consulente mediatico ingaggiato dallo Studio
per occuparsi della stella del cinema MARILYN MONROE, in realt era Otto
Ose! Nei panni di Rollo Freund sosteneva di essere originario di New York e
di essere emigrato a Los Angeles alla fine degli anni Cinquanta per mettere a
frutto una nuova scienza chiamata gestione dei media. Nel giro di pochi anni
era riuscito ad affermarsi al punto che le pi importanti case di produzione
di Hollywood facevano a gara per averlo al proprio servizio. Il consulente mediatico
era diventato ormai una necessit imprescindibile per le megastelle del
mondo del cinema (come MARILYN MONROE) sempre al centro dell'attenzione
e fonte di scandalo, e molto spesso soggette a comportamenti autodistruttivi.
Otto Ose, o Rollo Freund, era alto e arcigno come se lo ricordava
Norma-Jeane, e altrettanto scheletrico, e sempre con quella faccia aquilina
e butterata e la palpebra dell'occhio sinistro semichiusa che gli dava un'aria perennemente ironica,
e quelle strane piccole cicatrici in cima alla fronte, come sfregi di spine.
La sua corona di spine. Lui, Giuda! I capelli un tempo corvini erano diventati
color lana d'acciaio, e gli coprivano il cranio ossuto in una buffa zazzera scomposta.
Doveva essere sulla cinquantina. I suoi occhiuzzi scaltri, acquosi e svegli,
sembravano sbirciarti da dietro un'imperturbabile maschera di stucco. I
denti, un tempo marci, se li era fatti finemente incapsulare in stile Hollywood.
L'uomo pi brutto che abbia mai visto. Per non  morto!
Rollo Freund guidava una Jaguar verde bottiglia e indossava costosi completi
grigi confezionati su misura (cos si vantava) dal mio sarto di Bond
Street, a Londra. Quei completi erano talmente stretti che quando si sedeva
doveva starsene sempre dritto impalato in una posizione che l'Attrice Bionda
conosceva bene perch era quella cui la costringevano gli abiti attillatissimi che
le cucivano addosso. Quando gliel'avevano presentato, lei si trovava in fase
Norma Jeane dalla vista aguzza e non in fase Attrice Bionda miope e trasognata,
sicch aveva immediatamente riconosciuto Otto Ose nonostante si fosse
fatto crescere il pizzetto e avesse gli occhi nascosti dietro un paio di occhiali
scuri e indossasse uno dei suoi eleganti completi di sartoria. L'aveva guardato
sbalordita. Balbettando: Ma noi non ci conosciamo? Tu non sei Otto Ose?
Ehi, io sono Norma Jeane, non ti ricordi?
Rollo Freund, da attore consumato, o da bugiardo patentato, reag con calma.
Non era tipo da lasciare che una situazione in cui era coinvolto venisse gestita
dall'interlocutore. Sorrise educatamente a quella donna chiaramente
confusa. "Oz"? Io non conosco nessun "Oz". Miss Monroe, temo che lei mi
stia prendendo per qualcun altro.
Norma Jeane rise. Su, Otto, non essere ridicolo, come fai a chiamarmi "Miss
Monroe"? Tu e io ci conosciamo da anni, io sono Norma Jeane. Tu sei il fotografo
che mi fotograf per Stars e Stripes, e sei anche l'autore del servizio di
Miss Sogni d'Oro... quello per cui mi pagasti cinquanta dollari, ricordi? - e anche
se sei un po' cambiato ti riconosco lo stesso. Ti riconoscerei pure all'inferno!
Otto Ose, o Rollo Freund, rise di cuore come se l'Attrice Bionda avesse detto
una delle sue battute divertenti. E allora lei, quasi scongiurandolo: Ti prego,
Otto.  impossibile che tu non ricordi. A quell'epoca ero Mrs. Bucky Glazer.
Durante la guerra. Tu mi hai scoperta e hai cambiato la mia vita. Rovinandola,
bastardo. Ma Otto Ose, o Rollo Freund come insisteva a farsi chiamare, era troppo
smaliziato per lasciarsi sedurre, sia pure dall'Attrice Bionda.
Lei non pot fare a meno di ammirarlo. Che carattere!
Ormai si era nel 1961, e a Hollywood, come dappertutto, essere ebrei non
aveva pi niente di scabroso. L'epoca dell'antisemitismo mascherato da anticomunismo
era tramontata; l'odio per gli ebrei aveva smesso di essere esplicito, o
piuttosto si era pi finemente codificato passando dalle liste nere e dalla persecuzione
contro i Rossi a una mera faccenda di norme di accesso ai circoli del
golf e ai comitati di quartiere; i coniugi Rosenberg erano stati giustiziati da un
pezzo, e la nobile causa che li aveva visti martiri era finita in cenere coi loro corpi;
il senatore Joe McCarthy, l'Attila della destra, era morto e sprofondato in
quel ruggente inferno cattolico che aveva tanto sperato di riprodurre sulla terra
per i suoi nemici. Otto, o Rollo, sembrava addirittura fiero di essere o sembrare
ebreo; il suo accento da ebreo newyorkese, alle orecchie di Norma Jeane, che
aveva vissuto per quattro anni tra gli ebrei di New York, non suonava molto
convincente. Eppure, anche quando erano soli, Otto, o l'intrepido Rollo, rifiutava
di riconoscere il loro comune passato. Norma Jeane disse: Credo di aver
capito. "Otto Ose" era finito sulla lista nera, e quindi tu hai cambiato nome, 
cos? Ma lui scosse la testa, come sconcertato. Io mi chiamo Rollo Freund da
quando sono nato. Se avessi con me il certificato di nascita glielo farei vedere,
Miss Monroe. Sempre chiamandola Miss Monroe, e poi, col tempo, Marilyn.
Sulle sue labbra quei nomi suonavano vagamente derisori. Un tempo
quell'uomo non l'aveva forse accusata di vendersi come mercanzia? Non le aveva
profetizzato una morte solitaria da povera drogata? Aveva detto che il corpo
delle donne era uno scherzo della natura. Odiava le donne. Per l'aveva iniziata
alle opere di Schopenhauer, le aveva fatto leggere il Daily Worker. L'aveva
presentata a Cass Chaplin, che per qualche mese l'aveva resa felice. D'accordo,
Otto. Cio, Rollo Freund. Non voglio tormentarti. Sar Marilyn.
Non pot fare a meno di ammirare la capacit e la competenza di Rollo
Freund nell'organizzare la conferenza stampa in quel residence prenotato per
l'occasione e nell'orchestrarla come un regista. Aveva accuratamente pianificato
non soltanto i movimenti di MARILYN MONROE quando usciva dal residence
per affrontare la stampa, ma anche quelli dell'avvocato e i propri. Si era persino
preso la briga di istruire personalmente gli addetti alla vigilanza. Dobbiamo
evitare i toni melodrammatici. Lei si vestir in lino nero, ho appena ordinato
alla costumista un abito perfetto per l'occasione, e quella gente dovr vederla
come una vedova. Quei cinici bastardi devono vederla come una vedova
afflitta da una perdita irreparabile, non come una divorziata felice per essersi
liberata di un matrimonio defunto. Erano nell'ufficio di Z. L'Attrice Bionda
aveva bevuto parecchia vodka, e scoppi a ridere con la sua nuova risata che
sembrava venir su dalle budella, come una contadinotta del North Carolina
cui non fregasse un cazzo n del mondo del cinema n della propria bellezza o
del proprio talento. Ben detto, Rollo Freund! Un matrimonio defunto. Un
cazzo di noiosissimo matrimonio defunto con un noiosissimo marito semi defunto
(anche se gentile e onesto e "dotato"). Si salvi chi pu! Quando l'Attrice
Bionda partiva per una delle sue tirate sul genere Fred Allen o Groucho Marx
o W. C. Fields, gli interlocutori la guardavano sconcertati. Rollo Freund e gli
altri uomini presenti nella stanza risero nervosamente. In quel tipo di riunioni
MARILYN MONROE era spesso l'unica donna, non contando le segretarie e le assistenti;
l'unica vagina praticante, come avrebbe precisato lei; gli uomini
evitavano di incoraggiarla anche se ovviamente la guardavano avidamente, memorizzando
e immagazzinando materiale da raccontare agli amici; perch era
poi vero che MARILYN MONROE non portava mai le mutandine? (S che lo era!
si vedeva lontano un chilometro!) e che non si faceva quasi mai il bagno? (Verissimo!
si sentiva la puzza di sudore anche se cercava di coprirla con tonnellate
di talco.) Per cercavano di ridere il meno possibile alle sue battute.
Evitavamo di darle corda. Con le donne isteriche basta un istante perch una
risata si trasformi in uno scoppio di rabbia. La maneggiavamo coi guanti. Senza
mai dimenticare che quella splendida gattina bionda aveva gli artigli.
Quel pomeriggio sprofondata nel soffice divano di Z, china in avanti con le
mani intrecciate sulle ginocchia unite. Aveva i modi da scolaretta di una stellina
alle prime armi. Parl con calma. E esattamente quand' che avrei accettato
di fare una "conferenza stampa sul divorzio"? Dico, il divorzio non  una tragedia,
ma nondimeno  una cosa molto triste, e molto privata. Con quell'uomo
sono stata sposata per quattro anni, e ancora non riesco... Tacque, cercando
di riflettere. A fare cosa? A ricordare perch accidenti avesse sposato il
Drammaturgo? Perch avesse sposato un uomo abbastanza vecchio da poter
esserle nonno? Perch avesse sposato non uno di quegli ebrei beffardi e divertenti
(come l'adorato Max Pearlman) bens un ebreo cupo, una specie di rabbino?
Perch avesse sposato qualcuno che era l'esatto contrario di lei? O invece
quello che non riusciva a fare era ricordare il nome dell'uomo che era stato suo
marito? Non riesco a capire dov' che ho sbagliato, cos almeno potrei imparare
per il futuro. Un filosofo francese diceva "Cuore, istinti, principi". Perch
non dovrei farmi guidare dai miei? Dico sul serio. Perch non la annulliamo,
questa conferenza stampa? Sono cos triste...
Z e gli altri guardarono l'Attrice Bionda come si fosse espressa in un idioma
a loro ignoto, probabilmente l'idioma del demonio. Rollo Freund intervenne
con delicatezza, apparentemente d'accordo con lei. Miss Monroe, le sue emozioni
sono autentiche!  per questo che lei  una grande attrice.  per questo
che gli spettatori vedono in lei un'immagine amplificata di se stessi. Certo, la
loro  un'illusione, ma la felicit si nutre di illusioni! Perch lei, Miss Monroe,
vive nella sua anima come una candela che vive nel proprio ardere. Lei vive nella
nostra anima americana. Non sorrida, Miss Monroe. Anch'io dico sul serio.
E quello che dico  che lei, Miss Monroe,  una donna non soltanto capace di
emozioni ma anche molto intelligente; lei  un'artista, e come tutti gli artisti
anche lei sa che la vita non  altro che materia per la sua arte. Quando la vita
svanisce, rimane l'arte. Le sue emozioni, il suo turbamento per il divorzio, la
sua pena per la morte di Mr. Gable, qualsiasi sua emozione... - spazzando via
con un gesto della mano tutto il mondo che per trentacinque anni l'aveva circondata
o anche solo lambita, tutti i ricordi della sua vita privata, da quello dell'odore
rancido dei manicomi californiani dove sua madre era stata rinchiusa a
quello dell'Olocausto evocato da tutti i libri di seconda mano che aveva famelicamente
sfogliato e compulsato, testimoni della forza d'animo del popolo
ebreo, della sofferenza del popolo ebreo e della sua espressivit persino nella
sofferenza, tutto racchiuso e spazzato via in un gesto, come se significasse poco
pi di una sceneggiatura - cos come i suoi traumi, Miss Monroe, farebbe bene
a vederli come se fossero un cinegiornale, perch  cos che li vede la gente.
Cinegiornale? Quale cinegiornale?
La conferenza stampa verr filmata. Oltre ai cineoperatori delle varie testate
ne avremo uno ingaggiato da noi che la filmer da cima a fondo. Miss Monroe,
le sue emozioni sono troppo preziose per lasciarle disperdere cos. Quindi le
trasformeremo in un documento che in futuro tutti possano vedere e rivedere.
Notando che l'Attrice Bionda scuoteva il capo, Rollo Freund riprese con pi
slancio: Miss Monroe. La consideri la forma compiuta delle sue emozioni pi
profonde. La vita reale non  altro che un mezzo per perfezionare la forma.
Norma Jeane era troppo sconvolta per protestare. Lo sguardo fisso sul suo
vecchio amico Otto, che non era mai stato suo amante e, in effetti, nemmeno
suo amico. Era tutto quel che le restava dei giorni della giovinezza. Con la voce
di Marilyn, fragile e sussurrata e quasi impercettibile, disse: Capisco. Sei molto convincente. Mi arrendo.
E cosa c'era nella busta coi cuoricini?
Vedendo il suo sguardo sconvolto, Rollo Freund gliela sfil dalle mani.
Oh, Miss Monroe. Mi spiace.
Era un pezzo di carta igienica sul quale qualcuno aveva accuratamente vergato,
in stampatello e con quelle che avevano tutta l'aria di essere feci: Puttana.
...
.
...
LA MIA CASA. IL MIO VIAGGIO.
...
.
...
La scena dev'essere adeguatamente illuminata. Il buio sullo sfondo, inavvertito.
Da Il manuale dell'attore e la vita dell'attore.
...
.
...
12305 Fifth Helena Drive, Brentwood, California
San Valentino, 1962
Cara Mamma,
ho appena preso possesso della mia nuova casa!
La sto arredando, e sono TANTO FELICE.
 una casa piccola ma  tutta mia!  deliziosa.
Molto raccolta e nascosta alla fine della strada
e con un bel muro tutt'attorno.
 in stile messicano. Soffitti a travi e un soggiorno
molto spazioso (c' pure il caminetto!).
La cucina non  molto moderna ma come sai tua
figlia non  esattamente la Casalinga dell'Anno!
La cosa stupenda  che dietro la casa c' una
piscina. Enorme! Te l'immagini? Quando
abitavamo alla Hacienda, e poi anche sulla Highland,
che un giorno avremmo avuto una bella casa
con piscina a Brentwood.
Ho divorziato. Non mi hai mai chiesto notizie
di mio figlio. L'ho perduto. Anzi diciamo che
me l'hanno levato.
Credo che sia statu un aborto.
Sono stata male per molto tempo e ho perduto
i contatti col mondo.
Adesso sto MOLTO BENE. Spero che presto
verrai a farmi visita.
Sono in ritiro dalla vita. Un filosofo francese
dice che l'infelicit degli esseri umani  talmente
tanta da non poter stare tutta dentro una stanza,
io invece in queste stanze ci vado a zonzo cantando a
squarciagola!
Devo confessarti che per comprare questa casa ho
dovuto farmi prestare un sacco di $$$.
Quando ho firmato il contratto mi  venuto da
piangere. Perch ero TANTO FELICE.
La mia prima casa tutta mia.
Peccato non aver guadagnato pi $$$ in tutti
questi anni di lavoro. Ho cominciato a lavorare nel
cinema nel 1948 e sono riuscita a mettere da parte
solo $ 5000 circa.  incredibile sapendo quanti $$$
Marilyn ha fatto guadagnare a tanta altra gente.
L'agente immobiliare che mi ha venduto questa casa
era sbalordito.
Comunque non ce l'ho con nessuno! Non sono il tipo.
Mamma, non vedo l'ora di mostrarti la mia sorpresa
speciale per te.  il nostro pianoforte!
La nostra spinetta bianca, ricordi? Quella che un tempo
era appartenuta a Fredric March. L'avevo messa in un
magazzino dopo che il mio primo matrimonio era finito
e adesso  qui. Nel soggiorno. Ogni giorno mi sforzo
di suonare un po' ma ho le dita arrugginite.
Presto suoner Fr Elise per te.
Mamma, qui c' un sacco di posto per te. Secondo
me  arrivato il momento.
Vorrei arredare la casa solo con pezzi messicani autentici
comprese le mattonelle. Presto andr in Messico
con un'amica. Mamma, vuoi essere amica mia?
Ci sono altre notizie, Mamma.
Spero che non ti arrabbierai. Ma Pap si  messo
in contatto con me. Ci pensi? Dopo tutti questi anni!
Ci sono rimasta di sasso.
Pap abita vicino a Griffith Park. Ancora non ho
visto la sua casa ma spero che presto la vedr. Pap
mi ha detto che in questi anni ha seguito passo dopo
passo la mia carriera e che ammira molto quello che
ho fatto specialmente Gli spostati che secondo lui
 il mio film migliore (sono d'accordo). Pap  rimasto
solo, ha perduto la moglie qualche tempo fa. Dice che
vuole vendere casa sua perch  troppo grande per un
povero vedovo che vive da solo.
Chiss cosa ci porter il futuro!
Certe volte mi sento come una vedova.  strano che
non esista una parola per definire una madre che ha
perduto il figlio. Di sicuro in inglese non esiste.
(Forse esiste in latino?) Comunque ti posso
garantire che fa molto pi male di un divorzio.
Certe volte mi sento come se fossi a bordo della
Macchina del Tempo, ricordi? Quella storia
terrificante che mi leggevi da piccola.
Oh, Mamma! Non voglio criticarti per certe
volte  proprio difficile parlare con te. Al telefono.
Secondo me  perch non ti sforzi di alzare la voce
in maniera da farti sentire.  vero? Domenica scorsa
ci sono rimasta proprio male quando hai mollato l
la cornetta e te ne sei andata. L'infermiera si 
scusata con me ma io le ho detto che ero solo
preoccupata perch non sapevo se (1) eri arrabbiata
con me (2) ti eri sentita male.
Comunque Mamma sappi che qui puoi venirci
quando vuoi e restarci quanto ti pare. I trattamenti
farmacologici fanno miracoli. Io qui ho un nuovo
medico e mi ha prescritto un trattamento nuovo.
Mi ha prescritto idrato di cloralio perch dice che
mi fa dormire e mi calma i nervi.
Le voci che
Questo medico dice che oggigiorno ci sono
dei farmaci portentosi per quando ci si sente gi.
Al che gli ho detto: ma se uno non  pi gi,
dove vanno a finire i blues? E lui mi ha chiesto
se la musica merita la sofferenza e io gli ho detto
dipende dalla musica e lui ha detto che  pi
importante preservare la vita che non la musica
quando una persona  depressa e la sua vita  in
pericolo e io gli ho detto che dev'esserci una via
di mezzo e che questa via di mezzo io la trover.
Mamma, un giorno in questa casa di Helena Drive
ci saranno tanti nipotini tutti per te. Te lo prometto.
Saremo come gli altri Americani! Quelli di Life
mi hanno chiesto se possono fotografare MARILYN MONROE
nella sua nuova casa e io gli ho detto no, non ancora
perch ancora non la sento proprio mia. Ho un sacco
di sorprese per tutti voi!
(Chiss, magari un giorno Pap ci raggiunger.  la
mia speranza segreta. Be', la vita  meravigliosa no?)
Mamma, sono TANTO FELICE. Certe volte piango, sono
sola e cos felice. Il mio cuore riesce a perdonare tutti
quelli che mi hanno fatto del male.
Su una mattonella all'ingresso di casa c' un motto
latino che dice CURSUM PERFICIO (vuol dire Sto finendo
il mio viaggio).
Mamma, ti voglio bene.
La tua affezionatissima figlia
...
.
...
IL RUFFIANO DEL PRESIDENTE.
...
.
...
S che era un ruffiano.
Ma non un ruffiano qualsiasi. Lui no!
Lui era un ruffiano par excellence. Un ruffiano non pare? Un ruffiano sui
generis. Un ruffiano con un gran bel guardaroba, un ruffiano di classe. Un ruffiano
dotato di elegante accento britannico. La posterit l'avrebbe celebrato
come il Ruffiano del Presidente.
Un uomo di prestigio e di rango: il Ruffiano del Presidente.
Rancho Mirage, Palm Springs, marzo 1962 - il Presidente fece un fischio
ammirato e gli diede di gomito. Quella bionda l.  Marilyn Monroe, vero?
Lui disse al Presidente che s, lo era. La Monroe, amica di una sua amica.
Un bel bocconcino, eh? Per un po' troppo fuori di testa.
Il Presidente gli chiese, serio: Ci sono gi uscito?
Il Presidente era un buontempone. Un mattacchione. Un tipo sveglio. Lo
sapevano tutti: lontano dalla Casa Bianca e dalle rogne della Presidenza, il Presidente
era uno che amava spassarsela.
Se non ci sono gi uscito, allora provvedi.
Il Ruffiano del Presidente rise nervosamente. Ovviamente non era l'unico
ruffiano del Presidente, per aveva ottime ragioni per reputarsi il ruffiano prediletto
del Presidente. Di sicuro era il ruffiano pi informato del Presidente.
Premurandosi di comunicare al focoso Presidente che quella bionda sensuale
era una brutta incognita per una relazione. Famosa per aver...
E chi parla di relazione? Io sto parlando di una cosina rapida nel capanno
laggi. Massimo due, se avanza tempo.
Sempre pi a disagio e abbassando la voce, conscio delle decine di sguardi
ammirati che li osservavano passeggiare lungo la piscina gustandosi il consueto
sigaro del dopocena, il Ruffiano del Presidente inform il Presidente, come
avrebbero fatto quelli dell'FBI se li avessero interpellati in virt dei loro voluminosi
fascicoli su MARILYN MONROE ALIAS NORMA JEANE BAKER, che la Monroe
aveva avuto decine di aborti, che tirava cocaina, che si sparava in vena benzedrina
e Luminal, e che gi al solo Cedars of Lebanon Hospital le avevano
fatto una mezza dozzina di lavande gastriche. Che, stando alla rubrica mondana
di Eddie Winchell, una volta l'avevano portata in barella al Bellevue Hospital
tutta nuda e in preda a una crisi isterica e con le vene dei polsi squarciate.
Che nel Maine aveva avuto un aborto spontaneo, o forse nient'affatto spontaneo,
e comunque finito male, e aveva cercato di annegarsi nell'Atlantico e l'avevano
salvata per miracolo. Che se la faceva con comunisti e simpatizzanti comunisti.
Chiaro? Decisamente una gran brutta incognita.
Vedo che la conosci bene, eh? Il Presidente era impressionato.
Cosa poteva fare il Ruffiano del Presidente se non annuire gravemente? Tormentandosi
il colletto della giacca come fanno nei film per esprimere nervosismo
- e in effetti il Ruffiano del Presidente era nervoso. Il ruffiano prediletto
del Presidente era anche cognato del Presidente, e sapeva che la moglie gli
avrebbe piantato un casino del diavolo e gli avrebbe chiuso i cordoni della
borsa se si fosse azzardato a presentare al Presidente quella bomba del sesso di
Marilyn Monroe, che, oltre a essere una drogata e una ninfomane, era anche
una squilibrata con tendenze suicide.
S, capo. La conosco bene. Per indirettamente. Anche perch direttamente
non  proprio il caso di averci a che fare. La Monroe si  scopata tutti gli
ebrei di Hollywood. Ha fatto carriera partendo dalla strada e saltando di letto
in letto. Ha vissuto per non so quanti anni con due noti omosessuali drogati
che la passavano ai loro amici con la grana. Capo, tutte le storielle oscene che
raccontano sulla Monroe sono vere.
Ma il lentigginoso Presidente bambino, il pi giovane e virile nella storia
degli Stati Uniti, aveva smesso di dargli retta. Fissava quella donna nota come
Marilyn Monroe, la guardava avanzare sulla terrazza con un'andatura da sonnambula
e un sorriso vago, e con un'aria, o forse era un alone, di vulnerabilit
e di estraneit talmente tangibile che anche gli altri invitati si tenevano a distanza,
pur senza smettere di guardarla. O forse riuscivano a vedere dentro il mio
sogno? L'Attrice Bionda sulla terrazza illuminata dalla luna, a dondolarsi sul ciglio
della piscina illuminata, con gli occhi chiusi e le labbra che compitavano
le parole di All th Way nella versione di Sinatra diffusa dagli altoparlanti intorno
alla piscina. Chioma biondo platino luminosa come se fosse fosforescente.
Bocca carica di rossetto vermiglio che pareva la perfetta O di una ventosa.
Stretto in vita un succinto accappatoio di spugna prestatole dalla padrona di
casa, il cui nome aveva quasi sicuramente dimenticato; cos come quasi sicuramente
sotto quell'accappatoio era nuda. Le gambe erano da ballerina, snelle e
robuste, tuttavia le cosce cominciavano a rivelare qualche smagliatura. E aveva
la pelle bianca come quella di un cadavere imbalsamato, esangue.
Ma il Presidente continu a fissarla con quell'inconfondibile luce nello
sguardo. Da chierichetto monello. Da bulldog irlandese-bostoniano pieno di
fascino. Fedele fino alla morte a parenti e amici, nemico fino alla morte di chi
gli facesse torto. In ogni scena il Presidente era il protagonista, l'attore con il
copione; tutti gli altri erano costretti a improvvisare. Il Ruffiano del Presidente
pot solo aggiungere, con una foga per lui insolita e quasi implorando: Capo,
guarda che la Monroe si  scopata Sinatra, Mitchum, Brando, Jilly Hoffa,
Skinny D'Amato, Mickey Cohen, Johnny Roselli, quel comunista del "Principe" Sukarno, e...
Sukarno? Di nuovo il Presidente era impressionato.
Il Ruffiano del Presidente cap che le cose si erano spinte troppo in l per poter
rimediare. Come succedeva spesso. Si limit a scuotere la testa e, poco galantemente,
a borbottare che se proprio il Presidente voleva farsi la Monroe gli
conveniva usare il preservativo perch di quella donna si diceva che avesse contratto
un'infezione venerea particolarmente odiosa quand'era andata a Washington
a scoparsi il senatore McCarthy per fargli allentare la pressione dell'HUAC
su quell'ebreo comunista di suo marito; ne avevano parlato tutti i
giornali scandalistici... Anche il Ruffiano del Presidente era un bell'uomo,
tempie brizzolate e guance leggermente appesantite, ma nondimeno aspetto
giovanile e occhi vivaci e intelligenti. Aveva una faccia tenera che pareva fatta
di vaniglia. Al banchetto di Trimalcione sarebbe stato un perfetto Bacco, tralci
di vite e di alloro intrecciati sul capo, sogghignante e lezioso tra i convitati ebbri,
anche se francamente (lui ne era pienamente consapevole) stava facendosi
troppo vecchio per quel ruolo. Ancora una decina d'anni e si sarebbe ritrovato
lo sguardo vitreo e gli occhi iniettati di sangue dell'alcolizzato o del tossico, e
le mani squassate da un tremito parkinsoniano, per non era ancora venuto il
momento. Oh s, il Ruffiano prediletto del Presidente aveva il suo orgoglio!
Nemmeno per paura della moglie si sarebbe piegato alla menzogna. Capo,
comunque per quanto riguarda la questione se con la Monroe ci sei uscito o no, la risposta  no.
In quell'istante, come se avesse aspettato l'imbeccata, Marilyn Monroe
guard nervosamente verso di loro. Sorrise, titubante come una ragazzina
ignara del proprio fascino. Che viso d'angelo! Il Presidente, folgorato, ruppe
ogni indugio e sibil all'orecchio del Ruffiano: Ti ho detto di darti da fare.
Prontissimo.
Prontissimo! Parola in codice che alla Casa Bianca significava, entro un'ora.
...
.
...
IL PRINCIPE E LA SERVA STRACCIONA.
...
.
...
Mi ameresti anche se sapessi? Il Principe sorrise e mi disse...
Mi disse che lo sapeva, lo sapeva eccome cosa significa essere poveri, essere
poveri in canna e col terrore del futuro! - non per esperienza diretta, visto che
la sua famiglia non aveva certo problemi di soldi, bens riferendosi al passato,
ai suoi antenati irlandesi schiacciati dal tallone dell'oppressore inglese. Ci trattavano
come bestie, mi disse. Ci facevano morire di fame. La sua voce tremava.
Io lo abbracciai forte. Quel momento prezioso. Lui che mi sussurrava: Meravigliosa Marilyn! Tu e io siamo anime gemelle.
La sua pelle lentigginosa e incandescente come scottata dal sole. La mia pelle morbida e liscia e pallida come la luna e, l dove nel trasporto della passione mi stringono con troppa foga, facile ai lividi.
Segni che porto con fierezza come petali di rosa sgualciti.
Il nostro segreto, questo. Mai riveler il nome del mio amante.
Lo sapeva eccome cosa significa sentirsi soli. Nella sua sterminata famiglia si
diventava adulti sentendosi soli. Quell'uomo mi capiva! E il suo capirmi mi
metteva addosso una gran voglia di piangere. Io, capita da lui. Rampollo di
glorioso ceppo americano. Di quella trib di eletti. Allora gli dissi del mio rispetto
per lui, talmente profondo che dopo quella notte non gli avrei mai
chiesto nulla tranne di pensare a me di tanto in tanto. Di pensare a MARILYN
con un sorriso. Gli dissi del mio rispetto per la sua famiglia. S, e anche per
sua moglie, sua moglie cos bella e chic, cos fine. Lui fece un sorriso triste e
mi disse: Per lei  incapace di aprire il suo cuore come fai tu, Marilyn.  priva
del dono del sorriso e del calore, di quel dono che invece tu, mia adorata Marilyn, possiedi.
Cos veloci a innamorarci!
Perch certe volte  cos. Bench in segreto.
Gli dissi: Se vuoi puoi chiamarmi Norma Jeane.
Lui disse: Ma tu per me sei MARILYN.
Gli dissi: Perch, conosci MARILYN?
Lui disse:  da un pezzo che volevo conoscere MARILYN.
Rannicchiati l'uno contro l'altro sul pavimento del capanno dietro la piscina,
sdraiati su asciugamani e accappatoi che sapevano di cloro e di umidit.
Ridendo insieme come due monelli. Lui si era portato dietro una bottiglia di
scotch. E a pochi metri da l gli invitati sciamavano fuori dalla casa di vetro e
sulla terrazza della piscina. Ero cos contenta, mentre solo un'ora prima ero
cos triste, maledicendomi per essere andata a quella festa invece di starmene
chiusa nella mia adorata casetta nuova, la mia piccola hacienda in Fifth Helena
Drive. E adesso invece cos contenta, l a ridere come una scolaretta. Questo 
un uomo che ti fa sentire una vera donna. Come nessun altro uomo nella mia vita.
E poi  una figura storica. A far l'amore con lui, il mio Principe. Cos subito
pronto e duro ed eccitato come un ragazzino. Nonostante i suoi problemi alla
schiena, un dolore alle vertebre cervicali, cos mi aveva spiegato, ma niente di
cui dovessi preoccuparmi, e io gli avevo detto che lo sapevo.  una ferita di
guerra perch tu sei un eroe di guerra e io ti adoro, mio Principe. Stavamo bevendo
parecchio, lui mi avvicinava la bottiglia alle labbra e io bevevo, pur sapendo
che non avrei dovuto, non con tutte quelle pillole in corpo, ma non
potevo resistere, cos come non potevo resistere ai suoi baci; quale donna
avrebbe mai potuto resistere a quell'uomo, a quel grand'uomo, eroe di guerra
e figura storica, a quel Principe? E da ragazzino erano anche le sue mani, cos
vogliose, cos smaniose! Di nuovo a fare l'amore. E di nuovo ancora. Improvvisamente
scossa da un fremito. Avvertendo qualcosa, un'ombra di piacere: come
una scintilla, inattesa, fulminea, quasi subito spenta ma che comunque hai
avvertito e sai che forse torner. Da quanto tempo eravamo rintanati in quel
capanno non saprei proprio dirlo. Se qualcuno si era accorto che ce l'eravamo
svignata dalla festa non saprei proprio dirlo. Il cognato del Presidente ci aveva
presentati; Marilyn, mi aveva detto, voglio presentarti un tuo ammiratore; e di
colpo mi ero vista davanti lui, il mio Principe, che mi fissava sorridendo, quell'uomo
adorato dalle donne, quello sguardo disinvolto e luminoso da uomo
che sa di essere adorato dalle donne, il suo stesso desiderio come una fiamma
che le donne alimenteranno, e placheranno, e alimenteranno, e placheranno,
per tutta la vita. E io scoppiai a ridere: di colpo ero la Ragazza del Piano di Sopra.
Non ero Roslyn Tabor, non ero una divorziata. Non ero una vedova. Non
ero una madre afflitta che aveva perduto la propria creatura cadendo dalle scale
della cantina. Non ero una madre che aveva ucciso la propria creatura. Da
un pezzo non ero pi la Ragazza del Piano di Sopra, ma l con quell'accappatoio
bianco e le gambe nude tornai a essere la Ragazza del Piano di Sopra sulla
grata della metropolitana. (No, speravo che il mio Principe non scoprisse
quanti anni avevo: quasi trentasei. E non ero pi una ragazza.) Ebbe una
smorfia di dolore, una fitta alla schiena. Feci finta di niente e mi sdraiai sopra
di lui, adattando il mio corpo al suo corpo, la mia vagina leggermente infiammata,
il mio utero vuoto che quell'uomo avrebbe potuto riempire col suo pene
cos duro e voglioso; cercai di muovermi con delicatezza, finch verso la fine
lui mi afferr i fianchi e si schiacci contro di me tremando e gemendo quasi
fuori di s al punto che ebbi paura che si facesse male, male alla schiena cos
come stava facendo male a me, tanta era la forza con cui quelle mani mi stringevano
i fianchi, e io sussurravo: S s cos cos s, anche se sentivo rivoli di sudore o di lacrime scorrermi gi per le guance e sui seni, mi stava mordendo i seni, i capezzoli, e Brutta porca mi stava dicendo tra un gemito e l'altro, brutta porca, ti amo Brutta porca! e poi tutto fin e io quasi non riuscivo pi a respirare ed ero tutta indolenzita e cercavo di ridere come sicuramente avrebbe riso la Ragazza del Piano di Sopra e a un certo punto sentii che dicevo: Ehi ma lo sai
che quasi quasi mi fai paura?  una cosa che gli uomini adorano sentirsi dire;
ripresi fiato e dissi: Se fossi nei panni di Castro avrei una gran paura di te!, altroch;
ero la Ragazza del Piano di Sopra, la bionda svampita che diceva: Ehi,
dove sono finiti quei tizi del Servizio Sociale che ti stanno sempre incollati addosso?
(Perch all'improvviso mi ero resa conto che quegli uomini, agenti in
borghese, dovevano per forza essere da qualche parte l vicino a far la guardia
alla porta del capanno, e m'era venuta una gran vergogna e speravo Dio che
non avessero origliato o peggio ancora non ci avessero spiati con qualche congegno
di quelli per sorvegliare la gente, quelli che qualcuno usava per sorvegliare
me anche se tenevo le tende chiuse e quelle della camera da letto addirittura
inchiodate agli infissi, perch sapevo benissimo che c'era qualcuno che mi
spiava e che avevo il telefono sotto controllo), e lui sorrise e disse: Forse vuoi
dire del Servizio Segreto, MARILYN, e tutt'e due scoppiammo a ridere, risate da
whiskey; io ero la contadinotta del North Carolina che non gliene frega un
cazzo e che ride di pancia come fanno i maschi. Che meraviglioso senso di benessere!
Il momento brutto era passato come se non ci fosse mai stato, stavo
gi dimenticando le parolacce che mi aveva detto lui, il mio Principe, e presto
avrei dimenticato anche che c'era stato qualcosa da dimenticare, e l'indomani
avrei ricordato solo i baci, una fulminea scintilla di piacere sessuale, la promessa
di un fuvsturo. Il mio Principe stava dicendo: MARILYN sei proprio uno spasso,
me l'avevano detto che eri sveglia e intelligente e fan-ta-sti-ca (stava leccandomi
i seni, a colpettini di lingua che mi facevano il solletico) e io gli dissi: La sai
una cosa, Mr. P-President? Lo sai che io le mie battute me le scrivo da sola? E
lui fece: Mmmm! MARILYN, tu hai decisamente le pi belle battute di tutto il
mondo del cinema. E io gli dissi, carezzando quei suoi capelli cos folti: Se
vuoi puoi chiamarmi Norma Jeane, gli amici mi chiamano cos, e lui: Quanto
a chiamarti, baby, sappi che ti chiamer prima possibile e il pi spesso possibile.
Prontissimo!
Io gli dissi: Tu sei il mio Prontissimo!  proprio la parola giusta per te, eh?
Il capanno era illuminato da una singola lampadina, fioca. Quel posto puzzava
di umidit. Dal lucernario sopra di me riuscivo a vedere la luna del deserto
alta nel cielo. O forse era la luce sfocata di un riflettore? La notte del deserto!
Per un attimo credetti di essere di nuovo nel Nevada, di essere Roslyn
Tabor innamorata di Clark Gable che presto sarebbe morto mentre io mi sentivo
in colpa ed ero ancora sposata a un uomo che non amavo. Non ero ubriaca,
per non sapevo con esattezza dove mi trovavo. Dove avrei dormito quella
notte, e con chi. O invece avrei dormito sola? E come avrei fatto a tornare a
casa. A tornare a Los Angeles la Citt di Sabbia, a tornare a Brentwood al
12305 di Fifth Helena Drive. Perch c' sempre questa terribile paura: come
faccio a tornare a casa? anche quando sai bene dov' casa tua. Il Principe si stava
frettolosamente asciugando in mezzo alle gambe e diceva che sperava di rivedermi
presto e che all'alba doveva per forza partire per Washington ma che
presto si sarebbe messo in contatto con me, e io gli dissi: Vuoi che ti dia il mio
numero di telefono riservato? E lui scoppi a ridere e disse MARILYN guarda
che non esistono numeri di telefono riservati, e io gli dissi piano e tremante
come una liceale che se voleva avrei preso l'aereo e l'avrei raggiunto, per me
ogni tuo desiderio  un ordine Mr. President, gli dissi scherzando, baciando
quel viso in fiamme, e l'idea dovette piacergli parecchio; disse che mi avrebbe
fatto avere un biglietto di prima classe e che magari potevamo vederci a
Manhattan in un certo albergo o anche in California perch doveva tornarci
presto per la raccolta di fondi per il partito eccetera eccetera, sua sorella e suo
cognato avevano una casa a Malibu. Io dissi: Oh s, sarebbe b-bello. Cio, sarebbe bellissimo.
Le parole dette dal mio Principe sono un segreto che mai riveler.
Prendendomi il viso tra le mani, oddio speravo proprio di sembrargli bella e
di non avere la faccia sudata e il trucco sciolto e i capelli appiccicati alla fronte
come me li sentivo, ma lui mi parlava sinceramente, si capiva che mi parlava
col cuore come nei suoi discorsi alla nazione che lo facevano adorare da tutti
quanti noi; disse: In te c' qualcosa che nessuna di loro ha, MARILYN. Nessuna
delle donne che conosco. Tu vivi per essere toccata. Per riscaldare come una
fiamma. Persino per farti far male! Davvero, il tuo modo di aprirti al dolore 
una cosa che hai soltanto tu, MARILYN, nessun'altra donna che abbia mai conosciuto.
Nessuna fotografia o film ha mai mostrato la tua anima cos come l'ho vista io stasera, MARILYN.
Un ultimo bacio e il mio Principe svan.
Il Principe avrebbe lasciato il capanno perfettamente vestito, e la bionda Serva
Stracciona con cui aveva giaciuto sarebbe rimasta l dentro ancora per dieci minuti
come da sua precisa richiesta, ma le guardie del corpo del Presidente non
aspettarono che lei uscisse, soltanto il Ruffiano del Presidente aspett, la
aspett discretamente dall'altro lato della piscina; e quando lei finalmente usc
dal capanno, stordita e scalza e barcollante con in mano i sandali col tacco a
spillo e con l'accappatoio malamente annodato in vita, il Ruffiano del Presidente
le si avvicin con quei suoi modi soavi sorridendo e dicendole: Miss Monroe!
Il Presidente mi ha chiesto di farle avere questo piccolo segno della sua stima.
Era una rosa di carta stagnola (il Ruffiano l'aveva trovata abbandonata su un tavolo,
tocco decorativo per una bottiglia di vino, l'aveva presa e se l'era appuntata
al bavero della giacca) e il Ruffiano del Presidente not lo sguardo di gratitudine
dell'attrice di fama mondiale MARILYN MONROE quando ricevette dalle sue
mani quella rosa di carta stagnola e gli sorrise. Oh!  proprio bella.
Ne annus la fragranza metallica e fu felice.
...
.
...
LA SERVA STRACCIONA INNAMORATA.
...
.
...
E se invece il Principe non l'avesse chiamata come aveva promesso di fare?
E se lei avesse atteso e atteso e atteso, e lui non l'avesse chiamata? E se settimana
dopo settimana l'avessero chiamata e richiamata praticamente tutti i vari
figuranti della sua affollata e ingarbugliata vita, e mai lui? Ma finalmente,
quando ormai sembrava perduta ogni speranza, ecco la telefonata di un certo
... (nome che in quel suo stato di perenne confusione non riconobbe)
direttamente (le venne dato di credere) dalla Casa Bianca. (Era uno dei tanti
assistenti del Presidente?) E poco dopo le telefon il cognato del Presidente,
che abitava a Malibu, per invitarla per il fine settimana.
Solo una piccola riunione privata, Marilyn.
Una cosina molto intima. Solo pochi amici.
Con noncuranza lei disse: E... ci sar anche lui?
Il soave e sensuale cognato del Presidente rispose, con altrettanta noncuranza:
Hmm. Dice che far tutto il possibile.
Marilyn rise eccitata. Oh! Lo so cosa significa.
Lo so che ha molte donne.  un uomo di mondo.
Io sono una donna di mondo. Non sono mica una bambina!
Fine settimana arrivato e finito in un baleno. Riusciva a ricordarne solo qualche
frammento, come in un collage cinematografico. Sta succedendo a me?
Questa qui sono io? O no?
Ma nei film puoi sempre ripetere la scena. L invece no, c'era un'unica possibilit.
Momenti confusi, lo squillo del telefono, numero riservato, e il misterioso
............ (da Washington) che le chiedeva se quella sera alle dieci e venticinque
sarebbe stata a casa per ricevere una telefonata. E lei, ridendo, costretta
a sedersi per un improvviso giramento di testa: Se sar a c-casa? Hmm! Era la
Ragazza del Piano di Sopra, sfrontata e buffa. La simpatica e dolce e spiritosa
Ragazza del Piano di Sopra, che le battute se le scriveva da sola. Come faccio
a saperlo prima che arrivino le dieci e venticinque?
Dall'altro capo del filo un parlottio confuso. (O era la sua immaginazione?)
E cos eccola aspettare e aspettare e aspettare. Ma non un aspettare di quelli
che ti sfiniscono e ti umiliano, no, un aspettare di quelli che ti eccitano. Di
quelli che ti fanno sentire felice, allegra, radiosa, che ti fanno cantare e ballare
tutto il giorno. E, puntualmente, alle dieci e venticinque ecco squillare il telefono
e lei che alza la cornetta e dice con quella sua trafelata voce infantile: S?
La voce profonda di lui, inconfondibile. Il suo Principe.
Marilyn ? Ti penso sempre.
E io penso sempre a te, Mr. P come Prontissimo!
Facendolo ridere. Dio quant' bello sentir ridere un uomo. La forza di una
donna non sta nel sesso bens nella capacit di far ridere l'uomo.
Se in questo momento potessi esser l con te lo sai cosa ti farei?
Ohhh. No, non lo so. Cosa mi faresti?
Spesso il cognato del Presidente telefonava per proporle di andare a bere qualcosa
insieme, o a cena; dicendole che dovevano parlare di questioni riservate;
e lei rispondeva di no. Ricordando come l'aveva scrutata quella volta a Palm
Springs, quello sguardo fin troppo diretto. No, proprio non le sembrava il caso.
Allora il cognato del Presidente rispondeva: Sar per un'altra volta, tesoro,
e lo diceva con l'affabilit dell'uomo per cui conquiste e sconfitte sessuali hanno
pi o meno lo stesso peso emotivo.
Aveva sentito dire che quelli l si passavano le donne.
Pi precisamente: che se le passavano dall'alto in basso. Fotomodelle, stelline.
Dal Principe/Presidente gi ai suoi vari fratelli, ai cognati, agli amici.
Eppure pensando Io no. A me non farebbe mai una cosa del genere.
L'ultima telefonata del Presidente era stata rapida e concisa, con lui insonnolito
e terribilmente sexy a ripeterle quelle parole magiche, quelle parole che
lei ricordava perfettamente ma che aveva cominciato a credere frutto di un sogno,
o magari avanzi di battute udite tanti anni prima in qualche film ormai
dimenticato. Qualcosa che nessuna di loro possiede. Nessuna. Tu vivi per essere
toccata. Per riscaldare come una fiamma. Marilyn, tu sei diversa da tutte le altre donne che conosco.
Convinta che potesse esser vero. Oh, ma anche convinta che lui stesso potesse
esserne convinto!  come dire che mi ama. Per con parole diverse.
La Serva Stracciona aspettava. Fiduciosa.
Seppe che Cass Chaplin era in ospedale. In un centro di disintossicazione a
Los Angeles. Un'ora di panico assoluto, indecisa se telefonare, se chiedere notizie.
Poi pens No. Non posso. Non posso farmi coinvolgere. Non ora. Si chiese
se Cass ed Eddy G fossero ancora cos intimi.
Dio, quanto le mancavano! I suoi amanti Gemelli. Dopo due noiosi matrimoni con rispettabili maschi eterosessuali.
Che belli, Cass ed Eddy G! Lei era stata la loro Norma, la loro ragazza. Aveva
fatto quello che Cass ed Eddy G le avevano detto di fare. Forse quei due
l'avevano stregata. Chiss come sarebbero andate le cose se fosse rimasta insieme a
loro, se avesse avuto il loro figlio. Magari la sua carriera da Marilyn Monroe
l'avrebbe avuta ugualmente. Ma ormai era passato troppo tempo. Adesso Baby
avrebbe avuto otto anni. Un figlio tutto nostro. Per destinato a una brutta fine.
Non riusciva a ricordare chiaramente perch Baby fosse morto, perch avesse
dovuto morire, perch Marilyn l'avesse ucciso. Qualche mese prima aveva visto
su Tatler una foto di Cass Chaplin ed era rimasta scioccata scoprendo
quant'era invecchiato quel ragazzo che lei aveva amato, con quelle borse scure
sotto gli occhi e quelle rughe ai lati della bocca. La sua straordinaria bellezza in
sfacelo. Il lampo del flash l'aveva colto in un momento di furia, un pugno levato
verso l'obbiettivo e la bocca deformata intorno all'urlo di un'imprecazione.
Ma adesso ho un uomo di valore. Un uomo che apprezza il mio valore. Una vera anima gemella.
Oh, anche ammesso che fossero soltanto belle parole, cosa di cui era certa al
novanta per cento, erano pur sempre belle parole di un Principe e non di un povero drogato di Hollywood.
Che strano! In risposta alla lettera piena di affetto che aveva scritto a Gladys
ecco l un biglietto battuto a macchina, le parole tutte ammucchiate nel centro del foglio pi volte ripiegato.
Ma possibile che non ti vergogni Norma Jeane, ho letto questa faccenda di
Clark Gable dicono che l'hai ucciso hai contribuito al suo fatale attacco di
cuore. Qui persino le infermiere sono nauseate. Me l'hanno detto loro.
Ma un giorno, se mi inviter alla Casa Bianca. La Mamma potrebbe venire con
me. Cambierebbe opinione al pari di qualsiasi altra madre americana.
Andava da uno psichiatra. Andava da uno psicanalista. Andava da un esperto
in problematiche psicologiche con studio a West Hollywood. Due volte la
settimana andava da un fisioterapista. Aveva ripreso le lezioni di yoga. Certe
volte, nelle notti rese interminabili dalla consapevolezza di non potersi permettere
tutto l'idrato di cloralio necessario a darle almeno un paio d'ore di
sonno, chiamava un massaggiatore che abitava a Venice Beach. Nella sua fantasia
si trattava di uno dei surfisti che tanti anni prima avevano salvato dall'annegamento
Norma Jeane. Nico. Un gigante, un culturista. Per delicato. Come
Whitey anche Nico la adorava senza desiderarla; per lui il suo corpo era
soltanto una specie di argilla che andava manipolata e accudita in cambio di un compenso.
Sai cosa mi piacerebbe fare, Nico? Mi piacerebbe lasciarti qui il mio corpo.
Cos potrei andare... oh, dove non lo so, per libera!
Ne annus la fragranza metallica e fu felice. Tornata da Palm Springs a
Brentwood nella piccola hacienda sulla Fifth Helena Drive (che strano nome!
aveva chiesto all'agente immobiliare cosa significasse, ma nemmeno lui lo sapeva),
aveva messo la rosa di carta stagnola in un vaso e aveva messo il vaso
sulla spinetta bianca, dove adesso brillava anche nell'ombra. La rosa. La sua
rosa! Era una rosa di carta stagnola, non era una rosa viva, e quindi non sarebbe
mai marcita n morta; lei l'avrebbe conservata per sempre come ricordo
dell'amore di quell'uomo per lei. Certo, non lascer mai la moglie. La famiglia
cattolica, il tipo di educazione. Non posso pretendere una cosa del genere. E poi 
pur sempre una figura storica. Il leader riconosciuto del Mondo Libero. In
guerra contro il Vietnam. (Cos vicino alla Corea! Dove MARILYN MONROE si
era strepitosamente esibita per le truppe.) Pronto a invadere la Cuba comunista.
Oh, il Presidente era proprio un tipo pericoloso da avere come nemico.
Era fiera di lui, elettrizzata per lui. La sua immagine continuamente in televisione
e sui giornali. Il mondo della storia e della politica, il mondo del conflitto
perpetuo e della gioia nel conflitto, il mondo dei maschi. Cos' la politica se
non guerra con altri mezzi. Lo scopo  sbaragliare l'avversario. Sopravvivenza
del pi forte. Selezione naturale. Dove l'amore  il tallone d'Achille dell'uomo.
La bionda Marilyn voleva rassicurare il suo Mr. Prontissimo che lei questo lo capiva perfettamente.
Fu la rosa di carta stagnola ad attirarla verso la spinetta. Seduta alla tastiera
nella silenziosa casa blindata contro il sole spietato. Abbassando i tasti timidamente,
incerta. Temendone il suono dopo tutto quel tempo, temendo che le
sue capacit gi modeste si fossero atrofizzate del tutto. Non aveva mai veramente
suonato Fr Elise, e mai l'avrebbe suonata. Pi ancora temeva che la
memoria tattile dei suoi polpastrelli potesse scatenare ricordi di un tempo perduto,
ricordi troppo dolorosi da rievocare. Mamma? Cosa volevi da me che non
sono mai riuscita a darti? Dov' che ho sbagliato? Mi sono sforzata cos tanto. Se
avesse suonato meglio il pianoforte per Mr. Pearce, si chiese, e se avesse cantato
meglio per la povera Jess Flynn, la sua infanzia sarebbe stata diversa? Forse
la sua inadeguatezza aveva contribuito alla follia di Gladys Mortensen. Forse in Gladys si era semplicemente rotto qualcosa.
Eppure Gladys era sembrata ansiosa di assolverla da ogni responsabilit.
Non  mica una colpa venire al mondo, no?
Comunque si sentiva piena di ottimismo. In quella casa, la prima veramente
e interamente sua, avrebbe ricominciato a suonare il pianoforte. Avrebbe ricominciato
a prendere lezioni di piano. Presto. Dopo aver messo un po' d'ordine nella sua vita.
In attesa che il Presidente si decidesse a convocarla. Be', perch no?
Quasi senza rendersene conto, quasi per capriccio, quella primavera accett di
fare un nuovo film. Lo Studio aveva insistito parecchio cos come il suo agente.
All'epoca del divorzio aveva studiato con Max Pearlman la possibilit di recitare
in un lavoro in scena dal New York Ensemble: non pi La ragazza dai
capelli biondi bens Casa di bambola di Ibsen o forse Zio Vanja di Cechov; ne
avevano parlato spesso e a lungo, e lei si era mostrata entusiasta come una
bambina, per poi, all'atto pratico, quando si era trattato di fissare le date, era
stata pi sfuggente e vaga che mai: con grande disappunto di Pearlman le settimane
erano passate senza che n lei n il suo agente si facessero vivi o rispondessero
alle sue mille telefonate; e alla fine il progetto era sfumato. Perch ho
troppa paura. Non riuscirei ad affrontare un pubblico vero, in carne e ossa. Una
sera aveva sognato di trovarsi sulla scena, in teatro, e il terrore era stato tale che
aveva perduto il controllo della vescica e si era svegliata in una pozza di urina.
Dio mio! No, questo no.
Ricordando la puzza di urina sul materasso di Gladys a Lakewood.
Ricordando, come se fosse successo davvero, di essersela fatta addosso in
una sala-prove a New York. Oddio. Mi sono alzata in p-piedi e avevo il vestito
tutto bagnato e incollato alle gambe. Oh.
Alla Casa Bianca quell'aneddoto della Ragazza del Piano di Sopra si sarebbe ben guardata dal raccontarlo.
Un appuntamento. Che romantico! Non in California bens a New York, dove il
Presidente era di passaggio. Ovviamente massima segretezza non c'era neanche bisogno di dirlo.
S, per doveva lavorare. Non aveva mica sposato un marito ricco, si era sempre
sposata per amore. Tutti i miei matrimoni, sempre e soltanto per amore. Per
non ho perduto la speranza. Oh s, ritenter di nuovo! Doveva lavorare, e, dopo
Gli spostati (Gli sciagurati, come l'aveva ribattezzato Z), la sua posizione non le
consentiva certo di andare troppo per il sottile con le sceneggiature. Disse al
suo agente: Per Roslyn T-Tabor  stata la mia interpretazione migliore, vero?
Lo dicono tutti, e Rin Tin Tin latr in un modo che, non conoscendo Hollywood,
poteva anche sembrare divertito, e poi pass al suo tono da agente ragionevole:
S, Marilyn. Lo dicono tutti, e lei: Perch, secondo te invece no?
Tu non la pensi cos? Rin Tin Tin, stavolta con quel nuovo tono che dopo
Gli spostati usava sempre pi spesso, come se la sfottesse: Cosa importa come
la penso io, Marilyn? Quello che conta  come la pensano milioni di americani
che fanno la fila davanti ai botteghini per comprare il biglietto. O che invece
non fanno nessuna fila e lei: Ma Gli spostati non  andato male, no? Lo
sai chi l'ha visto e gli  p-piaciuto tantissimo? Il Presidente degli Stati Uniti!
Pensa un po'! e Rin Tin Tin: Il Presidente avrebbe fatto meglio a portarsi
dietro un po' dei suoi amici e lei: Che significa? C-cosa vorresti dire? e Rin
Tin Tin, in tono pi o meno normale: Tesoro, in effetti Gli spostati non  andato
male. Hai ragione. Per essere un film senza Marilyn Monroe  andato decisamente
bene e stavolta lei non gli chiese Che significa perch sapeva perfettamente
cosa significava. Mordendosi l'unghia del pollice, il viso in fiamme
come se l'avessero schiaffeggiata, chiese: Perci non importa, vero? Io so
recitare, e un sacco di gente l'ha detto e l'ha scritto. Per non importa. In tutti
questi anni la gente ha disprezzato Marilyn Monroe perch la giudicava una
bomba del sesso totalmente incapace di recitare; adesso la disprezza perch fa
fiasco al botteghino, eh? Adesso Marilyn  la tomba degli incassi, eh? E Rin
Tin Tin, allarmatissimo, si affrett a dire: Marilyn, non  affatto cos. Non
dire mai una cosa del genere, potrebbero sentirti. (Stavano parlando al telefono.
Lei era nella sua piccola hacienda isolata dal mondo, con le tende inchiodate
contro il sole accecante.) Marilyn Monroe non  la tomba degli incassi...
E poi Rin Tin Tin tacque, e lei ud solo un respiro, qualcosa di taciuto.
Non ancora.
Sulla cappa del camino c'erano due statuette quasi invisibili nella semioscurit
del soggiorno. La prima era un premio dei critici francesi, l'altra era un premio
dei critici italiani. Premi conferiti a MARILYN MONROE per la sua straordinaria
prova d'attrice in Il Principe e la Ballerina. (Oh no, premiarmi per quello!
Perch non per Fermata d'autobus? Cazzo!) Ma negli Stati Uniti non aveva
mai ricevuto nessun premio, e nemmeno una candidatura all'Oscar per Fermata
d'autobus o Gli spostati. Quello su cui lo Studio continuava a insistere
(come spiegatole da Rin Tin Tin, o forse dall'impenetrabile Z) era un ritorno
di MARILYN MONROE all'infallibile commedia sexy sul genere A qualcuno piace
caldo e Quando la moglie  in vacanza, perch non si capisce perch diavolo gli
americani dovrebbero spendere i soldi guadagnati col sudore della fronte per
andare a vedere film lagnosi e deprimenti. Film identici alle loro vite del cazzo.
Che c' di male in un paio di sane risate? In una solleticatina al basso ventre?
Eh? Con una bionda tutta fuoco e un paio di scene dove i vestiti le scivolano
di dosso, e magari anche qualche bella ventata dal basso che le gonfia la gonna
e le scopre le mutandine? In quella cannonata di nuovo film, Qualcosa da dare,
erano previsti costumi attillatissimi e una bionda svampita che nuotava nuda in piscina. Fan-ta-sti-co!
Ehi, a me recitare piace. Davvero, recitare  la mia vita! Non sono mai cos felice
come quando recito, anzich vivere.
Perch, cos'ho detto di strano? OK, tanto l'avete capito benissimo cosa volevo dire.
(Perch allora ho tanta paura? Non avr paura.)
Perci accett il ruolo. Pioggia di comunicati-stampa dello Studio! MARILYN
MONROE felice di tornare sugli schermi, finalmente al lavoro! Ancora completamente
all'oscuro, fino a quando la sceneggiatura di Qualcosa da dare le venne
recapitata da un fattorino in bicicletta e lei si sedette a leggerla sul bordo
della piscina (dove galleggiavano fronde di palma, scarafaggi morti, e una roba
che faceva pensare a spirali di sperma umano) e gi dopo un'ora non riusciva a
ricordarne neppure una parola. Un cumulo di clich. Dialoghi stupidi. Non
era neanche sicura di quale fosse il suo personaggio. Il nome cambiava ogni
quattro o cinque pagine. S-suppongo che in questa porcheria Marilyn serva
soltanto a fare da esca per i finanziatori, eh? Di nuovo alle prese con Rin Tin
Tin ma adesso avendocelo davanti in carne e ossa, ometto di mezza et panciuto
e con le gote flaccide e gli occhi miopi quanto i suoi. E lui dicendole di
non preoccuparsi, dicendole che non doveva fare altro che presentarsi sul set e
recitare le battute che quella gente aveva scritto per lei e fregarsene di preparare
la parte e stronzate del genere che rischiavano di metterla in paranoia e perci
di incasinare la vita anche al regista e alla troupe. Va' sul set, sii sexy e divertente
come la Marilyn di un tempo, e una volta tanto cerca di spassartela.
Non vedo cosa ci sia di tanto terribile. Lei ud se stessa dire, furibonda: Ah
s? Be', allora sappi che Marilyn non ha nessuna intenzione di mangiare questa merda.
Ud se stessa dire, l'indomani, dopo aver fatto il numero dell'agenzia: Be',
in fondo... Un po' di soldi non guasterebbero, sai?
Senza mai vederlo come qualcosa di reale. L'ultimo film collegato a MARILYN MONROE.
...
.
...
IL PRESIDENTE E L'ATTRICE BIONDA: L'APPUNTAMENTO.
...
.
...
Nella settimana dopo la Pasqua del 1962 arriv la convocazione!
Io, dubitato di lui? Mai, nemmeno per un istante.
Per favore Miss Monroe non si vesta in modo appariscente le avevano detto.
Una voce d'uomo, anonima, al telefono. C'era stata una serie di messaggi, alcuni
abbastanza espliciti e altri in codice. Sentiva che stava imbarcandosi nella
pi eccitante e intensa avventura di tutta la mia vita di donna. Sicch aveva affrontato
da sola la preparazione. Niente truccatori, niente costumiste. Aveva
acquistato un vestito apposta per l'occasione (a credito, da Saks a Beverly Hills),
un vestito di cachemire leggero color crema e marrone scuro; la chioma
biondo platino, sfolgorante per il trattamento recentissimo, era nascosta sotto
un cappellino a cloche molto elegante. Solo il rossetto era vistoso, ma il rossetto
 fatto per essere vistoso, no? Stile Lorelei Lee, solo che il suo atteggiamento
sarebbe stato composto e controllato come si conviene a un'amica del Presidente
e di un presidente che fa parte dell'aristocrazia americana. Tuttavia i due arcigni
agenti del Servizio Segreto che dovevano scortarla la accolsero con uno sguardo
attonito che pass rapidamente dall'indignazione al disgusto. Cos', vi aspettavate Madre Teresa?
Era la Ragazza del Piano di Sopra, abituata a scriversi da sola le battute.
Che talvolta non facevano ridere, che talvolta era come se nessuno le avesse nemmeno sentite.
Gli agenti del Servizio Segreto erano Dick Tracy e quell'altro, come si chiama,
quello sposato con una che si chiama Maggie... ah, ecco: Jiggs. Una scorta
davvero bizzarra per accompagnare Marilyn Monroe all'appuntamento segreto
nell'elegante Hotel C in Fifth Avenue a Manhattan!
Dicendo solennemente a se stessa: Questi uomini hanno consacrato la propria
vita al loro Presidente. Se qualcuno dovesse sparare al loro Presidente, questi uomini
gli farebbero scudo col proprio corpo.
Volare da Los Angeles a Manhattan nel giro di poche ore significa essere
scagliati violentemente nel futuro. Eppure, appena arrivata, si sent inesorabilmente sbalzata nel passato. Anni prima?
La mia vita a Manhattan. La mia vita da sposata. Quando?
Al Drammaturgo non pensava mai. L'uomo con cui aveva vissuto per cinque
anni. Il suo agente le aveva spedito un ritaglio di Variety con una
recensione di La ragazza dai capelli biondi, una recensione positiva ma con qualche
riserva. Lei aveva smesso di leggerla quando era arrivata alle parole: In questa
dignitosissima messa in scena si avverte la mancanza di una Magda autenticamente
capace di incantare. Per rendere credibile questo personaggio occorrerebbe...
A Manhattan gli alberi di ginko erano in fiore, e Park Avenue era piena di
splendidi tulipani e giunchiglie, ma faceva un tale freddo! L'Attrice Bionda se
lo sentiva fin dentro le ossa, lo sentiva cozzare contro il suo sangue californiano;
l'abito che aveva comprato per quella romantica gita a Manhattan non era
abbastanza pesante. L la stagione era diversa. La luce stessa sembrava diversa.
Si sentiva confusa, disorientata. Ma la primavera  in aprile, no?, e rendendosi
conto dello sbaglio Cio, aprile  in primavera. Erano a bordo della limousine
blindata che percorreva silenziosamente Park Avenue in direzione nord, e il
pi grosso dei due agenti, quello con la mascella quadrata e che le aveva fatto
venire in mente Dick Tracy, le disse seccamente: Miss Monroe, guardi che siamo in primavera.
Aveva parlato a voce alta? Non se n'era accorta.
L'altro agente del Servizio Segreto, tozzo e flaccido, con la faccia da patata
lessa e gli occhi talmente inespressivi da sembrare bianchi, e decisamente identico
a Jiggs, si mordicchi un labbro e continu a guardare davanti a s. Erano
due duri. Probabilmente seccati di dover sbrigare quella missione speciale per
il Presidente. L'Attrice Bionda avrebbe voluto rassicurarli. Non c' niente di
sessuale. Tra il Presidente e me. Il sesso c'entra poco.  una questione di anima,
di anime gemelle. L'autista della limousine doveva essere un altro agente
del Servizio Segreto, anche lui arcigno e con in testa un borsalino. All'aeroporto
aveva accolto Miss Monroe con un impercettibile cenno del capo. Somigliava
in maniera impressionante a Jughead, il personaggio dei fumetti.
Cavolo, certe volte c' proprio da aver paura! Tutti questi personaggi dei fumetti che si aggirano per il mondo.
Il giorno prima l'Attrice Bionda aveva ricevuto tramite corriere espresso il
biglietto aereo di prima classe (acquistato per lei sotto il nome in codice P.
Belle, che il cognato del Presidente le aveva tradotto come President's
Beauty) e durante il volo dalla West Coast alla East Coast le era venuto il sospetto
che pilota ed equipaggio fossero al corrente del suo rapporto con la Casa
Bianca. Non solo di "Marilyn". Ma anche di questo giorno speciale. Di
questo viaggio speciale. In preda a una felicit cos perversa da convincerla
che l'aereo sarebbe caduto! Ma l'aereo non cadde. Qualche turbolenza qua e
l, per il resto un volo tranquillissimo. Eccole una bottiglia di Dom Prignon,
Miss Belle. Solo per lei, Miss Belle. Le avevano assegnato due poltrone tutte
per lei nella prima fila della cabina di prima classe. Trattata come una regina.
La Serva Stracciona nei panni della Principessa Buona. Oh s, era profondamente
commossa. Un'hostess tutta per lei, per accudirla, per assicurarsi che
nessuno disturbasse l'Attrice Bionda che viaggiava in incognito, perduta a fantasticare
su Un appuntamento. Con lui. In quelle settimane si erano parlati soltanto
tre volte, al telefono, e sempre per pochi minuti. Se non fosse stato per
l'immagine del Presidente sui giornali e in televisione (perch lei la televisione
aveva ricominciato a guardarla, specialmente di notte) forse avrebbe fatto fatica
a ricordarsi com'era fatto; perch nella luce fioca del capanno (nella villa di
Bing Crosby a Palm Beach, vicino al circolo del golf: non era stato l che si
erano conosciuti?) quell'uomo avrebbe potuto essere chiunque, qualunque uomo
di mezz'et con una bella faccia da ragazzone americano, pieno di energia
e di robusto appetito sessuale. Quella mattina il trattamento era stato a base di
Miltown e Amytal (e codeina, una compressa, perch era sicura di covare una
febbriciattola) in dosi ragionevoli. In quel periodo della sua vita, e poteva giurare
che quel periodo non sarebbe durato a lungo, andava da due o tre o forse
addirittura quattro medici, ciascuno dei quali, ignaro degli altri, le forniva le
ricette. Dottore, solo un piccolo aiuto per dormire! La prego, Dottore, mi aiuti a
svegliarmi! A calmare questi nervi tesi come corde di violino.
Ci mancherebbe altro, Dottore! Certo che non bevo.
No, carne rossa non ne mangio mai, non riuscirei a digerirla.
Con le gambe tremanti, la prima a sbarcare all'aeroporto LaGuardia. Miss
Belle? Prego, da questa parte. Un'hostess la precedette lungo la rampa coperta,
e alla fine della rampa ecco ad attenderla due tizi arcigni in completo scuro
e borsalino sghembo, e un'improvvisa fitta di panico Sono in arresto? Cosa mi
faranno? Era la Ragazza del Piano di Sopra, che rideva scioccamente. Tremava
tutta, tanto che quasi le cadde di mano la valigetta per la notte, e il pi grosso
dei due agenti gliela prese di malagrazia. Si rivolgevano a lei sussurrando:
Miss Monroe e madame come se si vergognassero di farsi sentire persino
da lei, la loro missione. Distogliendo ostentatamente quel loro sguardo da
sbirri dalla sua bocca color fucsia e dal suo petto florido, quei bastardi senza
cuore.  perch siete invidiosi, vero? Del vostro capo. Perch lui  un vero uomo,
era Per decisa a trattarli bene. Chiacchierando giovialmente col tono garrulo
e solare della Ragazza del Piano di Sopra, mentre loro, silenziosi, la scortavano
nell'aeroporto (attirando gli sguardi perplessi di molte persone, ma senza incrociarne
nessuna) e fino alla limousine in attesa. La macchina era affusolata e
di un bel nero lucido, grande abbastanza da ospitare una decina di persone.
Oh.  blindata, vero? Lo spero proprio. Rise nervosamente. Sistemandosi
sul comodo sedile posteriore, badando che la gonna non le salisse sulle ginocchia,
carica di fragrante eccitazione femminile, mentre i due agenti del Servizio
Segreto si sedevano ai lati, davanti ai finestrini. Si chiese se il Presidente gli
avesse raccomandato di farle scudo col proprio corpo. Valeva per tutti gli ospiti
del Presidente? Sapete, tutte queste premure nei miei confronti mi fanno
sentire una RIP - ridendo nervosamente davanti al loro silenzio da maschi
-cio, volevo dire VIP Volevo dire cos, no?
Jiggs Faccia-di-Patata grugn quello che forse poteva essere un sorriso. O il
contrario di un sorriso. Il profilo di Dick Tracy rimase immobile.
L'Attrice Bionda pens: Questi tizi, questi tre uomini, hanno la pistola!
Be', era proprio offesa. Un po'. Poich era chiaro che quei tre disapprovavano
il suo abito in cachemire color marrone scuro e crema comprato da Saks a
Beverly Hills, disapprovavano la scollatura vertiginosa, disapprovavano quel
seno prorompente e quei fianchi sinuosi. Quelle gambe da ballerina. Quei
mocassini di coccodrillo, punta aperta e dieci centimetri di tacco. Unghie di
mani e piedi dipinte con un sobrio smalto color ghiaccio. Rossetto fucsia e capelli
biondo platino e l'inconfondibile radiosit di Marilyn a stemperare il
malsano pallore della pelle, come stucco bianco nel caldo tropicale. Eppure
quegli uomini la disprezzavano: come donna, come persona, e come fatto.
Sperava proprio di non fare movimenti sbagliati, perch quei tre erano capacissimi
di tirar fuori le rivoltelle e spararle addosso!
Come si sentiva a disagio l'Attrice Bionda, a trentasei anni e all'apice della
fama, ogni volta che aveva a che fare con uomini capaci di guardarla senza desiderarla.
Ma perch? Quando potrei volervi tanto bene.
Dick Tracy stava dicendo all'Attrice Bionda, guardando dritto davanti a s e
con un tono di velenosa soddisfazione, che c'era stato un improvviso cambiamento
nei programmi del Presidente e che quindi anche il suo programma sarebbe
cambiato. Nel tardo pomeriggio il Presidente doveva tornare alla Casa
Bianca per un'improvvisa emergenza. Quindi non avrebbe passato la notte a
New York come previsto. Madame, ecco il biglietto aereo - le stava porgendo
una busta - per il suo ritorno a Los Angeles stasera. Raggiunger l'aeroporto
LaGuardia in taxi dall'albergo. Nonostante l'improvviso rombo nelle
orecchie l'Attrice Bionda riusc a pensare con sorprendente chiarezza, per consolarsi
L'amore mio non  un cittadino qualunque.  una figura storica. Limitandosi
a mormorare: Ah. Capisco. Non poteva nascondere la propria sorpresa,
il dispiacere. La delusione. In fondo anche la Ragazza del Piano di Sopra era
umana, no? Per non voleva dare a Dick Tracy la soddisfazione di chiedergli in
cosa consistesse quell'emergenza e sentirsi rispondere che si trattava di informazioni riservate.
La limousine imbocc una stradina laterale. In direzione di Central Park.
L'Attrice Bionda ud una vocetta infantile chiedere: P-posso sapere di che si
tratta? L'emergenza? Spero che non sia una g-guerra nucleare! O qualcosa di
brutto con l'Unione Sovietica! e Dick Tracy, come se non aspettasse altro, ma
a voce bassa e senza strafare: Mi spiace, Miss Monroe. Sono informazioni riservate.
Un'altra delusione: la limousine non si ferm davanti all'ingresso principale
del famoso Hotel C in Fifth Avenue bens davanti a un ingresso secondario, in
una stradina alle spalle di quel palazzo enorme e inconfondibile. L'Attrice
Bionda ricevette un impermeabile da infilare sopra il vestito, una specie di palandrana
di plastica nera tutta rugosa e con un cappuccio per nascondere il
cappello e i capelli; l'Attrice Bionda era furiosa, ma nondimeno obbed, perch
quella situazione cominciava a esserle familiare, a ricordarle una scena da
film comico, e le scene dei film durano solo pochi minuti. Oh quant'era ansiosa
di fuggire lontano da quegli uomini cos freddi e di rifugiarsi tra le braccia
del suo amante! Poi Jiggs os porgerle un fazzoletto e chiederle per cortesia
di togliersi quella robaccia rossa dalla bocca, ma allora lei perse la pazienza e
rifiut di obbedire. Madame, guardi che dopo potr rimettersene quanto ne
vuole. Ho detto di no, ripet lei. E adesso fatemi uscire da questa macchina.
Prese dalla borsetta un paio di occhiali dalle lenti molto scure e li inforc, nascondendosi mezza faccia.
Jiggs e Dick Tracy conferirono a via di grugniti per qualche secondo ed evidentemente
decretarono che in effetti l'Attrice Bionda era abbastanza irriconoscibile
da poter percorrere quella ventina di metri senza essere identificata, sicch
sbloccarono gli sportelli della limousine e scesero dalla macchina e affiancarono
l'Attrice Bionda affondata in quel ridicolo impermeabile col cappuccio,
e con lei in mezzo varcarono l'ingresso di servizio e vennero accolti da una
folata di odori di cucina rancidi e caldi, e poi si infilarono quasi di corsa dentro
un montacarichi che sal cigolando fino all'attico, al sedicesimo piano dell'albergo,
dove lo sportello si apr e l'Attrice Bionda venne invitata a uscire dal
montacarichi - Miss Monroe, siamo arrivati, Su, Miss Monroe, esca. E lei:
So camminare da sola, grazie. Non ho bisogno del vostro aiuto. Pur vacillando
un po' su quelle scarpe dai tacchi smisurati. Scarpe italiane, le pi care che avesse mai posseduto, con la punta aperta e a V.
Gli agenti del Servizio Segreto bussarono alla porta dell'appartamento appropriatamente
denominato Suite Presidenziale. L'Attrice Bionda avvert un
improvviso senso di disagio. Scaricata e consegnata come un quarto di bue.  cos
che si fa? Servizio in camera? Tuttavia si era sfilata l'impermeabile e l'aveva consegnato
ai suoi rudi angeli custodi. La scena da film comico era finita. La porta
venne aperta da un ennesimo agente del Servizio Segreto, che li fece entrare riservando
all'Attrice Bionda un fugace cenno del capo e un secco Madame!.
Da quel punto in poi la scena si sarebbe svolta lungo un percorso tutto scarti e
sobbalzi, come se la macchina da presa fosse in mano a un ubriaco. L'Attrice
Bionda venne invitata a servirsi del bagno - Vuole darsi una rinfrescatina,
Miss Monroe? - e quando fu in quell'elegante stanzino tutto ori e marmi si affrett
a controllare il trucco, che reggeva alla perfezione, e gli occhi, quei grandi
e schietti e sbalorditi occhi blu, con le cornee ancora deturpate da una miriade
di capillari esplosi e lenti a guarire e con gli angoli segnati da minuscole rughe
bianche che sperava di nascondere al suo amante grazie a un'illuminazione pi
sfumata di quella che c'era nel bagno. Il Presidente avrebbe compiuto quarantacinque
anni il 29 maggio 1962; l'Attrice Bionda avrebbe compiuto trentasei
anni il 1 giugno 1962; forse era un po' troppo vecchia per lui, ma chiss, magari
non se ne sarebbe accorto. Perch Marilyn era in ottima forma! Perfettamente
nella parte! Tutta profumata e agghindata e depilata, e capelli e pube ossigenati
da pochi giorni con quell'orribile mistura rossastra che bruciava da
matti sulla sua pelle cos sensibile, e insomma perfettamente nella parte:
Marilyn la bambola platinata, l'amante segreta del Presidente. (Pur avendo passato
un gran brutto momento in aereo. Vomitando nel cesso in miniatura di quel
bagno in miniatura nonostante nelle ultime ventiquattro ore non fosse riuscita
a mandar gi niente di niente. Cercando disperatamente di rifarsi il trucco con
le mani tremanti e sbirciando in quello specchio in miniatura e per di pi male
illuminato.) S, e doveva confessare che si sentiva piuttosto triste ripensando
alla freddezza con cui le avevano detto che il suo appuntamento galante con il
Presidente sarebbe durato soltanto poche ore anzich, come previsto, un'intera
notte e un intero giorno. L'Attrice Bionda mand gi una compressa di
Miltown per calmarsi i nervi; e una benzedrina per darsi una bella sferzata di energia
e di coraggio. Si serv della toilette e si lav per bene in mezzo alle gambe.
(A Palm Springs, il lascivo Presidente l'aveva lungamente baciata l in mezzo,
come in ogni altra parte del corpo.) Non avrebbe visto, in un cestino accanto
alla toilette, una manciata di carta igienica bagnata non diversa da quella che lei
stessa stava gettando nel cestino, e un paio di tovagliolini sporchi di rossetto color
prugna. No! Non avrebbe visto.
Da questa parte, madame. Un ennesimo agente del Servizio Segreto, stavolta
con due incisivi enormi come quelli di Bugs Bunny e con la stessa andatura
molleggiata, la precedette lungo un corridoio. Prego, madame. Col fiato
sospeso, l'Attrice Bionda si ritrov in una stanza da letto vasta e semibuia
sentendosi di colpo su un palcoscenico poco illuminato le cui dimensioni si
perdevano nell'ombra. La stanza era grande quanto il soggiorno della piccola
hacienda di Brentwood, e arredata con mobili che il suo occhio poco pratico
giudic antichi. Francesi o roba del genere. Che lusso! Che atmosfera romantica!
Per terra un enorme tappeto orientale. Alle finestre pesanti tende di
broccato, chiuse per tener fuori l'acerbo sole di Manhattan in aprile, cos come
nella sua stanza da letto a Brentwood le tende tenevano fuori il sole ben
pi cocente della California. C'era una strana commistione di odori, odori di
fumo, di pane tostato, di lenzuola sporche, di corpi. Sul letto a baldacchino
stava disteso il Presidente, nudo, col telefono poggiato sulla pancia e la cornetta
schiacciata contro l'orecchio, impegnato in una telefonata concitatissima;
tra lenzuola scompigliate e cuscini sgualciti stava disteso il suo Principe,
corrucciato in volto e rosso di stizza, eppure cos bello! Come avrebbe potuto
mai una First Lady essere fredda con lui? Eccola dunque alla ribalta, solo lei e
un altro attore con cui recitare la scena. Le dimensioni del palcoscenico, cos
come quelle del vasto pubblico sussurrante, incalcolabili. Sono entrata nella Storia!
Ma era una scena gi cominciata. Accanto al Presidente, sul letto, c'era un
vassoio d'argento con due piatti di porcellana, e sui piatti c'erano avanzi di uova
e pezzi di pane tostato, e poi due tazzine da caff e due bicchieri da vino, e
una bottiglia di Borgogna vuota. Il Presidente, con una ciocca di capelli castano-grigi
che gli spioveva su un occhio. Il Presidente, col bel corpo virile coperto
di lustra peluria castana, talmente fitta sul torso e sulle gambe da dar quasi
l'idea che si trattasse di una vestaglia. Pagine del New York Times e del Washington
Post sparse sul letto, e, in precario equilibrio contro un cuscino
messo per traverso, una bottiglia di scotch Black e White. Vedendo l'Attrice
Bionda fare il suo ingresso, quell'apparizione di sfumature color crema e radioso
sorriso color fucsia, il Presidente deglut e sorrise affettuosamente, e,
continuando con una mano a reggere la cornetta contro l'orecchio, mosse l'altra
facendole cenno di avvicinarsi. Anche il suo pene si mosse, come per accogliere
la bellezza dell'Attrice Bionda destandosi dal groviglio di peli arruffati
come una grossa e cordiale lumaca ansiosa di farsi pi grande. Ecco un benvenuto
che meritava quel pellegrinaggio di seimila chilometri!
Ciao, Mr. Prontissimo.
L'Attrice Bionda rise di cuore togliendosi il cappello a cloche e scuotendo la
chioma biondo platino. Che scena formidabile! Sent placarsi il nervosismo,
sciogliersi tutta l'ansia. Ammesso che l ci fosse un pubblico, era invisibile; lo
spazio illuminato apparteneva esclusivamente a lei e al Presidente. Gradevolmente
sorpresa dall'atmosfera: perch quello era un incontro allegro, spigliato,
espansivo, un incontro di una tale scioltezza erotica che qualsiasi osservatore
avrebbe creduto che chiss quante altre volte il Presidente e l'Attrice Bionda si
fossero visti cos, che fossero amanti da chiss quanti anni. L'Attrice Bionda,
restia com'era al desiderio sessuale, infilata in quel corpo voluttuoso come una
bimba in un manichino, guard sbalordita il Presidente. L'uomo pi bello che
abbia mai amato! Tranne Carlo, forse. Impaziente di chinarsi con grazia per salutare
con un bacio il Presidente, che per aveva le labbra incollate a quel maledetto
telefono e bofonchiava: D'accordo. S. OK. Uh-huh. Cazzo. Il Presidente
le fece segno di sedersi sul letto accanto a lui, e lei ubbid all'istante; il
Presidente la abbranc scherzosamente alla vita con le gambe muscolose, e con
la mano libera le carezz i capelli, le spalle, il seno, la sinuosa curva dei fianchi,
guardandola con un'espressione in cui si mischiavano volutt e stupore da
ragazzino alle prime armi. Le sussurr: Marilyn. Tesoro. Ciao. E lei: Ciao,
Prontissimo. In un sospiro quasi di dolore lui le disse: Sono proprio felice di
vederti, baby.  stata una giornata terribile. E lei, con uno slancio sensuale
che, ne era certa, la First Lady con quel suo atteggiamento aristocratico non
sarebbe mai riuscita a imitare: Oh, tesoro mio. Lo so, me l'hanno detto. Posso
fare qualcosa per te? Il Presidente sorrise maliziosamente e prese la mano
che gli stava carezzando la mascella ancora da radere e se la serr intorno al pene
adesso completamente eretto; una mossa repentina, ma non inattesa; gi a
Palm Springs i modi spicci del Presidente le avevano creato un certo disagio,
eppure nell'immediatezza di quell'intimit c'era qualcosa di affettuoso, no? -
si liquidavano tante cose e se ne ottenevano in cambio tante altre, e in fretta.
L'Attrice Bionda cominci a carezzare il pene del Presidente, premurosamente
come si potrebbe carezzare un grazioso ma irrequieto cagnolino sotto lo sguardo
orgoglioso del proprietario. Tuttavia, con sua grande delusione, il Presidente
non smise di parlare al telefono.
La conversazione non soltanto continu ma per giunta pass a un pi alto
livello di concitazione; al primo interlocutore doveva essersene sostituito un
altro, pi importante, forse un consigliere della Casa Bianca o magari un
membro del governo. (Rusk? McNamara?) L'argomento sembrava essere Cuba.
Castro, l'affascinante rivale del Presidente! L'Attrice Bionda avvert il brivido
della sfida pur essendo ancora all'oscuro dei fatti. Ricordava il bel volto
barbuto di quel rivoluzionario cubano sulla copertina di Time una decina di
anni prima; a quell'epoca erano in molti negli Stati Uniti a considerare Castro
un eroe. Certo, poi la sua immagine era cambiata radicalmente, fino a diventare
quella di uno dei tanti nemici comunisti. Il nemico pi vicino, appostato
a meno di duecento chilometri dai confini degli Stati Uniti. Tanto il giovane
Presidente quanto l'ancor pi giovane Castro erano personaggi di stampo romantico
ed eroico; entrambi autodefinitisi uomini del popolo, erano vanitosi
e ambiziosi e spietati con i nemici politici, idolatrati da schiere di seguaci
pronti a perdonar loro qualsiasi cosa; il primo, il presidente americano, votato
a proteggere la democrazia in tutto il mondo; l'altro, il dittatore cubano, votato
a quella forma estrema di democrazia politica ed economica chiamata comunismo,
che in realt non era altro che totalitarismo. Entrambi figli di genitori
ricchi, eppure entrambi schierati con il popolo; pronti l'uno a denunciare
i maneggi degli affaristi repubblicani e l'altro a capitanare una sanguinosa
rivolta contro il capitalismo, compreso il capitalismo americano. Il manto di
leggenda che avvolgeva la figura di Castro voleva che quello splendido cubano
in tuta mimetica e stivali da campo rifiutasse le misure di sicurezza; bench
sotto costante minaccia di assassinio, Castro sfuggiva alle sue guardie del corpo
per mischiarsi alle masse idolatranti. Il presidente americano avrebbe voluto
essere altrettanto coraggioso, o almeno mostrarsi tale! Entrambi cattolici,
entrambi educati dai gesuiti e, pertanto, probabilmente corrotti sin dall'infanzia
dal precetto gesuitico di essere non sopra la legge di Dio bens sopra quella
dell'uomo - e non esistendo Dio chi se ne frega della legge dell'uomo?
Di colpo il bel volto del Presidente si fece orrendo. Il Presidente maled Castro
con un'asprezza che turb l'Attrice Bionda: era giusto che lei, semplice
cittadina bench fedele elettrice dei Democratici, assistesse a quelle sparate? O
si trattava di sparate fatte a suo esclusivo beneficio? Quella scena pulsava di
sesso. L'Attrice Bionda aveva gradualmente smesso di carezzare il Presidente
perch si era resa conto che il Presidente pensava ad altro. A Castro. Il suo rivale.
Si accorse con sgomento dei piatti sporchi, delle tracce di rossetto color
prugna su un cuscino. Decise di mettere un po' d'ordine. La June Allison delle
bombe del sesso, ecco cos'era Marilyn Monroe. Spost il vassoio per evitare la tentazione
di osservare pi da vicino quei bicchieri. Tolse dal letto la bottiglia di
scotch per metterla sul comodino, e, prima di rendersi conto di ci che stava
facendo, pur avendo la testa che scoppiava per via della miscela di Dom Prignon
e pillole, prese un sorso di whiskey. Come bruciava nella gola! Che sapore
orribile. Toss. Ne prese un altro sorso.
Gi le tre passate! - presto il Presidente sarebbe partito. Quanto presto, all'Attrice
Bionda non era stato dato di sapere. Tuttavia la conversazione telefonica
non accennava a concludersi. L'Attrice Bionda cap che russi e cubani stavano
architettando qualcosa insieme - Ritorsione per la Baia dei Porci, eh?
Staremo a vedere! L'Attrice Bionda si sent tremare, perch il Presidente stava
parlando di... missili nucleari? Missili sovietici? A Cuba? Avrebbe voluto tapparsi
le orecchie. Non voleva dar l'impressione di spiare; non voleva rischiare
la rabbia del Presidente; era chiaro che il Presidente era un tipo che si arrabbiava
facilmente, proprio come l'Ex-Atleta, virile come lui e brutale come lui.
La rabbia lo eccitava sessualmente, e quindi per lui la rabbia significava piacere.
Il Presidente si accorse che lei lo stava guardando, che aveva smesso di carezzarlo,
e le disse: Baby. Di. Il Presidente la prese per i capelli. La attir a
s e la baci mentre con la mandibola teneva ferma la cornetta contro l'incavo
della spalla. Dai forellini sulla plastica del ricevitore sbucava ronzando una voce
maschile in miniatura. Il Presidente le sussurr: Su, non essere timida.
Come in una scena sommariamente provata l'Attrice Bionda lo baci e gli carezz
il viso e gli carezz i capelli, sapendo cosa in realt ci si aspettava da lei,
cosa il copione pretendeva da lei, tuttavia decisa a non cedere.
Baby...?
Delicatamente, ma pur sempre con la sicurezza dell'uomo abituato a ottenere
ci che vuole, il Presidente mise una mano sulla nuca dell'Attrice Bionda
e le guid la testa verso il proprio inguine. No. Io non sono una squillo.
Io sono... In realt era semplicemente Norma Jeane, confusa e impaurita. Non riusciva
a ricordare come fosse arrivata in quel posto, chi ce l'avesse portata. Era
stata Marilyn? Ma perch Marilyn faceva cose del genere? Cosa voleva, Marilyn?
O era la scena di un film? Di un film erotico? Si era Tempre rifiutata di
fare quel genere di film, ma forse era tornata di colpo al 1948, e lo Studio non
le aveva rinnovato il contratto, e lei era disoccupata. Chiuse gli occhi e cerc
di figurarsi proprio quella stanza d'albergo dov'era capitata, una stanza lussuosa
dove lei interpretava la parte di una famosa attrice bionda che si incontrava
con l'avvenente leader del mondo libero, il Presidente degli Stati Uniti d'America,
per un appuntamento galante - era la Ragazza del Piano di Sopra impegnata
a girare un innocuo film erotico, soltanto una volta, che male c'era? Di
nuovo allung la mano verso la bottiglia di whiskey, e allora il Presidente allent
la presa per permetterle di bere. Il liquido aspro bruciava da morire, ma al tempo stesso era un sollievo.
Qualunque scena (purch sia una scena e non la vita) pu essere interpretata.
Bene o male che sia, pu essere interpretata. E non durer che pochi minuti.
Niente discussioni! Erano due amanti che non avrebbero mai litigato.
Ecco l l'Attrice Bionda nuda tra le braccia e le gambe nude di un uomo.
Era riuscita a respirare. Aveva vinto un improvviso attacco di nausea. Terrorizzata
all'idea di vomitare, di soffocare - orribile la sensazione di soffocare,
soprattutto in quel letto, tra le braccia di quest'uomo. Scusandosi per l'accesso di
tosse ma incapace di smettere. Inghiottire il seme del maschio  un modo per
rendere omaggio al maschio, ma c' niente di pi disgustoso? niente, e tuttavia
il maschio, l'uomo, non va forse amato? non va forse riverito il suo cazzo, il
suo seme? Aveva le mascelle indolenzite, anche la nuca l dove alla fine lui l'aveva
afferrata con forza mentre sgroppava con una violenza tale da farle temere
che stesse per spezzarle il collo. Lurida porca. Porca. Oh, baby. Sei fan-ta-sti-ca.
Nei film erotici le scene sono rozzamente appiccicate l'una all'altra, senza rispetto
per coerenza o logica narrativa, ma nella vita reale una scena di sesso
pu trasformarsi con grande naturalezza in una scena di altra natura, e adesso
che la telefonata con la Casa Bianca era terminata, adesso che la cornetta era
posata sul telefono, adesso che il Presidente poteva parlare con l'Attrice Bionda,
in lei c'era l'ansia di sapere cosa le avrebbe detto, e quando lui non le disse
niente, quando si limit a rimanersene disteso e ansimante con un braccio sopra
la fronte sudata, l'Attrice Bionda, priva com'era di copione e quindi disperatamente
alla ricerca di battute, di battute qualsiasi, ud se stessa dire: C-Castro
 un dittatore, vero? Per, scusami, secondo te  giusto che a soffrirne sia
la popolazione? L'embargo, no? Cos non rischiamo di farci odiare ancora di
pi? E poi... Quelle parole sconcertanti, pronunciate nel caos sismico del letto
a baldacchino, si persero nella baraonda di lenzuola e cuscini; il Presidente
non parve dedicar loro pi attenzione di quanta ne avrebbe dedicata al rumore
di una tubatura intasata da qualche parte nell'appartamento o allo scarico di
un bagno. Dopo quell'orgasmo movimentato il Presidente non aveva pi toccato
l'Attrice Bionda; il suo pene giaceva moscio e inerte tra i peli arruffati
dell'inguine, come una lumaca decrepita; il suo volto giovanile aveva assunto
un'espressione di dolente maturit; non era pi un giovanotto americano, era
un patriarca patrizio; ma lei, essendo ancora nuda, sarebbe rimasta la Ragazza del Piano di Sopra.
Cerc di riprendere il discorso, stavolta per scusarsi di avergli dato il proprio
parere non richiesto, o forse invece per ribadirlo con la trafelata civetteria
della Ragazza del Piano di Sopra - e d'improvviso si sent sprofondare nel vuoto.
O forse era lui, che le stava schiacciando la trachea. Sulla bocca il palmo
salmastro di una mano, e un gomito piantato nel collo. Era troppo debole per
reagire. Perse conoscenza e venne svegliata poco dopo (l'appicicaticcio sulle
lenzuola si era parzialmente coagulato, quindi dovevano esser passati all'incirca
venti minuti) da un altro uomo, uno sconosciuto, che stava montandola vigorosamente,
di gran lena, come un fantino su una puledra, in maniche di camicia,
un uomo che sapeva di appretto; un uomo nudo dalla cintola in gi, col
pene che affondava alla cieca dentro di lei, nel solco tra le sue gambe, in quel
nulla che aveva tra le gambe e che bruciava da morire, e lei cerc debolmente
di spingerlo via, mormorando: No, vi prego, non  giusto! Lei amava il Presidente
e non amava nessun altro uomo, e non era giusto approfittare cos del suo
amore. Un uomo a pomparla mentre lei non riusciva a svegliarsi (era forse
daccapo il Presidente, stavolta rasato di fresco?) ficcandosi dentro di lei con un
accanimento sordo, metodico e irragionevole, come se sferrasse calci nella sabbia compatta.
Poi fu pi tardi, e qualcuno stava cercando di farle riprendere i sensi. Scuotendola.
La sua testa che ciondolava sulle spalle. Gli occhi iniettati di sangue
rivoltati nelle orbite. A pochi metri da l la voce del suo amante gelida di rabbia Perdio portatela fuori di qui.
Ancora pi tardi. Un complicato orologio sul comodino rintocc le quattro e
mezzo. Voci echeggiavano sopra di lei. Miss Monroe. Da questa parte. Ha bisogno
di aiuto? No che non ne aveva bisogno! Stava benissimo cos come stava.
Vacillando sui piedi scalzi e vestita alla bell'e meglio, ma stava benone, forse
un po' intontita, comunque si scroll di dosso quelle manacce. Nel bagno
tutto ori e marmi. Nello specchio sfolgorante di luci che le ferivano gli occhi.
Ecco l nello specchio la sua Amica Magica, con la pelle giallastra e lasca e le
labbra orlate da un alone di vomito rappreso. Si chin in avanti per lavarsi in
viso e si sent svenire, ma l'acqua fredda la fece riprendere all'istante, e allora
riusc a sedersi sul water e a pisciare, un rovente e doloroso fiotto di piscia,
rabbrivid cos violentemente che subito qualcuno buss alla porta - Madam?
- e lei si affrett a dire no, no, stava bene, non entrate, vi prego, no.
La chiave era stata tolta dalla porta del bagno, perch mai?
Sul ripiano accanto al lavandino c'erano la borsa e la valigetta per la notte.
Con mani tremanti si sfil l'abito stropicciato che poco prima aveva indossato
in fretta e furia temendo che volessero sbatterla fuori senza neanche darle il
tempo di andare in bagno, e lo sostitu un abito di seta, di un bel rosso porpora
come quello che l'Attrice Bruna del North Carolina aveva sfoggiato con
tanto stile quella sera lontana. Delle calze se ne infischiava. Il reggicalze doveva
averlo lasciato nella stanza da letto. Al diavolo, potevano bastare quelle splendide
e costosissime scarpe italiane. Si schiaff sulle guance una manata di trucco,
si imbratt di rossetto fucsia le labbra tumefatte, afferr il cappello a cloche
e se lo piant in testa per nascondere i capelli arruffati. Le ragazze stupide
come Sugar Kane se la meritano eccome una bella ripassata. Mentre stava per
lasciare la suite da un'uscita laterale, con Dick Tracy a sinistra e Bugs Bunny a
destra a reggerla per gli avambracci, intravide dietro una porta socchiusa il
Presidente! - il suo amante! - che chiss perch era convinta se ne fosse gi andato.
Indossava un completo scuro di ottimo taglio, camicia bianca e cravatta
a quadretti argentati; la pelle del viso fresca di rasatura, i capelli umidi di doccia;
stava chiacchierando e ridendo con una ragazza rossa di capelli e vestita da
cavallerizza; possibile? - s, erano proprio pantaloni da cavallerizza, e stivali. Il
Presidente e la ragazza dai capelli rossi avevano lo stesso accento bostoniano, e
l'Attrice Bionda rimase a guardarli, col cuore che batteva forte. Oh no, non
era affatto gelosa! Quella ragazza doveva essere una parente, un'amica di famiglia.
L'Attrice Bionda disse piano: Scusate...? sperando di poter entrare nella
stanza per salutare il Presidente e farsi presentare la ragazza dai capelli rossi,
ma Dick Tracy e Bugs Bunny la strattonarono via con una violenza tale che
per un attimo l'Attrice Bionda temette le avessero slogato le braccia. Il Presidente
la stava fissando. Faccia paonazza come una bistecca al sangue. Si avvent
contro la porta e gliela sbatt in faccia.
L'Attrice Bionda cerc di difendersi dai suoi aguzzini. Uno dei due la scroll,
l'altro le diede uno schiaffo - e dalla sua bocca sgorg sangue. Oh! Il mio
vestito nuovo! Era Dick Tracy, con quella sua ghignante mascella affilata.
Non si  fatta niente, madame. Non  sangue,  quella robaccia rossa che si
mette sulle labbra. L'Attrice Bionda scoppi a piangere. Colando sangue e lacrime
tra le dita premute contro la bocca. Uno dei due, disgustato, le allung
una manciata di carta igienica. Erano nel corridoio, stavano allontanandosi a
grandi passi dalla suite. Lei piangeva, e minacciava di raccontare tutto al Presidente:
gli avrebbe detto come l'avevano trattata, il Presidente li avrebbe licenziati,
e di colpo si trov davanti Jiggs con gli occhi fissi su di lei, non pi vacui
e senza pupille, che le diceva, duro: Guardi che minacciare il Presidente degli
Stati Uniti  reato.  alto tradimento.
Si sarebbe svegliata durante l'atterraggio al Los Angeles International Airport.
Almeno non mi hanno sparato. Almeno.
...
.
...
LE STORIE DI WHITEY.
...
.
...
Nello specchio c'era Whitey che piangeva!
L'Attrice Bionda farfugli: Whitey, cosa... c'?
Sentendosi in colpa, sapendo che quelle lacrime erano di piet per lei. Il suo
truccatore piangeva di piet per lei.
Era tardi. Un mattino di aprile, se non un mattino di maggio. Terza settimana
di riprese. No: doveva essere pi tardi, due o tre settimane pi tardi.
Dapprima aveva pensato che fosse il suo giorno libero, poi per si era accorta
dello sbaglio quando l'intrepido Whitey si era presentato alle sette e mezzo,
puntuale rispetto a un programma evidentemente concordato con lei. Il massaggiatore
Nico se nera andato da poco. Una coincidenza, o forse tutt'altro
che una coincidenza, visto che erano entrambi Gemelli; anche Nico il massaggiatore
soffriva di insonnia. Nico la notte, Whitey all'alba. Con loro senza mai
aver bisogno di scongiurare Non rivelerete mai i miei segreti, vero? Loro la conoscevano svestita, non nuda.
Oh, e adesso perch Whitey piangeva?
Per colpa sua - vero? Ne era certa.
Era tardi! Sempre era tardi. Capendolo senza bisogno di guardare l'ora. Capendolo
nonostante le tende chiuse, inchiodate agli infissi, bandito ogni raggio
di sole. Pronta a gridare di dolore se, finalmente approdata a una parvenza
di sonno, si trovava daccapo scagliata nell'assillo della veglia da una minuscola
scheggia di sole che eludeva la barriera delle tende e le trafiggeva le palpebre.
Nico brancolava nella penombra, gioviale e goffo; Whitey, il cui arrivo annunciava
la fine della notte, non poteva fare a meno di accendere il fioco abat-jour
sul comodino dopo aver chiesto l'autorizzazione alla padrona. Nelle giornate
di luna storta, Whitey poggiava sul comodino lo scrigno magico del trucco e
con delicatezza cominciava coi preliminari (soluzione detergente-astringente,
lozioni idratanti) mentre lei rimaneva sdraiata sulla schiena, con gli occhi
chiusi, a fluttuare nella penombra del sogno. Ma quella non era una giornata di luna storta, vero?
Eppure Whitey stava piangendo. Per stoicamente, come piangono gli uomini;
senza smorfie, senza stringere gli occhi, solo lacrime che gli colavano sulle guance tradendo la sua pena.
Whitey...? Perch piangi?
Miss Monroe, la prego. Non sto piangendo.
Oh, Whitey... non dire bugie. Stai piangendo.
No, Miss Monroe. Non sto piangendo.
Whitey, cos testardo. Whitey l'intrepido truccatore. Da quanto tempo durasse
il rito l'Attrice Bionda non riusciva a ricordarlo, sapeva soltanto che dovevano
essere passate pi di due ore, perch lei aveva gi bevuto sei tazze di
caff corretto con analgesici e un po' di gin (un'abitudine presa in Inghilterra
durante le riprese di un altro film iellato), mentre Whitey si era scolato almeno
un quarto della solita bottiglia di succo di pompelmo. (Bevuto alla maniera
di Whitey, a garganella, col pomo d'Adamo che andava su e gi.) Whitey che
non avrebbe mai detto alla padrona: Dio mio, Miss Monroe! Cosa le  successo
da quando  andata a New York ad aprile? Whitey cos taciturno per gli altri come lo era per se stesso.
Le agili dita di Whitey e i tamponi di bambagia inzuppati nell'astringente.
Il sollievo dei suoi unguenti, gli arriccia-ciglia e le pinzette e i pennellini e le
matite colorate, le creme, gli ombretti, le ciprie con cui riusciva a fare miracoli,
o tentava di fare miracoli. Quel mattino era all'opera da chiss quante ore e
tuttavia l'Attrice Bionda nello specchio era ancora solo in minima parte
MARILYN MONROE. In quelle mattine iellate l'Attrice Bionda non riusciva a metter
piede fuori di casa, non osava metter piede nemmeno fuori dalla stanza da letto,
se prima MARILYN MONROE non era presente. Non pretendeva una MARILYN
MONROE perfetta, le bastava una MARILYN MONROE decorosa e riconoscibile.
Una figura di cui i passanti per strada, la gente allo Studio, i tecnici sul set,
non potessero dire: Oh mio Dio ma quella  Marilyn Monroe? Non l'avevo riconosciuta!
L'Attrice Bionda aveva la febbre, trentotto e mezzo, nel suo sangue
infuriava un'infezione virale. Si sentiva la testa come se fosse piena di elio. Tutte
quelle medicine, e la febbre non accennava a calare. Aveva la malaria? Il Presidente
le aveva trasmesso chiss quale rara malattia? (Forse era incinta?) Uno
dei suoi tanti medici le aveva consigliato di farsi ricoverare in ospedale per via
della bassissima quantit di globuli bianchi, e per tutta risposta lei l'aveva scaricato.
Preferiva di gran lunga gli psichiatri, perch invece di esaminarla le prescrivevano
tante belle pillole: l'interpretazione che davano del suo problema
era teorica, freudiana. Cio a dire mitica, fiabesca. Una donna bella come lei,
Miss Monroe, non ha motivo di essere infelice. E pure brava, oltre che bella. Immagino
che di questo si renda conto, no? Due volte la settimana prima e tre giorni
di fila quella settimana, Whitey aveva telefonato allo Studio per informare
C, il regista, che Miss Monroe era malata e non sarebbe andata sul set; gli altri
giorni si era presentata sul set con ore e ore di ritardo, tossendo e con gli occhi
rossi e il naso che colava, oppure, sbalordendo tutti, bella e radiosa come una perfetta MARILYN MONROE.
Certe volte al semplice apparire di MARILYN MONROE sul set la troupe si lanciava
in applausi scroscianti; ultimamente, ad accoglierla c'era soltanto un silenzio di tomba.
C, il celebre mercenario di Hollywood. C, che disprezzava e temeva MARILYN
MONROE. C, che aveva accettato di dirigere quel film ben sapendo cosa
lo aspettava ma che aveva un gran bisogno di lavorare, un gran bisogno di soldi.
Con qualche fondamento di verit l'Attrice Bionda si sarebbe lamentata dicendo
che C la tormentava continuando a modificare le sue scene, stracciando
intere pagine della banale e scontata sceneggiatura di Qualcosa da dare e ordinandone
revisioni estemporanee. Ogni volta che MARILYN MONROE era pronta
a girare una scena si ritrovava con dialoghi nuovi. Il nome del suo personaggio
era stato cambiato da Roxanne a Phyllis a Queenie a Roxanne. Con un vibrante
risolino in stile Marilyn, l'Attrice Bionda aveva detto a C: Cavolo, lo
sai cosa a cosa somiglia tutto questo casino? Alla vita.
Quel mattino MARILYN si ostinava a comparire nello specchio solo per sparire
immediatamente, come una bambina monella. Affiorava e si inabissava. Balenava
e svaniva. Era rintanata da qualche parte nelle vetrose profondit dello
specchio, e bisognava attirarla in superficie. L'Amica Magica di Norma Jeane,
quell'Amica Magica nello Specchio che un tempo lei aveva amato ma di cui
adesso sapeva non potersi pi fidare. N poteva fidarsene il povero Whitey.
Whitey che era assai pi paziente di Norma Jeane e assai meno facile a scoraggiarsi.
Perch all'improvviso ecco che poteva apparire la scaltra MARILYN, occhioni
blu tersi come cristallo e crepitanti di vita; che ammiccava e sorrideva a
entrambi; eppure, dopo pochi secondi, dopo un colpo di tosse, gli occhi di
MARILYN erano scomparsi e al loro posto c'era lo sguardo avvilito e nauseato di
Norma Jeane. Che diceva: Oh, Whitey. Lasciamo perdere.
Whitey che non dava peso a quelle parole perch non le riteneva degne di lei, n di lui.
Norma Jeane che cancellava dalla propria voce ogni traccia di disperazione.
Era il minimo che potesse fare per Whitey, che la adorava.
Il povero Whitey, che in quegli ardui anni al servizio di MARILYN MONROE
era incanutito e si era fatto grasso. Il suo corpo asessuato era massiccio e vagamente
a forma di pera, e la testa e il bel volto dai lineamenti nobili erano sproporzionatamente
piccoli rispetto alle spalle, ampie bench curve. I suoi occhi
cominciavano a somigliare a quelli della padrona, occhi da bambino invecchiato.
Whitey, figura di spicco nella trib di elfi al servizio di MARILYN MONROE,
era fiero, testardo e devoto. Quando gli capitava di inciampare sul pavimento
della stanza da letto (dove, come rottami lasciati sulla spiaggia da una
burrasca, giacevano indumenti gettati alla rinfusa, asciugamani, piatti di carta,
contenitori di cibo, libri, riviste, e gli indesiderati copioni che
l'agente di MARILYN MONROE si ostinava a recapitarle) il buon Whitey imprecava a mezza voce,
come avrebbe fatto qualunque persona normale, per senza mai prendersela
con lei, e lei sapeva che Whitey non si sarebbe mai nemmeno sognato di
criticarla. (Norma Jeane aveva finito per stufarsi di mettere in ordine le cose
lasciate in disordine da Marilyn. La sciatteria di Marilyn era chiaramente una
conseguenza del suo carattere, un difetto incorreggibile! Lo Studio aveva
mandato a Miss Monroe una governante che si occupasse della casa e della sua preziosissima
persona, ma Norma Jeane le aveva chiesto di non farsi vedere per almeno
una settimana - Stia tranquilla che verr pagata lo stesso. Ma per ora
ho un gran bisogno di stare un po' da sola. L'aveva sorpresa pi volte a frugare
nei suoi cassetti, a leggere il suo diario, a toccare la rosa di carta stagnola nel
vaso sopra la spinetta.) Whitey era un vero amico, e lei era pi affezionata a lui
che a Nico il notturno. Aveva deciso di fargli una bella sorpresa: nel testamento
avrebbe lasciato a Whitey una percentuale sulle future royalties dei film della Monroe, sempre che ce ne fossero.
Per adesso Whitey stava piangendo. La vista delle lacrime negli occhi di quel poveraccio la turbava.
Whitey, cosa c' che non va? Ti prego, dimmelo.
Per favore, Miss Monroe. Guardi in alto.
Il testardo Whitey si chin sul proprio lavoro, concentratissimo. Tracciando
con una matita pericolosamente appuntita un'impercettibile riga marrone sull'orlo
delle palpebre; arricciando con lo spazzolino del mascara le lunghe ciglia.
Aveva un alito dolce e caldo come quello di un neonato. Quando finalmente
ebbe terminato di truccarle gli occhi, Whitey si raddrizz e distolse lo
sguardo dallo specchio. Miss Monroe, le chiedo scusa per la mia debolezza.
Ma  perch stanotte  morta Marigold, la mia gatta.
Marigold? Oh, Whitey. Mi spiace. 
Aveva diciassette anni, Miss Monroe. Lo so, per un gatto diciassette anni
sono tanti, ma io non mi ero mai accorto che la povera Marigold era vecchia.
Me ne sono accorto solo alla fine, quando me la sono vista morire tra le braccia.
Era una gatta bellissima, col pelo morbido e luminoso. Ce l'avevo da non
so pi quanti anni, un giorno me l'ero trovata sulla porta di casa, affamata e
senza mamma, poverina, ed era diventata la mia unica compagnia. Pensi che
di notte veniva a dormirmi sulla pancia. Era una gattina cos piena di amore,
Miss Monroe! E non le dico che delizia quando faceva le fusa! Non so come far a vivere senza di lei.
Quel lungo e ardente monologo di Whitey, che di solito parlava pochissimo
e sempre a bassa voce, sconcert Norma Jeane. Nello specchio, sotto i capelli
biondo platino e il trucco da MARILYN, la sua espressione era sgomenta, come
se si sentisse in colpa. Avrebbe voluto afferrargli le mani e consolarlo,
ma Whitey, nascondendo il volto striato di lacrime, si era scostato da lei. Balbettando:
M-morire cos all'improvviso, capisce? E adesso non c' pi. Non riesco a
crederci. E per giunta a quasi un anno dalla morte di mia madre.
Norma Jeane guard nello specchio il profilo di Whitey. Troppo sconcertata
per reagire. Madre? Quale madre? Non sapeva che la madre di Whitey era
morta: non sapeva neanche che Whitey avesse una madre. Norma Jeane si faceva
un vanto di conoscere tutto dei propri assistenti, e di interessarsi alla loro
vita. Sapeva quando compivano gli anni, li riempiva di regali, e ascoltava le loro
storie. Le loro storie, quelle storie cos poco importanti per il mondo, per
lei erano assai pi importanti delle sue, di quelle storie cui il mondo attribuiva
un'importanza esagerata. Come rispondere alla pena di Whitey? Ovviamente
la morte di Marigold era quella che gli bruciava di pi; Marigold aveva dormito
con lui, ed era per Marigold che stava piangendo; tuttavia era per la madre
che Norma Jeane doveva fargli le condoglianze, no? Strano che quando gli era
morta la madre non le avesse detto niente. Non una parola. Nemmeno un accenno!
In effetti non le aveva mai parlato della madre, neanche da viva. Fargli
le condoglianze per entrambi i lutti significava banalizzare la morte della madre.
Per a far piangere Whitey era la morte di Marigold.
Infine Norma Jeane opt per una formula vaga - Oh, Whitey! Mi spiace
enormemente - che poteva andar bene per tutt'e due i decessi.
E Whitey: Miss Monroe, le prometto che non succeder pi.
Si asciug le lacrime e si rimise all'opera. Whitey avrebbe evocato dagli
abissi dello specchio una MARILYN MONROE splendida e dall'aspetto giovanile,
che sarebbe arrivata sul nefasto set di Qualcosa da dare con ore e ore di ritardo,
ma ci sarebbe arrivata! Mentre Whitey completava l'abile opera di rifinitura,
Norma Jeane si chiese, a disagio: Ma questa storia non l'ho gi sentita? S, era
una novella russa. Se non sbaglio c'era un carrettiere che piangeva perch gli era
morto il figlio, e nessuno lo ascoltava. Possibile? Ma perch non riesco a ricordarmela?
Da quando il suo furibondo amante le aveva sbattuto la porta in faccia
dimenticava un sacco di cose, e questo la atterriva.
Un'altra storia di Whitey. Un giorno Whitey era nel camerino della padrona e
stava facendole un'applicazione di fango sul viso, una maschera tonificante. Il
fango puzzava di concime e di acqua di scolo, ma era un odore che a lei piaceva,
era un odore che si addiceva a Norma Jeane. Sdraiata su una chaise longue,
nuda e con gli occhi coperti da tamponi umidi. Quel giorno l'avevano portata
allo Studio stordita e imbottita di tranquillanti.
Era stata consegnata alla truppa degli assistenti come se fosse un'invalida, e
in effetti MARILYN MONROE era reduce da un ricovero al Cedars of Lebanon
Hospital (infezione alla vescica, polmonite, esaurimento, anemia?), e quel
giorno allo Studio la sua presenza era richiesta solo per un servizio fotografico,
foto pubblicitarie per il film, niente da imparare, niente da recitare, nessun
motivo d'ansia, e dunque era l sdraiata mentre Whitey le applicava la maschera
di fango, e nel giro di pochi istanti scivol in un sonno profondo, come se
quella maschera l'avesse liberata dai suoi sensi inquieti, la bambina che vede
troppo e arriva un corvo che le becca via gli occhi, una bambina che sente troppo e
un grosso pesce che cammina sulla coda arriva e fa un sol boccone delle sue orecchie,
e dopo qualche minuto si svegli e si mise a sedere tutta eccitata e
confusa e si tolse dagli occhi i tamponi e vide se stessa nello specchio - il viso coperto
di fango, gli occhi spogli e attoniti - e si mise a urlare e Whitey arriv di
corsa, la mano sul cuore, chiedendo cos'era successo Miss Monroe, e Miss
Monroe, ridendo: Oddio, Whitey, ho creduto di essere morta. Per un istante
ho proprio creduto di essere morta. E chiss perch ma scoppiarono a ridere
tutte due. In mezzo al caos dei regali e dei fiori in quel camerino di MARILYN
MONROE che un tempo era stato il camerino di MARLENE DIETRICH c'era una
bottiglia di liquore alla ciliegia, e prima lei poi lui si attaccarono alla bottiglia e
tracannarono liquore alla ciliegia e di nuovo scoppiarono a ridere, con le lacrime
agli occhi, perch una donna con la maschera di fango  una visione comica,
occhi e bocca intonsi ma che sembrano esistere grazie al fango che li circonda,
e con la sua tremante voce da MARILYN Norma Jeane disse che voleva
essere seria, non stava scherzando e non stava civettando e diceva la pura verit
e per favore di non ripeterlo in giro: Whitey, devi promettermi una cosa.
Quando sar... - esitando a dire morta, per delicatezza nei confronti di
Whitey - mi prometti che ti occuperai di truccare Marilyn? Per l'ultima volta?
Whitey disse: Lo far, Miss Monroe.
...
.
...
HAPPY BIRTHDAY MR. PRESIDENT.
...
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...
Stava sognando di essere incinta, di aspettare un figlio dal Presidente, ma c'era
qualche problema col figlio del Presidente, l'avrebbero accusata di omicidio,
troppi farmaci e quindi l nell'utero il feto era malformato, appena pi grande
di un cavalluccio marino fluttuante in quell'oscurit liquida, e in ogni caso il
Presidente bench fervente cattolico contrario tanto all'aborto quanto ai contraccettivi
voleva a tutti i costi evitare uno scandalo nazionale e pertanto il feto
malformato sarebbe stato chirurgicamente asportato dal suo utero, Ehi: lo so
che questo  un sogno svegliandosi ogni mezz'ora piena di brividi e zuppa di sudore
e col cuore che batteva all'impazzata con l'angoscia che uno di loro (Dick Tracy, Jiggs, Bugs Bunny, il Tiratore Scelto) fosse entrato in casa di nascosto per cloroformizzarla (come l'avevano cloroformizzata quella volta all'Hotel C, per poi caricarla sull'aereo per Los Angeles in stato semicomatoso e avvolta in quel ridicolo impermeabile col cappuccio) sicch per disperazione compose il numero di Carlo, pur sapendo che Carlo non avrebbe risposto, ma gi il semplice
comporre il numero di Carlo era di per s un conforto, come la preghiera,
il suo orgoglio non le avrebbe consentito di pensare a quante altre donne, e
uomini, componessero il numero di Carlo nell'incombere di un'angoscia notturna
troppo banale per essere nominata, e comunque pi tardi quello stesso
giorno, ormai del tutto sveglia e cosciente e consapevole di dove si trovasse,
Questa  la vita reale! non il set, il telefono squill e quando lei alz la cornetta
dicendo con l'accogliente voce della Ragazza del Piano di Sopra: S? Chi parla?
(era il numero di telefono riservato, lo conoscevano solo persone a lei care
oppure importanti per il suo lavoro) ud solo quel crepitio che significava che
la linea era controllata, magari da apparecchiature nascoste dentro un furgone
dietro l'angolo oppure discretamente parcheggiato nel vialetto di qualche vicino,
ma ovviamente lei non ne aveva nessuna prova, non voleva esagerare, alcuni
dei farmaci che prendeva acuivano i nervi, i sospetti, provocavano diarrea,
mal di testa, nausea, pensieri paranoici ed emozioni paranoiche. Ma ci che viene immaginato potrebbe essere gi accaduto.
E pi tardi quel giorno, mentre il crepuscolo ammorbidiva i contorni delle
cose e sopra di lei si allargava un acquerellato cielo apocalittico, se ne stava distesa
su una sedia a sdraio di plastica sistemata sul bordo della piscina (dove
non si sarebbe tuffata mai neppure una volta). Alz gli occhi e vide lui, non il
Presidente bens il cognato del Presidente, che somigliava al Presidente come
se fossero fratelli di sangue, e lui le sorrise, dicendo: Marilyn. Finalmente ci si
rivede. Quel geniale e viscido ex attore che (era venuta a sapere, sentendosi
morire dalla vergogna) veniva chiamato, affettuosamente in certi ambienti e
sprezzantemente in altri, il Ruffiano del Presidente. Quest'uomo  il diavolo.
Ma io al diavolo non ci credo, no? Era in un momento di estrema vulnerabilit.
Aveva letto Le tre sorelle di Cechov e aveva capito che la parte di Masha era
perfetta per lei; uno stimato regista teatrale di New York che stava progettando
di mettere in scena per sei mesi il testo di Cechov le aveva proposto di fare
Masha, e la parte ottimista del suo cuore l'aveva spronata Perch no? Anch'io so
fischiare, proprio come Masha! perch si sentiva abbastanza matura da cimentarsi
con la tragedia, si sentiva abbastanza Masha da potersi cimentare con Masha, ma
la parte pessimista-realistica del suo cuore l'aveva ammonita Non rischiare.
Sar l'ennesimo fallimento. I successi di MARILYN MONROE che costituivano la
sua carriera cinematografica sapevano di amaro, di cenere bagnata, ma ecco
che adesso arrivava quel messo del Presidente, un messo che con lo sguardo
faceva un sol boccone di lei, di MARILYN MONROE in bikini nero che leggeva
Cechov: opere scelte roba da non crederci, da morire dal ridere, peccato che non
avesse una macchina fotografica, Cristo! Immaginava le risate che si sarebbe
fatto il Presidente suo compagno di scopate/bevute.
Chiese a Marilyn qualcosa da bere e lei and a preparargli un drink (scalza e
dimenando il culo in quello straccetto nero e con le tette pi straordinarie che
avesse mai visto su femmina di homo sapiens), e appena torn e gli porse il bicchiere
il cognato del Presidente le comunic la bella notizia: MARILYN MONROE
era invitata a cantare Happy Birthday al ricevimento per il compleanno del Presidente
che si sarebbe tenuto di l a qualche giorno al Madison Square Garden,
una festa di compleanno organizzata per raccogliere fondi per una causa stramaledettamente
nobile, la causa del Partito Democratico, il partito del popolo,
quindicimila ospiti paganti e un incasso previsto di oltre un milione di dollari
da utilizzare per le elezioni di novembre, e soltanto i migliori e pi dotati personaggi
del mondo dello spettacolo erano invitati a partecipare, soltanto gli amici
speciali del Presidente, compresa ovviamente MARILYN MONROE. Lei lo guard
sbalordita. Struccata, bellezza acqua-e-sapone, per giunta con le treccine, sembrava
enormemente pi giovane dei suoi trentasei anni, triste e avvilita e dicendo
timidamente: Oh, ma io ero c-convinta di non piacergli pi. Al Presidente.
Il cognato del Presidente si finse sbalordito. Di non piacergli? Tu? Stai
scherzando, Marilyn? Tu?" Vedendo che non gli rispondeva, vedendo che si
mordicchiava nervosamente l'unghia del pollice, il cognato del Presidente prosegu:
Tesoro, eppure dovresti saperlo che siamo tutti pazzi di te. Di Marilyn.
Perplessa, come fiutando un trabocchetto, lei disse: Davvero? Tutti? Assolutamente.
Persino la First Lady, la Regina di Ghiaccio, come la chiamano affettuosamente.
Adora i tuoi film. Lei? Li adora? Oh. Dio. Lui scoppi a ridere
e mand gi l'ultimo sorso di scotch and soda, uno scotch and soda preparato
con la stessa inettitudine con cui l'avrebbe preparato una bambina di cinque
anni, e per giunta nel bicchiere sbagliato, e con l'orlo scheggiato. "Occhio non
vede cuore non duole," Marilyn. Anch'io uso questa tattica.
Non poteva piantare il film a met e andarsene a New York, disse lei. Gi
non vedevano l'ora di sbatterla fuori, disse lei. Oh, le dispiaceva da morire, sapeva
che era un onore, un onore di quelli che capitano solo una volta nella vita,
ma non poteva rischiare di farsi sbattere fuori, in tutta onest non poteva
permetterselo. Lei non era mica Elizabeth Taylor che guadagnava un milione
di dollari a film; lei poteva dirsi fortunata se riusciva a guadagnarne s e no
centomila, centomila lordi perch poi bisognava detrarre le spese e la provvigione
degli agenti e Dio solo sa quanti altri parassiti la stavano dissanguando,
davvero, si vergognava a dirlo ma non aveva molti soldi. Lui sarebbe stato cos
gentile da spiegarlo al Presidente? In effetti non poteva permettersi neanche
quella casa che le piaceva cos tanto. Biglietto aereo, spese d'albergo, un abito
nuovo, oddio avrebbe dovuto mettersi un abito speciale per quell'occasione
speciale, no?, e le sarebbe costato migliaia di dollari, e se fosse andata a New
York avrebbe violato il contratto con lo Studio, e quindi non le avrebbero certamente
pagato n il vestito n le spese, le sarebbe toccato pagare tutto lei; no,
non poteva proprio permetterselo, era un onore di quelli che capitano solo
una volta nella vita ma proprio no: non poteva permetterselo.
Comunque so perfettamente che lui mi odia. Non mi rispetta. Perch mai dovrei
farmi sfruttare da quella combriccola?
Il Ruffiano del Presidente le prese una mano e la baci.
Marilyn. Al prossimo incontro.
Le sarebbe costato cinquemila dollari.
Cinquemila dollari che non aveva ma che (gliel'avevano promesso!) le sarebbero
stati rimborsati insieme alle altre spese dagli organizzatori della festa
per il compleanno del Presidente, sicch eccola a provarsi il vestito per la festa,
eccitata nervosa fremente come una liceale alle prese col vestito per il ballo
della maturit. E che fior di vestito! Un'anima di tessuto nudo leggero come
una ragnatela magicamente tempestata di centinaia - migliaia? - di strass che
avrebbero fatto luccicare, sfavillare, quasi esplodere in un firmamento di luci
microscopiche MARILYN MONROE in mezzo alle luci vorticanti dei riflettori del
Madison Square Garden. Ovviamente sotto quel vestito non avrebbe indossato
niente. Assolutamente niente. Nuda essenza di MARILYN MONROE. Si era accuratamente
e completamente depilata, per avere la pelle liscia come quella di
una bambola. Oh, quella vecchia e calva bambola della sua infanzia, quella cui
ciondolavano i piedi! Ma a MARILYN MONROE non ciondola niente, non ancora.
E quindi il pubblico folto e osannante l'avrebbe guardata, avrebbe guardato
lei, la splendida bambola meccanica del Presidente, o piuttosto la bambola
gonfiabile per lo spasso sessuale del Presidente, l'avrebbero guardata e avrebbero
immaginato quello che in realt non potevano vedere, e immaginandolo
l'avrebbero visto: l'ombra della fica, l'ombra di una ferita, l'ombra di un nulla
tra le cosce burrose di quella voluttuosa femmina, come se gi in s quell'ombra
fosse l'eucaristia, irta di mistero. Si d il caso che il maestro di cerimonie
per la festa di compleanno fosse proprio l'affascinante cognato del Presidente,
o, com'era pi confidenzialmente noto, il Ruffiano del Presidente, soave e radioso
nel suo smoking e impegnatissimo a incitare la platea rumoreggiante fino
a farle raggiungere un parossismo di urla e risate e applausi e fischi di entusiasmo
per MARILYN MONROE la puttana del Presidente.
Era talmente ubriaca che da dietro le quinte dovettero praticamente spingerla
in scena, e il ridente maestro di cerimonia dovette afferrarla per un
braccio per evitare che cadesse, e sorreggerla fino al microfono al centro della
ribalta. Era cos compressa in quell'abito assurdo e inerpicata sui tacchi a spillo da potersi muovere solo a passettini esitanti da neonato. Talmente terrorizzata,
bench imbottita di alcol e cocaina, da riuscire a stento a mettere a fuoco
la platea. Che spettacolo. Che visione. I quindicimila facoltosi Democratici
che affollavano la platea ruggirono la propria ammirazione. Sempre che
non si trattasse di bonario dileggio. Mari-lyn! Mari-lyn! Quella femmina
mozzafiato costituiva il gran finale della festa di compleanno, ed era un gran
finale veramente degno dell'attesa. Persino il Presidente, che pure si era appisolato
durante alcune esibizioni, tipo quella di un coro di negri dell'Alabama
che avevano cantato a cappella un paio di gospel struggenti, si fece improvvisamente
attento. Il giovane Presidente mollemente adagiato nel palco presidenziale
situato quasi sopra la ribalta, in smoking, piedi appoggiati al parapetto
ed enorme sigaro (cubano, il migliore) tra i denti. E che denti splendidi,
bianchi come latte. A guardare sulla scena MARILYN MONROE splendido
esemplare di mammifero inguainato in quella pelle nuda e sfavillante di
strass. Marilyn ebbe o no il tempo di chiedersi se il Presidente avrebbe ricambiato
la cortesia raggiungendola a Los Angeles il 1 giugno, in occasione del
suo compleanno, per celebrarlo con lei possibilmente in maniera intima -
no, quasi sicuramente non ebbe il tempo di chiederselo, poich si ritrov di
colpo davanti a quel microfono, intontita, sorridendo stolidamente e indugiando
a leccarsi le labbra rosse di rossetto come nello sforzo disperato di ricordare
dove si trovasse, cosa fosse tutta quella baraonda, sguardo vitreo e
corpo barcollante sui tacchi a spillo, e infine dopo un intervallo atrocemente
lungo cominciando a cantare con la striminzita, trafelata, gutturale e sensuale voce di MARILYN
HAPPY birth day to YOU
Happy birth dayyyy to YOU
H-Happy birth day Mister
PRES ident
Happy BIRTH day TO YOU
In qualche modo quelle sillabe rantolate emersero nonostante la terribile secchezza
della bocca e il rombo nelle orecchie e l'accecante vorticare delle luci dei
riflettori puntati su di lei ritta davanti al microfono e ora afferrata disperatamente
a esso per evitare di cadere, e non le era certo d'aiuto il maestro di cerimonie
che dietro di lei applaudiva con foga e ghignava come un lupo ammiccando
al suo fondoschiena sfavillante di strass; qualcuno avrebbe sostenuto che
lo sguardo rivolto da Marilyn al Presidente adagiato come un giovane principe
annoiato nel palco sopra la ribalta grondasse d'amore per lui e soltanto per lui,
e che la sensuale e carezzevole voce con cui aveva cantato quella filastrocca infantile
grondasse d'amore per lui e soltanto per lui, ma il Presidente era d'umore
mondano, non d'umore sentimentale, il Presidente era attorniato da una decina
di allegri compari tra i quali spiccavano i suoi fratelli rivali, e la First Lady
era vistosamente assente, la First Lady disdegnava le situazioni chiassose come
quel volgare raduno al Madison Square Garden per raccogliere fondi, la First
Lady preferiva compagnie pi fini di quella marmaglia di politicanti e scansafatiche,
di quella teppa! Mentre il Presidente abbassava lo sguardo su MARILYN
MONROE che lo fissava tubando languida e seducente, uno dei suoi compari gli
diede una pacca sulle spalle Boss, spero proprio che quella bionda scopi meglio di
come canta, al che l'arguto Boss sentenzi senza togliersi il sigaro di bocca No,
per almeno quando la scopi non ti tocca sentirla cantare e fece schiantare dalle risate
l'allegra brigata riunita nel palco presidenziale. In realt MARILYN MONROE
era riuscita ad affrontare non una bens due pur precarie strofe di Happy Birthday,
osservata con palpitante attenzione dal vasto pubblico come un funambolo
colpito da un improvviso attacco di vertigine verrebbe osservato da un pubblico
ammutolito nell'attesa di vederlo cadere, e tanto la prima quanto la seconda
strofa erano filate lisce senza che MARILYN MONROE stonasse neanche una volta
(cos sembr) o balbettasse o perdesse il filo, fino al glorioso finale che aveva
fatto scattare in piedi la platea mentre lei augurava Happy Birthday al Presidente.
Quella sera Marilyn fu favolosa, un vero animale da palcoscenico, roba da non
crederci davanti a quindicimila persone che la aspettavano al varco: sembrava
un'annegata anche se bellissima di quella sua bellezza esangue come un fantasma,
sembrava un cadavere alla deriva sul pelo dell'acqua, cos dolce che tutti
quanti quella notte ci innamorammo per l'ennesima volta di Marilyn con quel vestito
assurdo che praticamente le impediva di muoversi e ci sbalord perch cant
meravigliosamente con la sua voce malinconica e spettrale. E di colpo fin. Con lei
che li guardava tra le palpebre socchiuse, quegli sconosciuti che la adoravano.
Che la applaudivano e gridavano il suo nome. E il Presidente e la sua cricca che
applaudivano anche loro calorosamente. Ridevano e applaudivano. Oh, gli era
piaciuta! Allora la rispettavano. Allora non era stato inutile volare fin l nonostante
la febbre e la paura. Questo  il giorno pi felice della mia vita, stava cercando
di spiegare, adesso posso morire felice, oh sono cos felice grazie! Stava cercando
di spiegarlo al pubblico ma il sogghignante maestro di cerimonie radioso
nel suo smoking stava sia pur delicatamente spingendola via. Grazie Miss Monroe grazie mille e un assistente emerse da dietro le quinte per portar via Marilyn
Monroe, quella povera donna intontita che si appoggiava al braccio di uno sconosciuto
Si vedeva chiaramente che stava male, era sfinita, aveva dato tutta se stessa
poverina faceva proprio pena. Si appoggiava al braccio di quell'uomo come se
fosse sul punto di accasciarsi sul pavimento e mettersi a dormire, ma l'assistente
le disse con garbo: Miss Monroe? non vorr mica sdraiarsi qui sul palco, vero? E
poi eccola appoggiarsi allo stipite della porta per riprendere fiato, poi appoggiarsi
al lavandino del bagno, era sola, stava cercando di soffocare la nausea, nel
suo bagno al 12305 di Fifth Helena Drive guardando nello specchio quel volto
disfatto. Non era mai uscita di casa?, non era mai andata a New York per cantare
Happy Birthday al Presidente? S, c'era andata, ma adesso erano passati diversi
giorni, lo Studio l'aveva cacciata e le aveva fatto causa per un milione di dollari
(secondo Variety) eppure nella Storia c'era poi entrata, ecco l appeso nell'armadio
il suo vestito di strass, per un vestito cos bello ci vuole la gruccia di
panno non quella di ferro ma lei grucce di panno non ne aveva o se ne aveva
non sapeva dove le avesse ficcate, oh Dio che peccato tutti quegli strass caduti
dal vestito, un vestito che costava un patrimonio, e quella gente non le avrebbe
mai rimborsato le spese. Oh no, ne era sicura!
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CORRIERE ESPRESSO. 3 AGOSTO 1962.
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E giunse la Morte correndo a perdifiato verso di lei eppure le riusciva impossibile
capire in che forma e quando.
La sera dopo la notizia della morte di Cass Chaplin.
Riattaccando la cornetta dopo essere stata informata rimase a lungo seduta
immobile sentendo in fondo alla bocca qualcosa di salmastro e gelido. Cass
non c' pi! Non ci siamo mai detti addio. Morto a trentasei anni, la sua stessa
et. Gemelli. I necrologi tutt'altro che teneri con Charlie Chaplin jr., figlio del Vagabondo.
 colpa mia?  successo tanto di quel tempo fa.
Era stato Eddy G a chiamare. Eddy G con voce da ubriaco e bellicosa e immediatamente riconoscibile.
Il primo istinto era stato di chiedergli come hai avuto questo numero, questo
 un numero riservato, poi ricordando d'un tratto che il Presidente le aveva
detto Non esistono numeri riservati. Paralizzata e muta in attesa sapendo che
Eddy G l'avrebbe chiamata solo per informarla della morte di Cass Chaplin,
cos come Cass l'avrebbe chiamata solo per informarla della morte di Eddy G.
Quindi Cass  stato il primo di noi! Ad andarsene. Di noi Gemelli.
In segreto avendo sempre avuto la certezza che fosse Cass il padre della creatura.
Perch lei l'aveva amato pi di quanto fosse riuscita ad amare Eddy G.
Perch Cass era entrato nella sua vita prima di Marilyn. Quando lei era diventata
Miss Sogni d'Oro e tutto il mondo l'aveva vista.
 colpa mia? La morte della creatura la volevamo tutti.
Eddy G le stava dicendo che Cass era morto quel mattino presto. Tra le tre
e le cinque del mattino, secondo il referto del medico legale. In un appartamento
sulla Topanga Drive, dove abitava da qualche tempo e dove Eddy G qualche volta andava a trovarlo.
Eddy G ci tenne a precisare che si era trattato di morte alcolica e non di morte tossica.
Norma Jeane deglut. No, non voleva sentirlo!
Eddy G prosegu con una voce che sembrava pronta a spezzarsi; dove si sentiva
l'attore che attingeva alle emozioni pi profonde, alla rabbia che covava,
cominci pian pianino, con una flemma ingannevole, poi vai accumulando,
serri le mascelle, inspessisci la voce. Si era sdraiato sul letto, e aveva bevuto,
soprattutto vodka, e mangiato qualcosa tipo chow mein o roba del genere, e
aveva perduto i sensi, e aveva cominciato a vomitare ma era troppo debole per
voltarsi di fianco, e con lui non c'era nessuno, sicch il vomito gli  rimasto in
gola e lo ha soffocato. Classica morte da alcolizzato, eh? L'ho trovato quando
sono andato a fargli visita, verso mezzogiorno.
Norma Jeane ascoltava. Non era sicura di aver sentito.
Adesso era china in avanti, mordendosi il pugno.
Eddy G stava dicendo con ridicola solennit (come se fosse per quello che
aveva telefonato, non invece per farle male, non invece per godere del suo dolore):
Cass ha lasciato una cosa per te, Norma. La maggior parte delle sue cose
le ha lasciate a me, visto che ero il suo migliore amico e che io non l'ho mai
deluso - di questa cosa, di questo ricordo diceva sempre: "Questo  per Norma,
quando verr il momento". Significava moltissimo per lui. "Norma  sempre nel mio cuore," diceva.
Norma Jeane sussurr: No.
No cosa?
N-non lo voglio, Eddy.
Come fai a non volerlo, Norma? Non sai neanche cos'.
Lei non aveva niente da rispondere.
D'accordo, piccola. Te lo spedisco. Corriere espresso.
E giunse la Morte correndo a perdifiato verso di lei e finalmente nella luce calante
di quella che era stata (dedusse, poich non aveva messo piede fuori di casa
n aveva aperto le tende) una giornata di caldo soffocante ecco la Morte suonare
alla sua porta, e l'angoscia dell'attesa era finita, o presto sarebbe finita. La
Morte con un bel sorriso di denti bianco latte, asciugandosi con la manica della
T-shirt Cal Tech la fronte sudata, la Morte nei panni di un alto e dinoccolato
giovanotto latino-americano. Madame? Un pacco per lei. La sua bicicletta
era tozza e brutta e vecchia e nondimeno si vedeva che era maneggevole e che
gli consentiva di sgusciare veloce in mezzo al traffico, e lei sorrise pensando a
quel ragazzo che le portava la Morte, a quello sconosciuto ignaro e incurante
di ci che le portava. Lavorava per la Hollywood Messengers Service e sorrideva
sperando che quell'indirizzo della lussuosa Brentwood gli fruttasse una
mancia generosa, e lei non volle deluderlo. Prendendo dalla sua mano quel
pacchetto leggero, avvolto in carta da regalo a strisce color pastello e guarnito
con un fiocco di raso da quattro soldi.
INQUILINO MM
12305 Fifth Helena Drive
Brentwood California
USA
TERRA
Lei si sent ridere. Firm MM.
Il ragazzo non le chiese ma lei si chiama proprio cos, madame? non  un
po' strano come nome? Evidentemente non aveva riconosciuto MM.
Con indosso indumenti lavati ma non stirati, scalza e con lo smalto rosa
delle unghie dei piedi scrostato, i capelli arruffati e scuri alle radici nascosti da
un asciugamano avvolto a mo' di turbante. Con gli occhiali da sole scurissimi
le cui lenti negavano il colore del mondo come un negativo fotografico.
Gli disse: Ti spiace aspettare? Solo un i-istante.
And a prendere la borsa, ma il portafogli dov'era finito accidenti nella borsa
non c'era, oh dove diavolo l'aveva messo, sperava che non gliel'avessero rubato
come l'altro, quanta roba le avevano rubato tutti quanti, perduto, nascosto,
rubato, e mentre cercava e frugava teneva in mano quel pacchetto come se
non fosse niente di speciale, come un normalissimo pacchetto atteso da tempo
e di cui conoscesse perfettamente il contenuto, mordendosi il labbro inferiore
cominciando a sudare cercando il maledetto portafogli in mezzo a tutta quella
confusione nel soggiorno quasi buio, sul divano un paralume ancora avvolto
nel cellophane, arazzi messicani acquistati all'inizio dell'estate e ancora da appendere
alle pareti, bei vasi di ceramica dai colori tenui. Ma dove diavolo era il
portafogli? con dentro la patente di guida, la carta di credito, i pochi contanti
che ancora le restavano? e nella stanza da letto col pungente odore di medicinali
misto a quello del suo profumo preferito e a quello della cipria e a quello
di un torsolo di mela ormai marcio che la notte prima doveva esser ruzzolato
sotto il letto, poi finalmente in cucina lo trov, frug a lungo nel costoso portafogli
di cinghiale regalatole da qualche amico dimenticato e infine pesc una
banconota e torn di corsa all'ingresso sventolandola trionfante, ma...
Oh. Che peccato.
Il giovanotto latino-americano era scomparso in sella alla sua bicicletta tozza.
Nel palmo della mano di lei, una banconota da venti dollari.
Era la piccola tigre di panno.
La piccola tigre di panno che Eddy G aveva rubato per Baby.
Oh mio Dio.
Quanto tempo era passato! Con dita tremanti aveva aperto il pacchetto e
dapprima aveva pensato - oh, era una cosa veramente assurda ma aveva proprio
pensato che quella tigre poteva essere la stessa che le avevano rubato
quand'era all'orfanotrofio, Fleece aveva detto che gliel'aveva rubata lei perch
era gelosa ma forse (forse!) Fleece le aveva detto una bugia; poi aveva pensato
che quella tigre poteva essere quella che lei stessa aveva fabbricato con gli scarti
di merceria per la piccola Irina, e di cui Harriet non l'aveva mai ringraziata;
aveva pensato tutto questo pur sapendo benissimo che la tigre doveva per forza
essere quella che Eddy G aveva rubato in quel negozio. Ricordava perfettamente
l'insegna: HENRI's. SPECIALIT: GIOCATTOLI FATTI A MANO. Eddy G l'aveva
fatta morire di paura quando aveva spaccato la vetrina e aveva rubato
quella piccola tigre di panno solo perch Norma Jeane aveva detto che le sarebbe piaciuto averla, per s e per Baby.
Guardando quella piccola tigre di panno, col cuore che batteva cos forte da
squassarle il corpo. Cass aveva voluto fargliela avere - perch? Sembrava nuova
di zecca, anche se ormai aveva dieci anni. Nessun bambino se l'era mai stretta
al cuore, nessun bambino l'aveva mai sporcata o rovinata. Cass doveva averla
chiusa in un cassetto, reliquia di Norma e di Baby, ma non se nera mai dimenticato.
Ma anche voi volevate che Baby morisse.
Poi guard il biglietto che Eddy G aveva unito alla tigre di panno. Sempre che invece non fosse qualcosa che Cass aveva battuto a macchina in previsione della propria morte.
A MM PER LA VITA, IL TUO AFFRANTO PADRE.
...
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...
SIAM TUTTI ASCESI NEL MONDO DI LUCE.
...
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...
La Spinetta Fantasma. Capace di agire in fretta quando occorreva. Quando rischiava
di non esserci pi tempo. Due o tre telefonate e la spinetta bianca
venne recapitata alla Lakewood Home per essere collocata nel salone delle visite
come dono di GLADYS MORTENSEN. Gladys parve confusa quando le spiegarono
la nobilt di quel gesto, ma in quella nuova fase della sua vita (aveva sessantadue
anni, non aveva pi tentato di scappare dalla clinica e non era pi
fonte di problemi per gli altri pazienti o per il personale; da anni ormai non
costituiva pi un pericolo per se stessa non aveva pi cercato di togliersi la vita,
era diventata una paziente modello) era come quei bambini sempre pronti
a sorridere alle aspettative degli adulti, disponibile a esser fatta contenta o a lasciar
credere di esserlo; rifiut i pressanti inviti a sedersi a suonare ma nondimeno
e con qualche esitazione sfior i tasti, suon qualche accordo con la
stessa rispettosa cautela con cui era solita farlo sua figlia. Norma Jeane ripetendo
per l'ennesima volta al Direttore e al personale raccolto in devota ammirazione
 uno strumento prezioso che ho cercato di mantenere perfettamente accordato,
non ha un gran bel suono? e loro le assicurarono che aveva proprio un
gran bel suono e che apprezzavano enormemente il suo gesto. Era una scena
estemporanea, mai provata prima, eppure and bene. Sorprendentemente bene.
Il Direttore espresse la propria gratitudine e si fece interprete di quella del
personale che era molto pi numeroso di quanto lei ricordasse e sia il personale
sia le molte pazienti presentatele come amiche di Gladys sorridevano e
fissavano quella bella donna bionda che adesso chiamavano apertamente Miss
Monroe e a lei a quel punto sembrava sciocco e inutile insistere a farsi chiamare
col suo vero nome. Nel salone delle visite arredato con mobili austeri e
massicci quell'aggraziata spinetta bianca luccicava spettralmente come un ricordo.
Lei stava dicendo La musica  importante per le anime sensibili, per le
anime solitarie, oh sapeste quanto ha significato per me la musica; battute banali
e rassicuranti, e il Direttore le prese la mano tra le proprie per la seconda o
terza volta chiaramente desideroso che quell'ospite cos famosa si fermasse ancora un po'.
Ma lei aveva un altro appuntamento disse salutando la madre abbracciandola
e baciandola, e Gladys pur non ricambiando n l'abbraccio n il bacio
si lasci baciare e abbracciare dalla figlia e le sorrise - Lo so,  cos
che deve fare una madre - probabilmente era per via dei farmaci, eppure quant'erano pi
pietosi e umani quei potenti tranquillanti rispetto alla lobotomia e all'elettroshock
e soprattutto quanto pi preferibili rispetto alle emozioni grezze e
non filtrate, e Norma Jeane promise che avrebbe chiamato presto e che la
prossima volta si sarebbe fermata pi a lungo e si infil gli occhiali da sole
per evitare che quella gente vedesse i suoi occhi e si allontan in fretta ma
una delle infermiere pi giovani volle accompagnarla fino al parcheggio, una
biondina che sorrideva a disagio molto graziosa sul tipo June Haver da giovane,
troppo timida per parlare di Marilyn Monroe per dicendole di aver preso
lezioni di piano per cinque anni e che adesso grazie alla spinetta avrebbe insegnato
a suonare ai pazienti. Pensavo che bianche cos esistessero solo nei film e
Norma Jeane disse E uno strumento pieno di storia, un tempo apparteneva a Fredric
March, e la giovane infermiera fece una smorfia e disse: Chi?
Il Caminetto. Sicch lui l'aveva odiata e lei avrebbe accettato il suo odio cos
come un tempo aveva accettato il suo amore, respirato il suo amore e tradito
il suo amore e in fondo capiva che era giusto cos anche se probabilmente era
una cosa ridicola, una beffa, se i suoi detrattori l'avessero saputo avrebbero riso
di lei Cass Chaplin scriveva alla Monroe facendo finta di essere il padre della
Monroe, lettere una pi bislacca dell'altra e la cosa  andata avanti per anni e
lei non se ne mai accorta. Quelle lettere per lei cos preziose e conservate cos
gelosamente in una piccola cassaforte per proteggerle da incendi, terremoti,
inondazioni e soprattutto dagli oltraggi del Tempo e senza osare leggerle
un'ultima volta quelle lettere battute a macchina e firmate Il tuo affranto Padre
le bruci nel caminetto della casa al 12305 di Fifth Helena Drive. La prima
e ultima volta che la Monroe avrebbe usato il caminetto.
Il Parco. In realt di parchi ce n'erano diversi, a Brentwood a pochi passi da casa
sua e poi a West Hollywood e poi in centro, perch non voleva farsi notare,
non voleva vedersi osservata e riconosciuta come 'anni prima la riconoscevano
a Manhattan nel parco di Washington Square mentre guardava i bambini
che giocavano e lei sorrideva e gli chiedeva come si chiamassero, e in
quel periodo non c'era niente di male perch era prima di Galapagos Cove e
della caduta in cantina; ma adesso le cose erano cambiate, adesso lei si era fatta
prudente e guardinga e raramente tornava nello stesso parco pi di una volta
ogni dieci o quindici giorni. Certi bambini ormai li riconosceva anche se
evitava sempre di osservarli in maniera troppo scoperta. Si portava dietro un
libro o una rivista o il diario. Si sedeva dove c'erano le altalene e gli scivoli e
la ruota. Accettando l'eventualit di esporsi a sguardi indiscreti di qualcuno
(non di madri n di tate) incaricato di fotografare o filmare segretamente la
scena. Magari il Tiratore Scelto nel suo furgone o qualche investigatore privato
(magari assoldato dall'Ex-Atleta, ancora innamorato di lei e pazzo di gelosia?)
e l'unico modo per proteggersi da quel genere di attenzioni sarebbe stato
chiudersi per sempre in casa e ovviamente non aveva nessuna intenzione di
farlo. Nei parchi ci andava per i bambini. Le piaceva sentire i loro strilli eccitati
e le loro risate e i loro nomi pronunciati dalle madri ripetutamente come
dicono che si pronunci il nome di chi si ama semplicemente per sentirne il
suono; se il caso voleva che un bambino le passasse davanti rincorrendo una
palla, allora alzava lo sguardo e sorrideva e tuttavia stava bene attenta a non
incrociare lo sguardo di nessun adulto per paura: Oggi al parco ho visto una
donna che somigliava in modo impressionante a Marilyn Monroe per pi vecchia
e magra e sembrava cos sola! Anche se poi quando le circostanze lo consentivano,
se un bambino le correva davanti e la madre/tata era a distanza di sicurezza,
lei si lasciava comunque sfuggire un Ciao! Come ti chiami? E magari il
bambino si fermava e glielo diceva, perch ci sono bambini socievoli e
espansivi e altri invece timidi come topolini. La sua tigre di panno non l'avrebbe
mai data a nessun bambino. Non si sarebbe mai avvicinata a una madre
o tata o baby-sitter per dire Mi scusi questa tigre di panno apparteneva a
una bambina che adesso  diventata grande, la vuole?  fatta a mano,  bella, 
pulita! Non si sarebbe mai sognata di dire Mi scusi questa tigre di panno apparteneva
a una bambina che adesso  morta la vuole? La prego, la prenda! Era troppo
orgogliosa e aveva troppa paura di un rifiuto. Sicch fece cos: and in un
parco di Los Angeles dove c'erano bambini bianchi e negri e latino-americani
e lasci la piccola tigre di panno su un tavolino da picnic accanto al recinto
di sabbia dove i bambini pi piccoli giocavano e si allontan senza guardarsi
indietro e mentre guidava verso Brentwood si sent enormemente sollevata,
riusciva a respirare profondamente e liberamente e sorrise pensando alla
creaturina che avrebbe scoperto la piccola tigre di panno... Mamma, guarda!
e la madre avrebbe detto: Non toccare, non  tua e la creaturina avrebbe detto
L'ho trovata io, Mamma, adesso  mia e la madre avrebbe chiesto in giro Di chi
 questa tigre di panno?  tua? e cos la scena si sarebbe svolta come si svolgono
le scene, in nostra assenza.
Il viaggiatore del Tempo. Era un tempo di disciplina. Era un tempo che non le
sarebbe stato dato di replicare e quindi sacro in ogni suo dettaglio. Stava scrivendo
qualcosa nel diario, una poesia e una fiaba. Nel suo diario che era un
piccolo quaderno rosso regalatole da una donna che le aveva voluto bene, un
quaderno cui andava aggiungendo fogli sciolti perch ormai da tempo le pagine
originarie erano fitte di parole scritte con la scrittura infantile di Norma
Jeane. Su una di quelle nuove pagine scrisse con cura, copiando l'inchiostro
sbiadito di una pagina antica Cos viaggiai, sostando di tanto in tanto, a grandi
falcate di mille anni o pi, attratto dal mistero del fato della Terra, guardando
stranamente affascinato il sole farsi sempre pi grande e fosco nel cielo occidentale,
e la vita della vecchia Terra tramontare. Alla fine, a pi di trenta milioni
d'anni da qui, l'enorme cupola arroventata del sole aveva finito per coprire quasi
un decimo dei cieli bui. [...] Un freddo aspro mi assalse. Comunque, era viva.
Cloroformio. Era un sogno e quindi non reale. Lo sapeva. Non c'era niente
che facesse supporre altro. Non stava avendo un'allucinazione. L'idrato di cloralio
era un sedativo sicuro. Non era in quello stato mentale. Aveva allontanato
il telefono come si allontana una tentazione. Chiuso in uno dei cassetti della
scrivania. Che suonasse pure, come il grido di una creatura. Per evitare la
tentazione di rispondere perch non c'era nessuno con cui volesse parlare a
parte l'uomo che non le avrebbe mai telefonato. E lei era troppo orgogliosa
per chiamare un certo numero che aveva giurato di non chiamare mai. Che a
met luglio le fossero cessate le mestruazioni era per forza dovuto a qualche altra
ragione e quella ragione lei doveva scoprirla. Si controll il seno: era/non
era il seno di una donna incinta. Un seno che associava all'odore dell'Atlantico.
Galapagos Cove vivida/remota come un film visto tanti anni prima in uno
stato di consapevolezza esasperata, di eccitazione. Chiese a uno dei suoi tanti
medici e lui le disse facciamo un controllo Miss Monroe e ovviamente anche
un test di gravidanza e lo disse in tono molto serio e lei si affrett a dire
Oh no oggi non ho tempo. E non ci sarebbe mai pi tornata. (Aveva il terrore
di quei medici, e degli psicoanalisti! Un giorno mi tradiranno. La loro paziente.
Riveleranno al mondo tutti i segreti della Monroe e i segreti che non conoscono se li inventeranno.)
Chiedendosi sgomenta: Che sia cominciata la menopausa? Cos presto?
Confondendo la propria et (trentasei) con l'et della madre (sessantadue).
Dapprima pu sembrare che una cifra sia il doppio dell'altra, ma non  cos.
Per erano nate entrambe sotto il segno dei Gemelli, ecco qual era il nesso fatale.
E proprio quella sera arriv qualcuno, dovevano essere in pi d'uno ma
lei ne sent soltanto uno, entrati in casa dalla porta posteriore, e mentre lei
era sdraiata a letto nuda sotto il lenzuolo incapace di muovere i muscoli rigida
e paralizzata da un panico animalesco qualcuno le premette sulla bocca e sul
naso uno straccio imbevuto di cloroformio e lei non pot far nulla per liberarsi
e salvarsi e neanche respirare quel tanto da poter strillare e venne trasportata
fuori a braccia e caricata su una macchina in attesa e portata in una
sala operatoria dove un chirurgo asport la creatura del Presidente (con il pretesto
che era malformata e non sarebbe sopravvissuta) e quando lei si svegli
quindici ore dopo sfinita e con l'utero in fiamme da cui colava un sangue nero
e denso che inzuppava il lenzuolo e il materasso dove lei dormiva nuda e
il ventre straziato dai crampi il suo primo pensiero fu: Oh Cristo santo che
brutto sogno e il secondo pensiero fu: Meglio che sia un sogno, tanto nessuno mi crederebbe.
Costume da bagno bianco 1941. Quella povera svampitella. Altroch se la conoscevamo.
Aveva un costume da bagno nuovo, bianco e molto alla moda,
intero, due fasce incrociate sul davanti e tutto scollato dietro, e quella ragazzina
aveva un corpo da favola e capelli ondulati lunghi fino alla schiena ma la
stoffa del costume da bagno era piuttosto scadente e quando lei entr in
acqua (eravamo sulla Will Rogers Beach) divent quasi completamente trasparente,
si vedevano i peli del pube e i capezzoli e per lei sembrava non essersi
accorta di niente e rideva e strillava tutta contenta e Bucky si fece rosso
in faccia e imbarazzatissimo e alla fine dovette dirle qualcosa perch la fece
calmare e le mise un asciugamano intorno alla vita e le fece mettere la camicia
che indossava lui, talmente grande che su di lei sembrava una tenda. Era
terribilmente imbarazzata e quel giorno non apr pi bocca. Davanti a lei
non ridevamo mai per per noi era diventata una barzelletta; quando Bucky e la sua ragazza Norma Jeane non erano a portata di orecchie ridevamo come iene.
...
.
...
La Poesia.
Fiume di Notte
e io quest'occhio, aperto.
Da Schwab's. Era stata mesi senza toccare il Nembutal. Limitandosi alle dosi ragionevoli di idrato di cloralio prescritte da due medici, e a casa ne aveva una bella scorta, almeno cinquanta capsule. Aveva una nuova ricetta per il Nembutal fattale da un nuovo medico, settantacinque compresse perch per diverse settimane sarebbe stata all'estero per lavoro e quella sera and da Schwab's a comprare le settantacinque compresse e mentre aspettava girava
nervosamente per il negozio illuminato a giorno e evitava accuratamente di
passare davanti al bancone dei giornali dov'erano in bella mostra rivistacce come
Screen World, Hollywood Tatler, Movie Romance, Photoplay,
Cue, Swank, Sir!, Peek, Parade eccetera nelle cui pagine MARILYN
MONROE viveva la sua vita da fumetto e la giovane cassiera avrebbe ricordato
Certo tutti conoscevamo Miss Monroe. In genere veniva la sera tardi. Una volta
mi disse Schwab's  il posto che preferisco in tutto il mondo perch la mia carriera 
cominciata qui indovini come, e io le chiesi come e lei mi disse: Con qualcuno che
ha notato il mio culo, come se no? e scoppi a ridere. Veniva sempre da sola. Struccata
e quasi irriconoscibile. La persona pi sola che abbia mai conosciuto. Quella
sera dovevano essere le dieci e mezzo. Pag in contanti, aveva i soldi in un borsellino
e tir fuori le banconote a una a una ma si confuse e dovette ricominciare a
contare. Mi sorrideva sempre e mi trattava gentilmente come se fossimo cresciute
insieme e anche quella sera sorrideva ed era gentile.
Il Massaggiatore. A mezzanotte arriv Nico e lei s'era dimenticata di disdire
l'appuntamento, e and alla porta e si scus per non avergli telefonato ma
quella sera non aveva bisogno di lui e insistette per pagargli comunque la seduta,
gli diede una manciata di banconote e lui le prese senza contarle e pi
tardi quando le avrebbe contate avrebbe scoperto che c'erano quasi cento dollari
pi del dovuto e quando le chiese se il giorno dopo dovesse tornare lei gli
rispose: No, sospendiamo per un po', e Nico le chiese perch e lei sorrise
e gli disse Oh Nico, ma perch tu hai reso perfetto il mio corpo.
L'Elisir. Di quei misteriosi liquidi e polveri avrebbe fatto un elisir per lei squisito quanto il Dom Prignon, e altrettanto inebriante.
...
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...
La Poesia.
La Principessa in Fiamme
Il Principe Misterioso prese per mano la Serva Stracciona e le ordin Vieni con me!
La Serva Stracciona non pot fare altro che obbedire, era abbagliata dalla bellezza del sole rosso
che brillava sulle acque del mondo.
Fidati di me! le disse il Principe Misterioso.
e lei si fid.
Obbediscimi! le disse il Principe Misterioso.
e lei obbed.
Adorami, le disse il Principe Misterioso.
e lei lo ador.
Seguimi, le disse il Principe Misterioso.
e io lo seguii.
Lesta malgrado la paura del vuoto salii la
famosa scala dai 1001 pioli
e ogni piolo era orlato di fiamme.
Vieni qui accanto a me! disse il Principe Misterioso
e io mi misi accanto a lui
bench atterrita e
ansiosa di tornare a casa.
Sull'alta pedana che fremeva nel vento
ritto sulla folla acclamante
il Principe Misterioso lev alta la bacchetta magica
dell'impresario.
Io dissi: Ma tu chi sei e egli disse
Sono il tuo adorato.
Mi avevano immersa in acque profumate
e avevano dissolto le impurit del mio corpo e
mondato con cura i meandri del mio corpo
e tolto ai miei capelli il loro brutto colore
rendendoli fini come seta
e estirpato i peli del mio corpo
e spalmato il mio corpo con oli fragranti per darmi il potere
di tollerare dolori altrimenti intollerabili.
Era un olio magico, mi giur l'impresario.
Spalmato sul corpo si combin con l'olio del corpo
fino a creare una pellicola impenetrabile come un guscio
e bench sottile come la traslucida membrana d'un uovo
pronta a bruciare e bruciare senza provocare dolore.
Disse l'impresario: Ecco l'Elisir che dovrai bere.
e io presi con la mano tremante la coppa
e alta sulla folla acclamante indugiai
e Il Principe Misterioso ordin: Bevi!
Tremavo di paura.
Cercai di parlare, il vento disperse le mie parole.
Qui. Sul ciglio della pedana, disse l'impresario.
Bevi l'Elisir, te lo ordino.
Voglio tornare indietro, dissi io.
Il vento disperse le mie parole.
Bevi, e sarai la Principessa Buona!
Bevi, e sarai immortale.
Io bevvi l'Elisir.
Era amaro e mi bruci la gola.
Bevi l'Elisir, disse l'impresario.
Fino all'ultima goccia.
e dunque bevetti l'Elisir,
fino all'ultima goccia.
Adesso ti tufferai, disse l'impresario.
Adesso tu sei la Principessa Buona
e sei immortale.
L'Impresario fece montare l'eccitazione della folla.
Lontano sotto di me c'era una vasca piena d'acqua dove avrei dovuto tuffarmi.
Lontano sotto di me c'era una banda che eseguiva musica da circo.
La folla si era fatta impaziente.
L'Impresario accese una torcia.
L'Impresario fece montare l'eccitazione della folla.
Non sentirai alcun dolore, disse l'impresario.
Ero ipnotizzata dalle fiamme -
non riuscivo a distogliere lo sguardo.
L'Impresario avvicin la torcia ai miei capelli
e di colpo i miei capelli furono in fiamme
e il mio corpo ignudo in fiamme.
Sollevai le braccia la testa in fiamme
guglie di fuoco.
La folla era ammutolita
sterminata bestia dai mille occhi spalancati.
Tutto quel dolore era pi di quanto potessi tollerare.
Tutto quel dolore!
I capelli in fiamme, il ventre in fiamme, gli occhi in fiamme,
per lasciarmi dietro il corpo infuocato.
Tuffati! ordin l'impresario. Obbediscimi!
Mi tuffai dalla pedana e nella vasca piena d'acqua laggi.
Ero una gemma infuocata, una cometa che sfrecciava verso il suolo.
Ero la Principessa fiammeggiante, immortale. ,
Mi tuffai nel buio, nella notte.
L'ultima cosa che udii fu l'urlo di orrore della folla.
Corsi lungo la spiaggia a piedi nudi e coi capelli al vento.
Era Venice Beach, era mattino presto, io ero sola e
la Principessa fiammeggiante era morta.
e io ero viva.
Il Tiratore Scelto. Vestito di scuro e con una maschera sul volto il Tiratore Scelto
entr dal retro nell'appartata casa in stile messicano al 12305 di Fifth Helena
Drive. Aveva una chiave fornitagli dall'informatore R. E Il Tiratore Scelto era
uno che eseguiva ordini e quegli ordini avevano a che fare con prove concrete
e fatti tangibili. Non era uno che approfondiva. Non approfondiva nemmeno
le proprie azioni. Era privo di passioni e privo di piet. Scivolando senza peso
nella casa semibuia come nell'aria un uccello beccaio. Senza lasciare traccia di s
negli specchi. Il fascio della sua torcia elettrica era sottile come una matita ma
potente e saldo. La determinazione del Tiratore Scelto era potente e salda.
Male  il nome che diamo al nostro bersaglio. Male  ci che ce lo rende bersaglio.
Non avrebbe mai saputo se l'Agenzia gli avesse affidato quella missione per proteggere
il Presidente dalla bionda puttana del Presidente che lo aveva minacciato e che quindi aveva altres minacciato la sicurezza nazionale o se invece quella sera egli avrebbe compiuto atti che, qualora resi di dominio pubblico, avrebbero danneggiato il Presidente per il suo legame con la puttana bionda. Poich Presidenza e Agenzia non erano necessariamente e invariabilmente alleate; la Presidenza era un potere effimero, l'Agenzia un potere permanente. Il Tiratore
Scelto era al corrente del reiterato coinvolgimento di quella donna in organizzazioni sovversive sia in America sia all'estero e del suo matrimonio con un sovversivo ebreo e della sua relazione sessuale con il comunista indonesiano Sukarno (un incontro al Beverly Hills Hotel, aprile 1956) e della sua pubblica presa di posizione in difesa di dittatori comunisti tipo Castro; egli sapeva, e questo l'avrebbe reso furibondo se fosse stato un passionale e non un calcolatore,
che quella donna aveva firmato oltraggiose petizioni che sfidavano il potere di quella stessa Nazione cui lui aveva votato la propria vita. Tuttavia non intendeva
approfondire. Avrebbe raccolto le prove, le avrebbe infilate nello zaino
e poi le avrebbe consegnate ai propri superiori perch le esaminassero e successivamente
la distruggessero. Lui non avrebbe distrutto nessuna prova. Lui
non avrebbe saputo niente di documenti, di brani di diario sospetti, di materiale
per ricatti potenziali (o reali). Il primo oggetto sospetto che trov fu una rosa
di carta stagnola coperta di polvere, in un vaso nel soggiorno; la mise nello zaino.
Poi, su un tavolino ingombro di libri, riviste, copioni, piatti sporchi e bicchieri
e tazze trov un diario con numerosi fogli aggiunti. Sfogli rapidamente
quel diario sapendo che si trattava di una prova e che andava confiscato. Parole
distribuite come versi e scritte con una calligrafia da scolaretta.
Cos alto volava un uccello sul melo
Da non poter pi dire: Questo  il cielo.
Se il cieco vedere pu
Perch proprio io no?
A Baby
In te,
il mondo nasce di nuovo.
Prima di te -
nessuno c'era al mondo.
Baby! Puzza di bruciato!
I giapponesi hanno un nome per me.
Monchan  il loro nome per me.
Pregiata ragazza  il loro nome per me.
Quando la mia anima vol via da me.
Giapponesi! Non c'era da meravigliarsi.
Aiuto aiuto!
Aiuto sento la Vita che si avvicina.
Il Tiratore Scelto sorrise. Infil una mano all'interno della giacca per toccare la lunga penna di aquila reale che conservava in una tasca all'altezza del cuore.
Poi si imbatt in un elenco di parole, chiaramente parole in codice, scritte con la medesima grafia infantile al fine di apparire innocue. Offuscare risonante escoriare palingenesi/metempsicosi Oggetti che il Tiratore Scelto infil con cura nello zaino affinch poi gli esperti potessero decodificarli, analizzarli e successivamente
distruggerli. Poich qualsiasi prova entrasse nell'Agenzia era destinata
a finire macinata nei colossali tritarifiuti dell'Agenzia o distrutta negli inceneritori.
(Valeva anche per gli agenti, destinati un giorno a sparire dagli elenchi
dell'Agenzia? Non era una domanda degna di un patriota.)
Il risultato dell'analisi di quelle prove sarebbe stato un fascicolo, e quel fascicolo
sarebbe stato enigmatico per brevit e linguaggio, indecifrabile persino
per gran parte degli agenti. Il Tiratore Scelto prosegu quindi verso la buia stanza
da letto in fondo alla casa. L il soggetto in persona giaceva sdraiato sul letto
e apparentemente addormentato. Sulla base del respiro affannoso e irregolare
il Tiratore Scelto dedusse che era praticamente in stato di incoscienza. Il suo
informatore R. F. gli aveva spiegato che il sonno dell'Attrice Bionda era prodotto da dosi massicce di tranquillanti e pertanto l'Attrice Bionda non si svegliava facilmente. Il Tiratore Scelto, che pure in quell'agosto del 1962 poteva giustamente ritenersi un affinato professionista e non pi un rozzo ragazzino che guidava il furgone del padre imbracciando una carabina calibro 22 pronta a far
fuoco, avvert nondimeno una fitta di eccitazione in presenza della preda. Preda che per giunta era la famosa Attrice Bionda. Preda che come tutte le femmine era comunque in stato di incoscienza: ignara e ignorante. Il bersaglio non  mai personale. Cos come il Male non  mai personale. La puttana del Presidente era una alcolizzata e una drogata e a Hollywood e dintorni la sua morte non avrebbe sorpreso nessuno. Sul comodino accanto al letto cerano svariati flaconi di pillole, e fiale, e un bicchiere pieno a met di liquido opaco. In quella stanza un piccolo condizionatore a finestra ronzava e vibrava ma non riusciva
a neutralizzare il penetrante e rancido tanfo di femmina e di lenzuola sporche e cipria e profumo e qualcosa di chimico cos intenso da far lacrimare gli occhi; per fortuna la maschera di tessuto fitto che il Tiratore Scelto aveva sul naso e sulla bocca filtrava almeno in parte quell'aria malsana.
Il soggetto non avrebbe opposto resistenza. A conferma delle parole di R. F.
La femmina giaceva nuda sotto un singolo lenzuolo bianco come se gi fosse sul tavolo dell'obitorio. Zuppo di sudore, il lenzuolo aderiva al corpo della femmina sottolineando le curve del ventre e dei fianchi e del seno con una fedelt il cui effetto visivo era al tempo stesso eccitante e ripugnante. Sotto il lenzuolo le gambe della femmina erano lascivamente divaricate, un ginocchio parzialmente
sollevato. Che spettacolo quel ginocchio nel rigor mortis! Uno dei seni, il sinistro, era parzialmente scoperto. Il Tiratore Scelto resistette alla tentazione di coprirlo.
I capelli biondo platino erano arruffati come capelli di bambola e di un
bianco spettrale che li rendeva quasi invisibili sul cuscino. Anche la pelle era di un biancore spettrale. Pi volte il Tiratore Scelto aveva visto dal vivo quella femmina e sempre l'aveva colpito il biancore malsano della pelle e la sua innaturale levigatezza, e quella che il mondo intero magnificava supinamente come Bellezza.
In volo i grandi uccelli dell'aria - le aquile e i falchi e gli altri - sono belli e nondimeno possono essere ridotti a mera carne, carogne da appendere ai pali. Adesso sai cosa sei. Adesso conosci il potere del Tiratore Scelto. Le palpebre della femmina fremettero come in risposta ai suoi pensieri, ma il Tiratore Scelto non ebbe alcun timore; in quello stato il soggetto poteva anche aprire gli occhi e tuttavia non vedere poich assediato dai sogni e ignaro della realt. La bocca
della femmina era socchiusa, era come una ferita nel suo viso, e i muscoli delle guance palpitavano come se stesse cercando di parlare. Difatti dalle sue labbra usc un gemito quasi impercettibile. E il suo corpo ebbe un brivido. Giaceva con il braccio sinistro gettato sopra la testa, a incorniciarla. L'ascella era scoperta, e sull'ascella la peluria biondo-scura arricciata luccic nel fascio di luce della torcia
elettrica provocando nel Tiratore Scelto un moto di disgusto. Il Tiratore Scelto estrasse dallo zaino una siringa. Era stata approntata per lui da un medico al servizio dell'Agenzia, riempita di Nembutal liquido. Il Tiratore Scelto indossava sottili guanti da chirurgo. Senza fretta il Tiratore Scelto cambi pi volte posizione rispetto al letto cercando l'angolazione migliore per colpire. Doveva colpire
fulmineamente e infallibilmente come da ordini ricevuti. L'ideale sarebbe stato mettersi a cavalcioni del bersaglio. Tuttavia non poteva rischiare di svegliarla.
Infine si posizion sul lato sinistro della donna, si chin, e mentre un sospiro pi profondo degli altri le sollevava la gabbia toracica il Tiratore Scelto affond nel suo cuore l'ago da quindici centimetri.
Hacienda. Nella sala buia del cinema. Che felicit! Riconoscendo il Grauman's Egyptian Theatre di tanti anni prima quando lei era bambina. In quei pomeriggi quando la madre era al lavoro lei non si sentiva mai sola perch si godeva il doppio spettacolo e cercava di memorizzare tutto quello che vedeva per poi raccontarlo alla madre e la madre sembrava stregata dai suoi concitati racconti delle vicende del Principe Misterioso e della Principessa Buona, e certe volte la incitava a continuare e continuare e continuare. Al Grauman's non
doveva mai sedersi vicino agli uomini. Agli uomini soli. E quindi quel pomeriggio seduta a poche poltrone da due donne anziane con in grembo i sacchetti della spesa aveva capito di non correre nessun pericolo, e si era sentita cos felice! Anche se il film finiva con la morte della Principessa Buona e la chioma d'oro della Principessa Buona sparsa sul cuscino e il Principe Misterioso chino in lacrime su di lei e quando si accesero le luci le due donne si stavano asciugando gli occhi e lei si asciug gli occhi e si asciug il naso con le mani, ma ormai il viso bello e morto della Principessa Buona stava svanendo, immagine
sullo schermo ancor meno corporea del frullo d'ali di un colibr.
Si affrett a uscire dal cinema prima che qualcuno potesse rivolgerle la parola come spesso avveniva, e il sole era tramontato e i lampioni lungo le strade erano accesi e lei non si aspettava tutto quel vento e quella umidit e era vestita leggera, gambe nude e abitino di cotone a maniche corte, quasi si fosse vestita o l'avessero vestita in una stagione diversa. Si avvi verso casa lungo il Boulevard costeggiando il ciglio del marciapiede come le aveva raccomandato la madre. Per strada c'erano poche macchine; un tram le sferragli accanto, ma dentro sembrava non esserci nessuno. Lei non poteva sbagliare strada, lei la strada la conosceva. Tuttavia arrivata davanti allo stabile scopr che era THE HACIENDA e non l'altro; e cap di aver confuso epoche. Quella
non era Mesa Street bens Highland Avenue; tuttavia era Mesa Street perch c'era la costruzione con le tende verdi che per Gladys erano un pugno nell'occhio e le arrugginite scale antincendio che Gladys diceva che se ci fosse stato un incendio sarebbero crollate sotto il peso della gente. THE HACIENDA con il portico d'ingresso intensamente illuminato come un set cinematografico e intorno all'ingresso c'era il buio e di colpo ebbe paura.
Concentrati Norma Jeane non lasciarti distrarre il cerchio di luce  tuo tu ne sei il centro esso ti segue ovunque tu vada Norma Jeane era sulle scale e Gladys le era venuta incontro, Gladys sorrideva e era di buon umore. Aveva le labbra rosse e rosse anche le guance, e un profumo che sapeva di fiori.
Dunque Gladys era pi giovane. Quello che sarebbe successo non era ancora successo. Gladys e Norma Jeane che ridevano come bambine monelle. Cos eccitate! Cos felici! Su nell'appartamento c'era una sorpresa per Norma Jeane.
Norma Jeane sentiva il cuore palpitare come un colibr tenuto tra le mani e impaziente di scappare. L, manifesti di film alle pareti, Charlie Chaplin in Luci della citt e i suoi occhi che la fissavano. Begli occhi scuri e profondi e intensi che fissavano Norma Jeane. Ma la sorpresa di Gladys era in camera da letto, Gladys prese in braccio Norma Jeane e le indic la foto del bell'uomo sorridente e che in quell'istante parve sorridesse proprio a lei. Vedi, Norma Jeane - quell'uomo  tuo padre.
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FINE.
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NOTA DELL'AUTORE.
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Blonde  una vita radicalmente distillata in forma di romanzo e ricostruita con l'ausilio della sineddoche. In luogo delle numerose famiglie presso le quali Norma Jeane venne data in affidamento da bambina, Blonde ne prende in considerazione soltanto una, frutto di fantasia; in luogo dei vari amanti, problemi di salute, aborti, tentativi di suicidio, ruoli cinematografici, Blonde ne prende in considerazione soltanto alcuni, simbolici.
La vera Marilyn Monroe teneva una sorta di diario dove componeva poesie e ricopiava frammenti poetici. Di questo materiale, in Blonde vengono citati soltanto due versi (nel capitolo finale: Aiuto aiuto!...); il resto  frutto di fantasia.
Alcuni passaggi del capitolo Le Opere Complete di Marilyn Monroe sono tratti da interviste, altri sono frutto di fantasia; il finale del capitolo  tratto dalla Origine delle specie di Charles Darwin. Gli aspetti biografici riguardanti Marilyn Monroe vanno ricercati non in Blonde, che non intende essere un documento storico, bens nelle biografie specifiche. (Quelle consultate dall'autore sono: Legend: The Life and Death of Marilyn Monroe di Fred Guiles, 1985; Goddess: The Secret Lives of Marilyn Monroe di Anthony Summers, 1986; e Marilyn
Monroe: A Life of the Actress di Cari E. Rollyson jr. 1986. Testi pi dettagliati sul mito della Monroe sono Marilyn Monroe ai Graham McCann, 1987, e Marilyn di Norman Mailer, 1973.) Tra i libri consultati per approfondire i riflessi della politica americana sulla Hollywood negli anni Quaranta e Cinquanta, il pi utile  stato Naming Names di Victor Navasky. Tra i testi sul mestiere dell'attore che qui vengono citati o menzionati, The Thinking Body di Mabel Todd, To the Actor di Michael Chekhov, Il lavoro dell'attore su se stesso e My Life in Art di Constantin Stanislavski sono reali, mentre Il manuale dell'attore e la vita dell'attore e Il paradosso dell'attore sono inventati. Il libro del patriota americano  inventato. Nei capitoli Colibr e Siam tutti ascesi nel mondo di luce viene citato un passaggio tratto da La macchina del tempo di H.G. Wells. Nei capitoli Il bagno, L'orfana e Il momento di sposarsi vengono citati alcuni versi di Emily Dickinson. Nel capitolo La morte di Rumpelstiltskin viene citato un passaggio tratto da Il mondo come volont e rappresentazione di Arthur
Schopenhauer. Nel capitolo Il Tiratore Scelto viene parafrasato un brano Il disagio della civilt di Sigmund Freud. Nel capitolo Roslyn 1961 figurano alcuni passaggi tratti dai Pensieri di Blaise Pascal.
Estratti di questo romanzo sono stati pubblicati, in versioni differenti, su Playboy, Conjunctions, Yale Review, Ellery Queen Mystery Magazine, Michigan Quarterly Review e TriQuarterly. Un ringraziamento ai direttori di queste riviste. Un ringraziamento particolare meritano Daniel Halpern, Jane Shapiro, e C. K. Williams.
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FINE.